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Rivista Maria Ausiliatrice  |  RMA Archivio 2018

ADMA PRIMARIA | "QUESTA E' LA MIA CASA, DA QUI LA MIA GLORIA!


"Questa è la mia casa, da qui la mia gloria!"
Storia della costruzione della Basilica di Maria Ausiliatrice (prima parte)

Celebrando il 150° di consacrazione della Basilica di Maria Ausiliatrice (8 giugno 2018)

Agli inizi del 1860 don Bosco vagheggiava la costruzione di una chiesa di dimensioni più ragguardevoli di quella di San Francesco di Sales. I motivi erano dei più diversi, non ultimo l'angustia di quest'ultima chiesa. Così si esprimeva con don Paolo Albera una sera del dicembre del 1862: "Io ho confessato tanto e per verità quasi non so che cosa abbia detto o fatto, tanto mi preoccupa un'idea, che distraendomi mi traeva irresistibilmente fuori di me. Io pensavo: la nostra chiesa è troppo piccola; non contiene tutti i giovani oppure vi stanno addossati l'uno all'altro. Quindi ne fabbricheremo un'altra più bella, più grande, che sia magnifica. Le daremo il titolo: Chiesa di Maria SS. Ausiliatrice. Io non ho un soldo, non so dove prenderò il danaro, ma ciò non importa. Se Dio la vuole si farà" (1).
Con quel plurale "fabbricheremo", detto a uno che sarà il suo secondo successore, egli parve andare oltre all'opera propria, impegnandovi anche coloro che sarebbero venuti dopo di lui. Se infatti i due primi aggettivi stavano bene applicati alla forma primitiva del sacro edificio, il terzo doveva avere la sua piena attuazione più tardi. Qualche tempo dopo, toccando lo stesso argomento con il chierico Anfossi, uscì nelle seguenti espressioni: "La chiesa sarà molto ampia. Qui verranno molti a invocare la potenza di Maria Vergine". Parole che sanno di profezia. Vedeva inoltre la convenienza di dare un luogo di culto alla gente dei dintorni perché Valdocco, da periferia quasi rurale, era diventata un quartiere urbano.
Anche per la chiesa di Maria Ausiliatrice diverse furono le indicazioni che don Bosco ebbe dall'alto attraverso sogni e visioni. Di particolare interesse è il sogno da lui narrato a don Giulio Barberis e a don Giovanni Battista Lemoyne nel 1875.
"Mi sembrò di trovarmi in una gran pianura piena di una quantità sterminata di giovani. Alcuni rissavano, altri bestemmiavano. Qui si rubava, là si offendevano i buoni costumi. Un nugolo di sassi poi si vedeva per l'aria, lanciati da costoro che facevano battaglia. Erano giovani abbandonati dai parenti e corrotti. Io stavo per allontanarmi di là, quando mi vidi accanto una Signora che mi disse:
- Avanzati tra quei giovani e lavora.
Io mi avanzai, ma che fare? Non vi era locale da ritirarne nessuno; volevo far loro del bene: mi rivolgevo a persone che in lontananza stavano osservando e che avrebbero potuto essermi di valido sostegno, ma nessuno mi dava retta e nessuno mi aiutava. Mi volsi allora a quella Matrona, la quale mi disse:
- Ecco del locale; e mi fece vedere un prato.
- Ma qui non c'è che un prato, diss'io.
Rispose:
- Mio figlio e gli Apostoli non avevano un palmo di terra ove posare il capo.
Incominciai a lavorare in quel prato ammonendo, predicando e confessando, ma vedevo che per la maggior parte riusciva inutile ogni sforzo, se non si fosse trovato un luogo recinto e con qualche fabbricato ove raccoglierli e ove ritirarne alcuni affatto derelitti dai genitori e respinti e disprezzati dagli altri cittadini. Allora quella Signora mi condusse un po' più in là a settentrione e mi disse:
- Osserva!
Ed io guardando vidi una chiesa piccola e bassa, un po' di cortile e giovani in gran numero. Ripigliai il mio lavoro. Ma essendo questa chiesa divenuta angusta, ricorsi ancora a Lei, ed Essa mi fece vedere un'altra chiesa assai più grande con una casa vicina. Poi conducendomi ancora un po' d'accanto, in un tratto di terreno coltivato, quasi innanzi alla facciata della seconda chiesa, mi soggiunse:
- In questo luogo dove i gloriosi Martiri di Torino Avventore ed Ottavio soffrirono il loro martirio, su queste zolle che furono bagnate e santificate dal loro sangue, io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo.
Così dicendo, avanzava un piede posandolo sul luogo ove avvenne il martirio e me lo indicò con precisione. Io volevo porre qualche segno per rintracciarlo quando un'altra volta fossi ritornato in quel campo, ma nulla trovai intorno a me; non un palo, non un sasso; tuttavia lo tenni a memoria con precisione. Corrisponde esattamente all'angolo interno della cappella dei SS. Martiri, prima detta di S. Anna al lato del vangelo nella chiesa di Maria Ausiliatrice" (2).

Note:
1- Memorie Biografiche, vol. VII, pp. 333-334
2- Memorie Biografiche, vol. II, pp. 298-299.


Pierluigi CAMERONI / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 2

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