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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
MARIA DI NAZARET:  Il grembiule di Maria. Un giorno di festa
Leggendo attentamente la narrazione di Giovanni delle nozze di Cana ci rendiamo conto che la presenza della "madre di Gesù" non è casuale. Maria partecipa al matrimonio senza essere stata invitata. Gesù ed i suoi discepoli sono commensali solo perché sono stati esplicitamente invitati. Questo significa che gli sposi sono legati da stretti vincoli parentali con la Vergine. Non essendo ospite deve rimboccarsi le maniche e mettersi a completa disposizione della buona riuscita della festa a cui è legato il buon nome e l'onore di tutto il parentado.

Gli sposini

Il silenzio è assoluto a riguardo della loro identità. Secondo la tradizione del tempo lei è una ragazzina di circa quattordici anni, lui un ragazzotto intorno ai diciotto. La mistica spagnola Maria di Agreda sostiene che "sono parenti di quarto grado da parte di sant'Anna". Maria Valtorta identifica la sposa con Susanna, parente o molto amica di Maria; si tratterebbe della stessa Susanna annoverata da Luca fra le assidue discepole di Gesù (Lc 8,3).

La località di Cana

Ignota è anche la località geografica in cui si tiene la festa nuziale. Cana in ebraico significa "canna, giunco". Nelle immediate vicinanze di Nazareth ci sono ben tre luoghi che si identificano nel villaggio indicato dal racconto evangelico. Tutti sono racchiusi nel raggio di quindici chilometri. Sono Kafr Kenna, Ain Qana e Qanat el Galili.

Maria

È interessante notare che nella narrazione Giovanni non chiama mai la Vergine con il suo nome, ma si limita a considerarla come "la madre di Gesù". Anche se usa nel suo vangelo per cinque volte il nome Maria e per dieci volte quello di Mariam, questo lo fa non rivolgendosi mai alla Madonna. Nove volte chiama in causa la sorella di Marta, cinque volte Maria di Magdala ed una Maria di Cleofa. Nel calarci dentro all'atmosfera della festa nuziale non dobbiamo sorprenderci dell'eventualità del venir meno della disponibilità del vino. Le nozze ebraiche durano dai tre ai sette giorni, con punte fino a quindici. Tutti i parenti, amici e residenti del villaggio partecipano alla festa. Di conseguenza è difficile prevedere i consumi, soprattutto quelli del vino. La riuscita delle nozze è sempre direttamente proporzionale alla sete soddisfatta dei partecipanti. Un venire meno a questo obbligo suonerebbe a disonore per tutto il parentado. Per questo Maria, sempre presente ed attenta, intuisce la scabrosità della situazione che si è venuta a creare e, senza essere sollecitata da nessuno, prende l'iniziativa. La sua persona risulta essere indispensabile per trovare uno sbocco positivo all'imbarazzante impasse. Il suo intervento attiva Gesù a compiere il suo primo segno messianico.Èimportante sottolineare che l'evangelista parli di segno e non di miracolo come spesso si sente predicare dimenticando che il segno si radica nella spiritualità mentre il miracolo spesso è avvolto da una coltre magica. Giovanni è al corrente delle sorgenti che gettano vino legate al culto di Dioniso e descritte dai vari Euripide, Plinio, Luciano, Filostrato…

Il servizio non è presenzialismo

Con il suo puntuale intervento la madre di Gesù ci dice che per fare del bene non basta essere testimoni, ma bisogna diventare protagonisti in prima persona. Non si può essere cristiani limitandosi ad indossare la livrea del perbenismo o della filantropia, bisogna cingersi di un robusto grembiule che significa impegno concreto. Per amore vince la riottosità del figlio: "Che c'è fra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora" (Gv 2,4). Il cuore di una madre vigila anche quando il Figlio è troppo preso dalla festa e poco disponibile ad allontanarsi dai festeggiamenti. Dove c'è bisogno una madre entra in azione senza curarsi di nulla. Ella non esita ad invitare i servi: "Quello che vi dirà, fatelo" (Gv 2,5). Coinvolto il figlio, la madre si ritira dietro le quinte. Il grembiule vuol dire servizio, non presenzialismo. L'incidenza del segno è inversamente proporzionale alle chiacchiere, ai dibattiti, alle tavole rotonde ed alle veglie di preghiera. Il "non hanno più vino", esige una risposta altrettanto pronta e stringata: "Attingete ora e portatene al maestro di tavola". Tutto con un semplice sguardo. Tutto ridotto all'essenziale. La carità di Gesù e di Maria è gratuità avvolta da silenzio e da concretezza immediata. Non c'è traccia di interesse e di autoreferenzialità. Nessuno deve dire grazie, perché nessuno si è accorto di nulla. L'ottimo vino frutto di un grembiule attento meraviglia per la sua bontà, scalda il cuore, incrementa l'allegria e, soprattutto, salva il buon nome dei teneri sposini. Maria non manda messaggi mensili ed inviti variopinti. Semplicemente c'è, è presente ed operativa.


Bernardina Do Nascimento: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 1

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