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Campioni di Dio *** | Matilde, tutta Dio e famiglia


Matilde, tutta Dio e famiglia

Matilde: principessa, regina, madre di famiglia... con problemi con i figli, vedova… e santa. Una santità maturata in famiglia non dentro le mura di un convento

C'è un'idea, purtroppo ben piantata nell'immaginario del popolo di Dio: la santità? È un "affare clericale". La maggior parte dei santi infatti è costituita da… papi, vescovi, preti, frati e… buone ultime le suore. Ma qualcosa sta cambiando, grazie soprattutto a papa Giovanni Paolo II (santo!) che ha affermato che "i beati e i santi (laici) indicano le strade concrete della santità. La loro vita è una vita di testimonianza a Cristo". Intuizione questa già presente nei biografi di s. Matilde di Germania, che era stata una principessa, felicemente sposata, una eccellente madre di famiglia (con problemi con due figli, anche lei!), regina. E santa per la Chiesa Cattolica.

Madre di famiglia e problemi familiari

Matilde nacque intorno all'895 in una famiglia aristocratica nel nord est della Germania. Secondo i costumi del tempo i suoi genitori misero la bambina in un monastero femminile, accanto alla nonna paterna, rimasta vedova… e diventata badessa. Matilde, si legge in un documento, fu messa nel monastero per acquisire un'educazione e una formazione intellettuale conforme al suo rango. Nel 909 sposò Enrico di Sassonia. Dal loro matrimonio nacquero ben cinque figli tutti destinati a brillanti carriere: Ottone I chiamato poi il Grande, Gerberga futura regina di Francia, Edvige, Enrico il Giovane, e Bruno che diventerà arcivescovo di Colonia.
Ebbe anche lei problemi con i figli, particolarmente con Ottone ed Enrico. Quest'ultimo fu favorito da lei per la successione al marito morto nel 936, pensando che fosse più degno e anche perché nato dopo che il marito era diventato re. Tutto questo a scapito di Ottone, il primogenito, che non accettò l'idea… vincendo la contesa fratricida che se seguì. In seguito, saggiamente, evitò la vendetta anche contro sua madre.
È interessante notare (e questo conferma indirettamente la santità di Matilde) che attorno agli anni 938-941 ad un certo punto i due fratelli, Ottone ed Enrico, prima già in discordia per la successione al trono, furono invece concordi nell'allontanare la loro madre perché… spendeva troppo per soccorrere le chiese e i poveri. La obbligarono a rinunciare ai propri beni e la rinchiusero in un monastero. Questa la loro decisione. Tuttavia le vennero, in seguito, restituiti i diritti per intervento della regina Edith.

Matilde, simbolo dell'unità della famiglia

Questo fatto indebolì per un certo tempo la sua influenza in seno alla famiglia. Ma dal 946 fino alla morte recuperò tutta la sua autorità e influenza, e continuò l'opera a favore della chiesa e dei poveri, creando monasteri maschili e abbazie femminili. Onorata e rispettata dai suoi, la regina ebbe la gioia di ricevere l'omaggio della propria parentela durante l'assemblea dinastica di Colonia nel 965, dove ella venne festeggiata come simbolo dell'unità familiare. Si spegneva tre anni dopo il 14 marzo 968 e venne sepolta accanto al marito Enrico.
Una vita movimentata la sua. Come madre di famiglia e come regina. Una vita che però risplendeva per le virtù, anche all'interno di un ambiente, dove non mancavano ricchezza e lusso. La sua santità venne riconosciuta subito in ambito locale, specialmente grazie a due biografie, anche se le autorità ecclesiastiche temporeggiarono per un po' di tempo. È interessante notare che gli agiografi della regina Matilde avrebbero potuto offrire un'immagine convenzionale della sua santità: insistendo magari sulla sua pia vedovanza e sui legami caritativi con monasteri e abbazie. Presentarono invece il suo cammino di santità percorso proprio all'interno della scelta di vita di madre di famiglia. Matilde è santa perché ha vissuto santamente il suo essere sposa, il suo essere regina e madre. Potremmo dire che in lei è maturata una santità regale, matrimoniale e familiare nello stesso tempo. Un vero miracolo. Veniva proposto così un nuovo modello di santificazione diverso da quello vissuto nei monasteri e nelle abbazie del tempo.

Messa di suffragio per il marito defunto

Un' ultima annotazione. Appena il marito Enrico morì, Matilde chiese al primo sacerdote, che era digiuno, di pregare per lui donandogli un suo braccialetto: "Ricevi questo oggetto d'oro e canta la messa delle anime". Sembra che questo sia stato uno dei primi esempi di preghiera e messa di suffragio. La vedova Matilde non cessava di essere unita spiritualmente al marito anche se defunto. Ella si sentiva ancora "responsabile" di lui perché lo amava ancora, e voleva la salvezza della sua anima. Il matrimonio era (ed è!) un autentico ed importante strumento di salvezza per i coniugi. È importante notare, inoltre, la stupefacente visione positiva del matrimonio cristiano. Era visto come un autentico "luogo" di circolazione dell'amore e della grazia di Dio.
Quanti sposi cristiani vivono il loro matrimonio come un "circolo virtuoso" di grazie reciproche come lo è stato per Enrico e Matilde?


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Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino 2011

Mario SCUDU SDB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

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