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S. CRISTOFORO: Diventare dei portaCristo

Diventare dei portaCristo

Ha scritto E. Hello: "Cristoforo è un nome terribile. Fare il PortaCristo è qualcosa fuori del comune; forse il mistero del nome contiene il mistero della storia, in ciò che c'è di più nascosto". E ha ragione. A consolazione di quelli che lo portano (pochi) diciamo che un nome così è un impegno serio, ma non solo per loro, lo è per tutti i cristiani: vivere la vita "portando" e imitando nelle piccole e grandi scelte Gesù di Nazaret, detto il Cristo.

Voglio servire il più forte

Ma c'è stato un san Cristoforo? Sì. Purtroppo però non ci sono molte dati storici. Le origini del suo culto sono antiche, risalenti infatti al 452 in Bitinia, Asia Minore, quando gli fu dedicata una chiesa. In essa vennero poste le reliquie anche se l'iscrizione non ne indicava la provenienza. Sappiamo dal Martirologio Geronimiano che nel giorno 25 luglio: "In Licia, nella città di Samone, S. Cristoforo nacque (al cielo)" cioè morì. Ma, ahimè, i riferimenti storici finiscono qui. Non molto, ma il minimo sufficiente per non parlare di leggenda. Il Martirologio Romano invece ricorda che Cristoforo durante la prigionia prima del martirio subì anche un tentativo di seduzione. Il nostro non solo superò l'impegnativo test, ma addirittura convertì le due prezzolate "fanciulle" … fino a subire il martirio con lui. Episodio bello ma non provato. Ma la sua "fortuna" nei secoli la deve al racconto di Jacopo da Varazze (beato). Eccolo, in sintesi.
Cristoforo era un Cananeo, un gigante dotato di grande forza e imponenza fisica. Aveva un grande desiderio: mettersi al servizio del più forte. Ed allora eccolo alla ricerca. Trovò dapprima un re potente e, subito si mise a seguirlo. Ma un giorno in presenza di un giocoliere che cantava una canzone nella quale si nominava il diavolo, vide che il re quando pronunciava quella parola si faceva il segno della croce. A Cristoforo, dubbioso, il re confidò: "Quando sento nominare il diavolo, mi faccio il segno della croce per togliergli ogni possibilità di nuocermi". Concluse Cristoforo: allora il diavolo era più forte. E via alla sua ricerca… ma, dato il soggetto, non faticò molto a trovarlo. Infatti un giorno vide venirgli incontro un personaggio dall'aspetto terribile che gli chiese: "Dove vai e chi cerchi?". Cristoforo: "Sto cercando il signor diavolo perché ho sentito dire che è il più forte". E il diavolo: "Sono io quello che cerchi". Detto fatto: era al suo servizio. Ma un giorno incontrarono una Croce e il diavolo cambiò precipitosamente strada. E Cristoforo: "Perché eviti la Croce?". Il diavolo fece finta di non capire. "Si direbbe che tu ne abbia paura". Di nuovo silenzio. Poi alla minaccia di abbandonarlo, il diavolo a denti stretti confessò quell'unica debolezza: sì, aveva paura davanti alla Croce da quando un certo Gesù Cristo vi era morto sopra... "Allora se hai paura vuol dire che non sei tu il più forte. Addio, camminerò fino a trovare questo Gesù Cristo". E abbandonò il diavolo al suo destino.

Che cosa devo fare per vedere Gesù Cristo?

Di nuovo in cammino, di nuovo in ricerca. "Dov'è Gesù Cristo?" chiese alla gente. Risposta: "Vai da quell'eremita laggiù. Ti mostrerà Gesù Cristo". Andò e lo trovò: era un povero eremita tutto capanna, penitenza e preghiera. "Che cosa devo fare per vedere Gesù Cristo?" gli chiese. Il povero eremita era sì un santo ma non era esperto nell'arte del discernimento. Risposta: "Devi digiunare". Lo guardò perplesso: "Digiunare? Non sono capace. Insegnami un altro mezzo". Rispose: "Per vedere Gesù Cristo bisogna pregare molto". Cristoforo: "È un'altra cosa che non posso fare perché non so pregare". L'eremita allora gli indicò il fiume dicendogli: "Nessuno può attraversarlo senza pericolo di morte. Ebbene, mettiti sulla sua riva: la tua enorme statura e la tua prodigiosa forza ti serviranno a trasportare da una riva all'altra i viaggiatori. Faresti un servizio che a Cristo sarebbe molto gradito. Allora potrai vederlo".
Era soddisfatto: "È una cosa che posso fare e, per servire Cristo, la farò". E lo fece con impegno, giorno e notte, verso tutti i bisognosi di aiuto. Ed era anche contento del lavoro. Ma… Gesù Cristo? Una notte sentì la voce di un bambino che lo chiamava: "Cristoforo, vieni, aiutami ad attraversare il fiume". Cristoforo uscì dalla sua capanna ma non vide nessuno. E così una seconda volta. Nessuno. Finalmente vide un bambino che lo pregava: "Vieni e trasportami all'altra riva". Se lo caricò sulle spalle e cominciò la traversata. Una cosa semplice, pensava, invece tutto si complicò. Il peso aumentava, l'acqua saliva, e lui, il gigante, cominciò ad aver paura: credeva di non farcela. Ma ci riuscì.
Allora gli disse: "Bambino mio, tu mi hai messo in un bel pericolo. Pesavi così tanto come se avessi avuto il mondo intero sulle mie spalle". E lui: "Non meravigliarti, Cristoforo, tu hai portato sulle tue spalle non solo il mondo intero, ma anche Colui che lo ha creato. Io sono Gesù Cristo, il padrone che tu servi….". Come si vede è una bella storia edificante, aperta ad innumerevoli applicazioni.

Chiamati ad essere traghettatori del prossimo

"Prima del battesimo mi chiamavo Rifiutato, ora mi chiamo Cristoforo". Queste le parole, secondo una tradizione, furono pronunciate durante l'interrogatorio prima del martirio: affermava che il suo vero nome (e il compito scelto) era di essere Portatore di Cristo: un vero programma di vita. Di qui la storia di Jacopo da Varazze.
San Cristoforo è patrono di tante categorie professionali. Ma è nel secolo XX che il Nostro ha ricevuto una nuova "vocazione" o "lavoro": protettore degli automobilisti, categoria immensa e pericolosa. È senza dubbio un incarico gravoso: proteggere ogni giorno milioni di automobilisti che credono di essere tutti "superman", capaci di guidare anche usando… il cellulare! È complicato.
La bella storia di Cristoforo ci sprona a pensare e interpretare la nostra vita come un dovere di "traghettare", di trasportare gli altri da una riva all'altra, da una situazione ad un'altra, superando un qualche "fiume" pericoloso. Ce ne sono tanti nella nostra esistenza. Pensiamo ai genitori che "traghettano" i figli giorno dopo giorno; agli insegnanti, ai dottori e infermieri, ai lavoratori di ogni genere …. Tutti chiamati a 'traghettare'e a portare gli altri da uno stato di vita (malattia, ignoranza, povertà, bisogni vari…) ad un altro, per rendere la vita meno pericolosa, specialmente quando si attraversano certi "fiumi" (o difficoltà) che fanno paura. Tutti chiamati ad essere traghettatori del prossimo. E se questo viene fatto con lo stesso spirito di Cristoforo, con dedizione amorosa, come servizio a Gesù Cristo, allora contribuiremo a rendere questo mondo più vivibile.


"Cristoforo è un nome terribile. Fare il PortaCristo è qualcosa fuori del comune; forse il mistero del nome contiene il mistero della storia, in ciò che c'è di più nascosto". (Ernest Hello)
*** Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino 2011
Mario SCUDU SDB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

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