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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  |  ARCHIVIO  2016

AMICI e CAMPIONI DI DIO: San Filippo NERI (1515-1595):
                                       FRATELLI, QUANDO COMINCIAMO AD ESSERE BUONI?
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Filippo o Pippo Buono perché lo fu sempre. Allegro, amante degli animali, confessore famoso, mistico con una proposta di santità….'democratica'.

Fratelli, quanto cominciamo ad essere buoni?

Nel panorama della santità cattolica ha un posto speciale perché simpatico e coinvolgente. Fiorentino di nascita, romano per il resto. Fu soprannominato Pippo Buono perché era… buono con tutti. Ancora vivente girava già un volumetto su di lui dal titolo "Philippus sive de laetitia christiana" e cioè "Filippo ovvero della letizia cristiana".
Un santo moderno: aveva infatti il gusto della libertà, dell'aria aperta, della natura e quando poteva rimaneva a lungo in contemplazione della creazione. Era anche amico degli animali. Per anni fu visto perfino girare con un cane al guinzaglio, un bastardino di nome Capriccio.
Un santo così umile che non voleva diventare sacerdote perché si riteneva indegno. Lo diventò in seguito ma solo per obbedienza. Il papa poi voleva farlo addirittura cardinale e Filippo accettò… con la condizione che la data l'avrebbe fissata lui. Naturalmente il papa morì prima…
Un santo che ci fa anche sorridere e morire d'invidia. Nella sacrestia Filippo teneva cagnolini e uccellini, e prima della celebrazione giocherellava con loro per... distrarsi un po', perché, se si concentrava sulla Messa c'era il "pericolo" di... entrare già in estasi! E noi poveracci che dobbiamo sempre combattere le distrazioni… lottando ferocemente per un po' di concentrazione.

"Le tue Indie saranno a Roma"

Nato nel 1515 a Firenze, a 18 anni lasciò la città per la Campania, per fare un po' di pratica nel… commercio. Non durò, non era la sua strada. Eccolo quindi a Roma nel 1534: vi rimarrà tutta la vita. Della Città Eterna vide grandezza e miseria, sfarzo di pochi della nobiltà e povertà di molti del popolo, la grandezza del passato cristiano e l'incoerenza morale presente, anche di parte del clero. Fu anche testimone dei primi tentativi riformatori (o di Contro Riforma) dopo il ciclone Lutero.
In quegli anni a Roma era tornato il fervore missionario grazie a Ignazio di Loyola e alle lettere del missionario Francesco Saverio. Anche Filippo ne fu contagiato e con un gruppo di amici volenterosi e speranzosi si recarono perciò da un noto monaco cistercense alle Tre Fontane per un po' di discernimento. Sentivano già in mano il biglietto per il lontano Oriente. Avevano anche fatto un pensierino al martirio. Più di così! Ecco la risposta: "Le tue Indie sono a Roma". E Filippo obbedì: rimase missionario a Roma, dove d'altra parte c'era (e c'è) molto bisogno.

L'Oratorio: contemplazione e… azione

Già da alcuni anni aveva cominciato a girare la città cominciando dai quartieri dedicati alle banche e agli affari, dove lavoravano molti fiorentini. A tutti Filippo poneva la stessa domanda: "Ebbene, fratelli miei, quando cominciamo ad essere buoni?".
Nel 1548 fondò la Confraternita della SS. Trinità e dopo molte insistenze accettò di diventare sacerdote. Diventerà un famoso confessore, confidente e consigliere: i suoi "clienti" appartenevano a tutti i ceti sociali e anche al clero.
Con alcuni di questi 'amici' verso il 1555 cominciò a formarsi un gruppo stabile, organizzato in una forma originale che darà poi origine all'Oratorio (da non intendersi nel significato 'salesiano'). Era un gruppo di persone di estrazione molto varia, aperto a tutti, che si riunivano attorno a Filippo. In queste riunioni dopo la preghiera (oratio da qui Oratorio!) si leggeva un testo, qualcuno lo commentava, si potevano fare domande, obiezioni, integrazioni, personalizzazioni, attualizzazioni. Dopo ci poteva essere il racconto di qualche episodio edificante, e si ascoltava anche della musica. Particolare importante: questi momenti spirituali dovevano portare i soci ad azioni propriamente di carità spicciola verso il prossimo, per esempio negli ospedali o facendo volontariato assistendo persone abbandonate diventate 'scarto' sociale. Era l'azione frutto della contemplazione.

Per una santità quotidiana e 'democratica'

Attorno a Filippo si formò questa strana "Fraternità" evangelica, che non chiedeva a nessuno la carta di identità ma solamente l'intenzione di camminare nella Via indicata dal Cristo. Questa fu il contributo originale di Filippo alla Riforma della Chiesa . E cioè un nuovo modo di pensare alla vita spirituale e una nuova strategia per tendere alla santità, vista come meta per tutti i cristiani, non solo per… le solite monache. Uno dei suoi discepoli scrisse che Filippo voleva "che la vita spirituale, tenuta per cosa difficile, diventasse talmente familiare e domestica, che ad ogni stato di persone si rendesse grata e facile...: ognuno, di qualsivoglia stato e condizione, in casa sua e nella professione sua, laico o clerico, prelato o principe secolare, cortegiano o padre di famiglia, letterato o idiota, mercante o artigiano, e ogni sorta di persone era capace di vita spirituale". Una vita spirituale e una santità (oggi diremmo antieroica) da coltivare nelle proprie attività quotidiane, grandi o umili, appariscenti o nascoste. Tutto da vivere però in unione al Cristo, nell'esercizio della carità spicciola, della pazienza, della speranza, della gioiosa accettazione della sofferenza e anche della morte, vista come compimento naturale della vita (quindi voluta da Dio). Un messaggio che sarà continuato da Francesco di Sales e che rimane attualissimo anche oggi, per tutti.

Pensieri di Pippo Buono

1 Chi vuol altro che Cristo, non sa quel che si voglia. Chi domanda altro che Cristo non sa quel che domanda. Chi opera e non per Cristo, non sa quel che si faccia.
2 Senza Cristo non avrai mai bene, che sia vero bene.
3 Scrupoli e malinconia, fuori da casa mia.
4 Lo Spirito Santo abita nelle menti candide e semplici.
5 Signore, fammi arrivare in fondo a quest'oggi, e non mi fa paura il domani.
6 Ognuno vorrebbe stare sul monte Tabor a vedere Cristo trasfigurato; accompagnare Cristo sul monte Calvario pochi vorrebbero.
7 Il paradiso non è fatto per i poltroni.
8 Come Tu sai e Tu vuoi, così fa' con me, o Signore.
9 L'uomo che non fa orazione è un animale senza ragione.
10 Possi morì ammazzà... per la fede! (alla romana... ma santificato!).


Mario SCUDU sdb / scudum@tiscali.it

**** Tratto in forma ridotta dal volume:
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino 2011


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 3 

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