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Rivista Maria Ausiliatrice  |  Archivio RMA 2018

L'architettura della maternità

Una testimonianza che prima suscita meraviglia, poi sconcerto e rifiuto (Lc 4,14-30). Fu davvero un fallimento l’incontro avvenuto tra Gesù e la sua gente nella sinagoga di Nazaret?

Quando sfoglia i vecchi album di fotografie Lorenza non può fare a meno ogni volta di sorridere perché le compaiono solo visi allegri e felici: quelli dei suoi due bambini e di un mondo ormai lontano che le ha riempito la vita ed al quale ha dato tutta se stessa perché la sua esistenza è stata incentrata sulla maternità.
Fin da bambina le bambole erano state il suo gioco preferito e ricorda ancora, ora che è già nonna, il trasporto che provava per quei giocattoli che nelle sue mani si animavano tanto da sembrarle vivi e capisce quanto fosse già profondo in lei il senso della maternità, il bisogno di prendersi cura dei piccoli, lei che non aveva fratelli e sorelle ma li aveva sempre invidiati agli altri!
Lorenza si era sposata poco più che ventenne ed aveva avuto presto la sua prima bambina, un gioiello di creatura, un dono atteso da sempre fra le sue braccia di giovane donna, appena uscita dalla scuola ma che nel profondo si sentiva matura per dare la vita e diventare madre.

La figura paterna

Lorenza non ha mai pensato che la maternità fosse un diritto, un privilegio, le hanno sempre dato fastidio i luoghi comuni retorici e zuccherosi sulle madri: per lei la maternità era un modo di essere, una parte di sé naturale e spontanea.
Il suo errore però è stato quello di non aver preso in considerazione che anche la figura paterna avrebbe dovuto essere all'altezza ed il suo giovane ed amatissimo marito non lo era e non lo sarebbe mai stato…e quando se ne rese conto si sentì le spalle scoperte.
Eppure lei aveva creduto ingenuamente che i padri fossero tutti come il suo: presente, responsabile, ma da giovane le era parsa una cosa naturale e non lo aveva apprezzato come avrebbe dovuto. Col tempo poi l'aveva capito e aveva rimediato dicendo scherzosamente al suo papà, ormai molto anziano, che il suo modello positivo l'aveva "fregata" perché aveva dato per scontato che tutti i padri fossero così: per lui era stato un bellissimo regalo!

Maria cammina insieme ad ogni madre

Era cresciuta insieme alla sua bambina, godendosi ogni momento, stupendosi per ogni suo progresso, mettendo ogni giorno un mattoncino nuovo all'architettura della sua maternità. Un sogno le era rimasto nella mente un mattino: un secondo sole che sorgeva nel cielo e solo mesi dopo ne aveva capito il significato, quando le era nato il suo secondo bambino! La maternità era una forza per Lorenza e la aiutava a colmare i vuoti lasciati dalle carenze di suo marito ma il vuoto definitivo fu sancito dall'incidente stradale in cui lui perse la vita.
Era abituata alla sua presenza - assenza ma in cuor suo aveva sempre sperato che la situazione potesse cambiare e che lui maturasse, invece la morte aveva messo un punto, definitivamente. Le certezze di Lorenza avevano iniziato a vacillare, si era rimproverata l'eccesso di entusiasmo, la scarsa capacità di valutazione nell'aver voluto un secondo bambino nonostante l'evanescenza del marito, aveva pensato di essere stata presuntuosa e poco razionale.
Anche Maria, la Madre di Dio, aveva detto un Sì alla suo diventar mamma del Divino spontaneamente e con quel Sì aveva iniziato il suo cammino e condiviso la condizione di tutte le madri, consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato, camminando per strade a volte difficili ed oscure ma sempre piena di speranza e di fede, in se stessa, nel figlio, in Dio. Lorenza imparò a guardare alla Madonna come ad un modello di spirito materno che sceglie e non subisce, che ha forza e la trasmette.
Riuscì così a rimettere in "sicurezza" la sua archittettura di maternità e creò una "fortezza ideale" in cui i suoi figli poterono crescere sicuri, forti del suo amore ma aperti verso gli altri. Oggi, ritrovando nei suoi figli ormai grandi gli stessi sorrisi che avevano da piccoli, Lorenza è incoraggiata nel pensare che il complicato gioco di equilibri della sua architettura abbia davvero funzionato
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Francesca ZANETTI / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 1

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