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Campioni di Dio *** | San Giustino: "Ho studiato tutte le filosofie...."


"Ho studiato tutte le filosofie…"

Giustino, filosofo e martire del II secolo: uomo inquieto e in perenne ricerca. Fino a trovare la verità in Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto. Per questa 'scoperta' vivrà, insegnerà, scriverà libri, soffrirà, sarà condannato… e morirà martire.


Non possiamo definire Giustino un uomo "post moderno". Oggi infatti si dice che una verità vale l'altra, una religione vale l'altra. Che tutto è relativo: ai tempi che ognuno vive, ai parametri culturali, al carattere della personalità del credente, alle proprie paure e desideri inconsci, alla pressione del gruppo, ai condizionamenti sociali, al contesto familiare ecc. ecc. Si afferma inoltre che il processo di globalizzazione, irreversibile e irresistibile, toccherà e trasformerà il concetto di religione. La verità religiosa non sarà monolitica: si avrà una specie di sincretismo, teorico e pratico, un cocktail di credenze e valori presi dalle varie religioni. Si arriverà alla fine ad una "verità globale", sintesi di tutte le verità necessariamente parziali. Gesù Cristo, per esempio, in questa miscela religiosa 'perderà' la sua divinità e diventerà semplicemente uno dei grandi, maestro di verità, non la Verità. Senza dimenticare che il regista ultimo di questa operazione culturale personalizzata sarà solo l'io' del singolo, diventato la vera "misura di tutte le cose". Giustino sarebbe così irriso dai "religiosi post moderni" e da quelli indifferenti alla... religione. Questi gli direbbero di lasciar perdere, di non affannarsi, di vivere la propria vita, giorno per giorno, lasciandosi guidare dalle "piccole verità" quotidiane, le uniche disponibili e accettabili. Accontentarsi insomma di esse anche se "deboli" e provvisorie. La vita di Giustino è la sconfitta di questa 'religiosità' post moderna presente.

Alla ricerca della verità

Giustino nacque in Palestina all'inizio del II secolo, sembra, da famiglia romana, sicuramente agiata. La prova viene dai suoi viaggi e dalle scuole di filosofia frequentate. È un giovane filosofo impegnato nella ricerca ardente della verità, dotato di una intelligenza pronta, acuta e sufficientemente critica da percepire i punti deboli dei sistemi filosofici allora dominanti. Frequentò e studiò quindi le vari filosofie: la stoica, la peripatetica, il pitagorismo e infine il platonismo, da cui fu molto affascinato (a differenza della altre), ma comunque non soddisfatto.
Finché ebbe un incontro casuale (o provvidenziale?) presso Efeso. In riva al mare. Un vecchio saggio gli disse: "Tu sei amico del bel parlare, non certo amico di chi vuol agire secondo verità". Con umiltà seguì il suo consiglio e cominciò a leggere la Sacra Scrittura, a studiare i profeti che preparavano la venuta del Cristo. Tutto questo in tempo di persecuzioni violente. E Giustino rimase conquistato dal coraggio dei cristiani che affrontavano il martirio in coerenza con la propria fede in Cristo Gesù. Tutto questo lo convinse che il Cristianesimo era "la sola e vera filosofia". Una conversione totale a livello culturale, spirituale ed esistenziale. Era pronto ormai a difendere con gli scritti (Apologie) e con la vita questa "scoperta" a cui era arrivato dopo così lungo travaglio. Per questa ricerca incessante della verità, si è meritato una citazione nella "Fides et Ratio" di Giovanni Paolo II (1998). Eccola: "Quale pioniere di un incontro positivo col pensiero filosofico… va ricordato san Giustino: questi pur conservando anche dopo la conversione grande stima per la filosofia greca, asseriva con forza e chiarezza di aver trovato nel Cristianesimo "l'unica sicura e proficua filosofia"" (n. 38).

Difesa della verità trovata, fino al martirio

Giustino ha riflettuto a lungo sulla Storia della Salvezza. Perno centrale di essa è l'interesse di Dio per l'umanità, attraverso Gesù Cristo, Verbo incarnato e Redentore. Cristo è per lui il Logos Eterno, la Ragione prima ed ultima di tutto l'esistente, la Luce dalla quale deriva ogni piccola luce presente nei filosofi ("Semina Verbi") e anche nei semplici uomini. Non c'è verità se non fondata su questa Verità, non c'è il più piccolo gesto di bontà e amore che non abbia in lui il suo oggetto e finalità. La sua presenza nella storia non è quindi incominciata in un luogo e tempo determinato. C'erano "cristiani" già prima di lui: sono quelli istruiti per vie misteriose dal Logos e lo hanno seguito senza conoscerlo direttamente. Giustino affermò con forza che solo in Cristo l'Antico Testamento ha il suo senso compiuto, perché in esso sono adombrate le tappe della salvezza.

Maria, la nuova Eva

In questa prospettiva dell'Incarnazione, egli ha dato anche grande rilievo a Maria di Nazaret. Essa è vista come protagonista nel momento centrale della salvezza: la venuta del Logos, il Cristo. Tra le profezie si concentrò su Isaia (7,14). La Vergine che partorisce il Figlio di Dio, l'Emmanuele. Attraverso Maria, la "donna-vergine-che-partorisce", Giustino enunciò il principio della riconciliazione dell'umanità con Dio: da una donna era arrivata la disobbedienza e la morte (Eva) attraverso un'altra donna era arrivata la vita, Maria. L'Annunciazione quindi diventava l'inizio della salvezza, antitetico alla caduta nell'Eden (Genesi). È il famoso parallelo antitetico Eva-Maria, presente la prima volta nei suoi scritti. Si intuisce da questi piccoli cenni il suo influsso sulla mariologia futura.
Giustino con coraggio viveva e difendeva il Cristianesimo. Ma anche i suoi nemici erano risoluti a non lasciarsi "convertire" da quel filosofo… neo-convertito. Fu denunciato infatti come cristiano e condannato. E così Giustino subì con coraggio e coerenza il martirio per Cristo. Moriva per quella Verità che aveva tanto cercato e che, trovata, aveva difeso fino a morire. Correva l'anno 166.


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Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino 2011

Mario SCUDU SDB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 3

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