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S. TOMMASO BECKET / Nel nome di Dio onnipotente ***

Nel nome di Dio onnipotente

Thomas Becket: prima un uomo di stato al servizio del re inglese Enrico II, poi un uomo di Chiesa come vescovo di Canterbury.

Thomas è nato a Londra nel 1118, in una famiglia borghese e benestante. Tuttavia alla morte dei suoi genitori rimase quasi nullatenente e per questo lavorò come impiegato. Studiò diritto canonico prima ad Auxerre e poi a Bologna, la prima delle Università, già famosa. Diventato collaboratore del vescovo di Canterbury, Teobaldo, fu da lui inviato in diverse missioni a Roma. Ed ecco la prima svolta nella sua vita: nel 1155 il re Enrico II lo nominò cancelliere del regno, come dire il n. 2. Thomas, legato anche da amicizia al sovrano, si calò a meraviglia nel nuovo ruolo, con gli oneri e con tutti gli onori dovuti al suo rango. Un particolare: era generoso con se stesso ma fu anche generoso con i poveri. Lavorò molto e bene al servizio del re, rafforzandone l'autorità. Fu il suo vero braccio destro, abile ed efficiente e quindi Il suo destino sembrava assicurato… dentro le stanze del potere.

Thomas, uomo di Chiesa

La seconda svolta fu nel 1161 alla morte dell'arcivescovo Teobaldo: lo stesso re Enrico lo propose come successore. Mossa disinteressata? Pensiamo di no: il re infatti era desideroso non solo di conservare il potere ma possibilmente… di aumentarlo. Enrico sperava con la sua nomina di porre fine alla resistenza della Chiesa schierata contro l'usurpazione dei diritti e privilegi. Davanti a tanto "sponsor" poteva il n.2 del regno dire di no? E infatti, a malincuore, accettò. Aveva capito però la situazione in cui si metteva: era rischiosa. "Se Dio mi permettesse di essere arcivescovo di Canterbury - disse - , perderei la benevolenza di vostra maestà, e l'affetto di cui mi onorate si trasformerebbe in odio, giacché diverse vostre azioni volte a pregiudicare i diritti della Chiesa mi fanno temere che un giorno potreste chiedermi qualcosa che non potrei accettare, e gli invidiosi non mancherebbero di considerarlo un segno di conflitto senza fine tra di noi".

Thomas, uomo di Dio

Terza tappa. Come primo atto egli si trasferì da Londra a Canterbury iniziando così con un gesto concreto e ben visibile, la nuova missione ed il suo cambiamento. Che fu coraggioso e totale: era diventato un uomo di Chiesa, cioè di servizio, non più uomo di potere, secondo la logica di questo mondo. Voleva rappresentare Gesù Cristo come pastore del proprio gregge e volle assomigliargli più possibile nella propria vita. Sobrietà nel mangiare e vestire, preghiera e meditazione della Scrittura ogni giorno, distribuzione ai poveri delle elemosine che furono più abbondanti, visite agli ammalati e agli ospedali. Ma ben presto vennero a galla i conflitti con il re e l'occasione furono le Costituzioni di Clarendon, molto importanti nella storia inglese, che mise in conflitto Chiesa e Regno. La polemica che ne scaturì era di ordine giuridico: l'arcivescovo difendeva le posizioni acquisite dalla Chiesa, secondo il diritto canonico. Il re e i suoi giuristi facevano riferimento a consuetudini feudali, che andavano a beneficio del potere regale (nascita del diritto civile). Queste Costituzioni sono considerate la prima dichiarazione legale della Common Law (Legge Comune) inglese. Thomas all'inizio fu conciliante, poi esaminati i dettagli (il diavolo si nasconde sempre ..nei dettagli!) le respinse affermando: "Nel nome di Dio onnipotente, non porrò il mio sigillo". E così cominciarono i guai per Thomas, che fu sostenuto dal papa di Roma, Alessandro III, ma dovette comunque andare in esilio per ben 6 anni. Tornato a casa, fu ben accolto dal popolo, ma con non celata rabbia dalla corte: lui era ormai un nemico. Finché un giorno il re esclamò a gran voce se per caso non ci fosse qualcuno che lo liberasse da quel vescovo. Non era un vero ordine di assassinarlo, ma alcuni cavalieri che l'udirono lo interpretarono proprio così. E passarono subito all'azione. Arrivati nella cattedrale gridarono: "Dov'è Thomas il traditore?". E lui rispose: "Sono qui, ma non sono un traditore, bensì un vescovo e sacerdote di Dio". E l'assassinio si consumò velocemente e con crudeltà. L'orrenda notizia fece il giro dell'Europa ed il re Enrico ne fu profondamente addolorato, fino a digiunare per molti giorni. Era sincero? Forse lo era. Ma era troppo tardi. Ha scritto lo studioso inglese A. Butler: "Thomas non aveva vissuto come un santo, ma morì come tale, un uomo dai molti aspetti che cercava la gloria, che trovò alla fine, con coraggio e abnegazione". La sua fama di martire (e dei miracoli ottenuti per su intercessione) fu sancita dolo tre anni dopo dal papa Alessandro III, e la sua tomba è diventata meta di numerosi pellegrinaggi.

Thomas non aveva vissuto come un santo, ma morì come tale, un uomo dai molti aspetti che cercava la gloria, che trovò alla fine, con coraggio e abnegazione (A. Butler).


***  Tratto in forma ridotta dal volume:
                      MARIO SCUDU / Anche Dio ha i suoi campioni ! Elledici 2011

Mario SCUDU SDB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2017 - 6

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