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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
MARIA DI NAZARET:  Devozione mariana
Scrivo queste righe in mezzo al brusio della folla di devoti che sono accorsi a Valdocco in occasione della festa di Maria Ausiliatrice. È un insieme composito di persone semplici, all'apparenza ingenue, ma molto determinate nel testimoniare tutto il loro affetto e fiducia alla Madonna di don Bosco. È sorprendente notare che anche nella moderna società liquida la devozione popolare non solo sia viva, ma sia anche in grado di coinvolgere persone giovani e perfettamente inserite nel mainstream della modernità. Mi viene in mente che, recentemente, il cardinal Ravasi si è occupato, nell'inserto culturale della domenica allegato a Il Sole 24 Ore, della devozione popolare alla Nostra Signora di maggio. La devozione mariana ha radici così profonde che neanche il dominante laicismo contemporaneo è riuscito a sradicarla dal cuore umano. Anche i più rocciosi miscredenti continuano ad avere scolpiti nella memoria i ricordi di uno struggente affetto mariano.

"Vergine Madre, figlia del tuo Figlio"

Le cause di questo atteggiamento possono annidarsi nei meandri del proprio cammino culturale. Nessuno può dimenticare la bellezza e la tenerezza del canto XXXIII della Divina Commedia che, recentemente, Benigni ha declamato alla televisione con maestria ineguagliabile toccando picchi di audience imprevisti. Nel canto dantesco teologia, poesia e fede si fondono in un'armonia tale da coinvolgere l'uomo moderno. Sempre in campo della letteratura suscitano una grandissima commovente impressione le parole scritte dal Boccaccio nel sonetto O regina degli angioli o quelle del Petrarca nella canzone Vergine bella, che di sol vestita o i pensieri di Iacopone da Todi nel suo Pianto della Madonna. Una inaspettata testimonianza di devozione mariana ce la offre l'ateo Sartre nella sua bellissima confessione personale redatta nel Natale del 1940 nel campo di concentramento di Treviri dove si trovava internato. Altri sono legati alla figura della madre di Gesù dai ricordi legati alla educazione ricevuta in famiglia. È il caso del poeta romano Trilussa che ha scritto versi che meritano, per la loro semplicità e profondità, di essere riportati alla lettera:
"Quand'ero regazzino, mamma mia / me diceva: "Ricordati, figliolo, / quanno te senti veramente solo / tu prova a recità 'n'Ave Maria. / L'anima tua da sola spicca er volo / e se solleva, come pe' maggia". / Ormai so' vecchio, er tempo m'è volato; / da un pezzo s'è addormita la vecchietta, / ma quer consijo non l'ho mai scordato. / Come me sento veramente solo / io prego la Madonna benedetta / e l'anima da sola pija er volo!"

La devozione a Maria nel Corano

La tradizione mussulmana assegna a Maria il compito di generare verginalmente il profeta Gesù per mezzo dello spirito di Dio. Viene acclamata, Sayyidatuna, Nostra Signora, ed è una delle quattro donne sante per eccellenza, in compagnia della figlia del faraone che salvò Mosè dalle acque, di Cadigia e Fatima, moglie e figlia di Maometto. Inoltre Maria è l'unica donna chiamata per nome nel Corano che le intitola un'intera sura, la XIX, e la evoca in altre, in particolare la III. La mariologia coranica ha una chiara provenienza evangelica liberamente riadattata. Per il Corano Maria è la donna tramite la quale Allah ha voluto dare un segno particolare: "In verità o Maria Allah ti ha prescelta; ti ha purificata e prescelta tra tutte le donne del mondo" (III,42). Il segno è Gesù. "Faremo di Lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita" (XIX,22). Interessante è seguire il decorso della gravidanza ed il parto. Il racconto lo possiamo trovare nella sura XIX: "Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano, i dolori del parto la condussero presso il troco di una palma. Diceva: "Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!" (XIX, 22-23). È lo stesso Gesù, appena nato, a consolarla. ""Non ti affliggere… scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, dì: "Ho fatto un voto al Campassionevole e oggi non parlerò con nessuno"" (XIX, 6). Anche nel Corano il fatto di aver generato al di fuori del matrimonio turba e scandalizza. Ma è Allah stesso, tramite Gesù suo profeta a riassicurare tutti: "In verità sono servo di Allah: Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento né miserabile. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò risuscitato a nuova vita" (XIX,30-33). La Maryam mussulmana si rifà chiaramente alla Myriam ebrea. Non c'è una mariologia molto elaborata teologicamente. Tuttavia anche nella credenza islamica la madre di Gesù è venerata soprattutto per la sua verginità, per la sua sottomissione ad Allah e per essere madre del profeta Gesù. Anche per i mussulmani è la donna che meglio ha saputo vivere la sottomissione ad Allah. È modello di verginità e di maternità. E come per i cristiani è una figura rassicurante e materna. Trasformare la devozione mariana in mezzo educativo è un dovere per ogni educatore della Famiglia Salesiana. Una mariologia sana, e non venata da sentimentalismi ed esagerazioni, è quanto mai auspicabile nella formazione degli adolescenti. Sarebbe opportuno riprendere in mano un aureo libro, scritto nel 1713 da Luigi-Maria Grignion de Monfort, che porta il titolo di Trattato di vera devozione a Maria Vergine. Se lo avessimo assimilato forse la spiritualità mariana, anche quella di stampo salesiano, avrebbe avuto una impostazione libera da ogni devozionismo esasperato e persino degenerato che si registra anche ai nostri giorni, come giustamente rileva, nel succitato inserto, il cardinal Gianfranco Ravasi.


Bernardina do Nascimento: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 4

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