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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

MARIA DI NAZARET:  Maria "Madre di Misericordia"

Maria, riempita della misericordia di Dio, diventa misericordia per i poveri e gli oppressi.

"Salve, Regina, Madre di misericordia!". Quando definiamo Maria "madre di misericordia", secondo la bella preghiera di Ermanno di Reichenau, detto "il contratto" o "lo storpio", uomo di grandi sofferenze, nato all'inizio del secondo millennio (nel 1013), proclamato beato nel 1863 da Papa Pio IX, quel genitivo o complemento di specificazione ("di misericordia"), può avere un valore sia oggettivo che soggettivo. Nel suo senso oggettivo, Maria è madre della misericordia perché è madre di Gesù, che è la Misericordia di Dio incarnata. Nel suo significato soggettivo, Maria è madre piena di misericordia, misericordiosa. Dobbiamo contemplare in Maria tutti e due gli aspetti.

Maria la "graziata"

L'angelo chiama Maria alla sua sublime vocazione dicendole: "Rallegrati, o graziata (kecharitòmene), il Signore è con te" (Lc 1,18). Maria non è tanto la "piena di grazia" (sarebbe stato plerès charitòs, come in At 6,8 riferito a Stefano): è la "graziata", colei che è stata resa amabile. Maria è fatta bellissima dalla misericordia di Dio. Tante lodi popolari hanno cantato la bellezza di Maria: "Dell'aurora tu sorgi più bella… Bella tu sei qual sole…"; "Immacolata, vergine bella…"; "Mira il tuo popolo, o bella Signora…": si parla di una bellezza teologica, non estetica, frutto della divina misericordia. Infatti Maria è l'Israele scelto per misericordia, favorito per amore (Os 11,1-4; Ez 16,8-14). Nel linguaggio della Bibbia "grazia" significa un dono speciale, che ha la sua sorgente nella vita trinitaria di Dio stesso, che è solo amore: frutto di questo amore è l'elezione (Ef 1,2-23). Maria deve quindi "rallegrarsi" (Kàire!), perché è l'incarnazione del Popolo eletto, che deve esplodere di gioia perché è giunto il Messia, come avevano ordinato i profeti: "Gioisci, esulta, figlia di Sion, perché io vengo ad abitare in mezzo a te!" (Zac 2,14-17; cfr 9,9-10; Sof 3,14-20; Gl 2,21-27).

Maria misericordiosa

Il viaggio di Maria dall'anziana parente Elisabetta, incinta di Giovanni Battista, è missionario e diaconale. Maria è la "serva del Signore" (Lc 1,38) proprio là dove egli vuole essere servito, nei fratelli. Così, alle nozze di Cana, al di là delle valenze tipologiche del racconto, ci colpisce l'attenzione di Maria alle esigenze dei due sposini (Gv 2,1-12). Maria poi, in un brano per noi sconcertante, non esita addirittura a restare solidale con gli altri famigliari peccatori, che vogliono andare a prendere Gesù per portarselo via ritenendolo un pazzoide (Mc 3,31-35). Sotto la croce vediamo la somma compassione materna: quando tutti sono fuggiti, restano con Gesù solo Maria, alcune donne e Giovanni (Gv 19,25).

Maria teologa della misericordia: il Magnificat

La primitiva comunità giudeo-cristiana, forse una comunità di anawìm, di poveri, partendo probabilmente da qualche frase proferita da Maria, compone un Salmo proprio per cantare la misericordia di Dio. Luca pone questo cantico sulle labbra di Maria perché pensa che esso rispetti pienamente la teologia della madre di Gesù, i suoi sentimenti, il suo stile.
Il Magnificat è un grande canto teologico. Quasi tutti i verbi hanno per soggetto Dio che opera con misericordia: Dio "ha fatto" (Lc 1,49.51). Ma il Magnificat è al contempo un inno di liberazione politica e sociale: Maria rifiuta una religione avulsa dalla vita e dalla storia. "Maria ha cantato questo Salmo in nome di tutti quelli che lei personifica, cioè gli uomini e i poveri di Israele, gli anawim che attendevano la salvezza dal Dio di Abramo, le donne sterili nella prima Alleanza e lo stesso Israele sterile" (E. Bianchi). È davvero strano che tra i tanti appellativi dati a Maria dalla devozione ecclesiale non figuri "Maria la povera" o "Maria sorella e madre dei poveri"!
La parte centrale del Magnificat (Lc 1,51-53) è costituita da tre antitesi: la contrapposizione tra i superbi che saranno dispersi da Dio e i timorati di lui, che egli copre del suo amore; tra i potenti che saranno rovesciati e gli umili che saranno innalzati; tra i ricchi che saranno svuotati e gli affamati che saranno invece ricolmati. Questa sezione centrale è preceduta dalla prima parte (Lc 1,46-50), dominata dalla figura di Maria che esulta in Dio perché "di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono", ed è seguita dalla terza parte (Lc 1,54-55), che pone in rilievo la figura di Israele, che Dio ha soccorso "ricordandosi della sua misericordia". Le due figure, la prima e l'ultima, si incontrano in quanto sia Maria che Israele sono "servi del Signore".
Troppe volte non abbiamo capito che la sequela di Dio è salvezza, è beatitudine, è felicità, è letizia. Troppe volte abbiamo contemplato Maria come Addolorata ai piedi della croce, senza ricordare che le sue uniche parole nei Vangeli sono sempre parole di gaudio, in obbedienza all'angelo che le aveva comandato: "Rallegrati!" (Lc 1,28). Maria invece è la donna della gioia sempre, che "magnifica il Signore ed esulta" (Lc 1,46) perché riflette sull'esperienza storica di Israele, meditando su quello che Dio ha fatto per il suo popolo, e perché contempla ciò che in lei, nello Spirito Santo, Dio sta prodigiosamente compiendo: Dio Salvatore ormai si è incarnato in lei.
Ma la donna del Magnificat ci dimostra che la misericordia di Dio non è solo una dolcezza spirituale, ma concretezza d'azione per un mondo migliore. Maria sveglia quindi le nostre coscienze da una religiosità privatistica e perbenistica, e ci invita a non essere mai neutrali, ma a schierarci come Dio dalla parte degli ultimi e degli esclusi, come lei esultando sempre per la divina misericordia e subito diventando misericordia per gli altri.

Carlo MIGLIETTA


redazione.rivista@ausiliatrice.net


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