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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  |  ARCHIVIO  2016

AMICI e CAMPIONI DI DIO: S. Severino BOEZIO, filosofo e martire (480-526):
Che cos'è la felicità?

Romano di Roma, di famiglia aristocratica, filosofo, traduttore dei classici, accusato ingiustamente e condannato anche per la sua fede cattolica.
Ma che cos'è la felicità?

È cosa ovvia affermare che "tutti gli uomini desiderano sapere" (Aristotele) e che l'oggetto di questa incessante ricerca è la verità: sul mondo (Cosmologia), su Dio (Teologia) su se stessi (Antropologia). Se ogni uomo può essere considerato cercatore della verità, alcuni personaggi della storia assurgono anche a martiri per la verità. Tra questi ricordiamo Severino Boezio. Dante lo chiamava "anima santa" e lo considerava la cerniera tra la cultura romana e la nascente Scolastica. Fu un filosofo dallo straordinario influsso per molti secoli.

La persona è…

Severino Boezio è nato a Roma nel 480 in una famiglia aristocratica. A trent'anni era già un uomo famoso. Si sposò ed ebbe due figli.
Nel 497 l'Italia veniva invasa dagli Ostrogoti di Teodorico. Questi riusciva in un primo tempo a creare un certo equilibrio tra il suo popolo e i Romani. Boezio era tra i Romani colti del tempo che speravano in una progressiva romanizzazione dei "barbari" Goti. Con questa motivazione culturale e civile, cominciò a tradurre i classici (Aristotele, Platone, Porfirio… ecc.), traduzioni che gli diedero una grande notorietà nel Medio Evo. Scrisse inoltre trattati di logica, matematica, musica e teologia. Lo scritto però più rilevante che lo farà famoso sarà il De Consolatione Philosophiae, scritto da condannato a morte. Ma cos'era capitato?
Nel 522 due figli di Boezio erano stati nominati consoli. Qualche tempo dopo però, dovette scontrarsi con alcuni funzionari corrotti: questi per vendetta lo accusarono, ingiustamente, di tradimento. L'imperatore Teodorico (ariano e anticattolico), senza neppure ascoltarlo, lo condannò. Morirà in esilio a Pavia nel 526. Severino moriva ma la sua opera rimase nei secoli. Per esempio: la sua famosa definizione di persona. Eccola: la persona è "una sostanza individuale di natura razionale". In essa si mette in rilievo sia la sostanzialità e l'individualità della persona e quindi il suo essere-in-sé, sia la sua autonomia e razionalità. "La 'persona' vi appare come l'essere di frontiera, che tiene insieme i due mondi, e perciò come la categoria che può essere applicata agli uomini, agli angeli e a Dio, senza escludere una solidarietà col piano degli esseri di altra natura, pur mantenendo la sua irriducibile singolarità" (B. Forte).

Consolato… da Signora Filosofia

L'occasione per scrivere "La Consolazione della Filosofia" fu la sua condanna a morte. Boezio riprende un genere letterario diffuso nell'antichità e cioè ricorrere a un po' di "consolazione filosofica" per affrontare le difficoltà esistenziali. Due 'Signore' lo consolano: Filosofia e Fortuna. Sarà specialmente la prima, nelle sembianze di una maestosa dama, a interrogare, a far ragionare, a consolare il prigioniero. A Boezio che si lamenta per l'esilio ingiusto che subisce Signora Filosofia risponde: "Condannato all'esilio? Nessuno può dirsi in esilio quando è con se stesso. Non mi impressiona l'aspetto del luogo in cui ti trovo, ma lo stato del tuo spirito". Ed un rimprovero: "Invece di misurare quello che hai perduto, perché non consideri quello che ti è rimasto? Perché non confronti la tua vita con quella degli altri?... La ricchezza, le cariche, la fama... sono poi i veri beni?".

Ma che cos'è la felicità?

Ancora Filosofia: "... Ma che cos'è la felicità?". Boezio: "Io direi che la felicità consiste in un bene, posseduto il quale, non se ne desiderano altri". Ma lei gli rinfaccia che non è una definizione completa: mancano certezza e durata. Poi Filosofia dà la definizione: "La Felicità consiste nell'avere tutte queste cose e altre insieme a queste, senza la possibilità di perderle con la certezza di poterle sempre aumentare, se lo si desidera. Ma se questo è vero, la felicità non si può trovare che nell'Infinito, cioè nel Bene sommo, cioè in Dio, per usare un termine d'uso abituale tra noi". E i cattivi? Ecco la risposta originale: "I cattivi dovrebbero essere portati in tribunale non da accusatori sdegnati ma da amici carissimi, proprio come si fa per il malato con il medico". Ultima domanda. Che cos'è la vita dell'uomo? È Filosofia (meglio è Boezio stesso!) che risponde: "La vita è un combattimento e non un gioire tra le delizie o un marcire tra i piaceri. Bisogna dunque che ogni uomo si faccia la propria fortuna…" cioè costruisca se stesso nell'impegno quotidiano. Un ultimo consiglio sulla libertà: "L'uomo è libero quanto più si mantiene legato al piano provvidenziale di Dio ed è tanto meno libero quanto più si lega al corpo e alle sue passioni". Che sia valido ancora oggi?

PENSIERI SULLA FELICITA'

"La felicità è una merce meravigliosa: più se ne distribuisce, più se ne ha". B. Pascal
"La felicità non è di questo mondo. Le ricchezze possono rendere l'uno più fortunato dell'altro, ma non può farlo più felice". Euripide
"Felice è colui che ha potuto conoscere le cause delle cose". Virgilio
"La sola cosa che possa rendere e mantenere felici è non stupirsi di nulla". Orazio


Mario SCUDU sdb / archivio.rivista@ausiliatrice.net

**** Tratto in forma ridotta dal volume:
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino 2011


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 6

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