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LA FEDE SI FONDA SULLA PAROLA DI DIO


Come leggere la Bibbia

La nostra fede si fonda sulla Parola di Dio: la Chiesa ci partorisce alla fede dotandoci di due "gambe" per il nostro cammino: l'Eucaristia e la Scrittura. Ed è per questo che il nostro procedere sulla "via" (At 9,2) del Signore spesso è zoppicante: ci manca la "gamba" della Bibbia! Il Concilio Ecumenico Vaticano II così si è espresso in proposito: "La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai... di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa ha sempre considerato e considera le Divine Scritture come la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, impartiscono immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare... la voce dello Spirito Santo" (Dei Verbum, n. 21).
Al centro dell'evangelizzazione deve essere quindi riportata con forza la Sacra Scrittura, che è la grande lettera di amore, in ben settantatrè libri, che Dio stesso rivolge a noi. La Bibbia è il libro più tradotto (in più di duemilacinquecento lingue) e più diffuso della terra. Ma ciò non si è purtroppo spesso accompagnato ad un aumento della Fede, perché il Libro per eccellenza è stato lasciato inutilizzato a far bella mostra nelle nostre librerie, oppure è stato accostato con superficialità e ed ignoranza.

Che cosa non è la Bibbia

Innanzittuto occorre specificare che cosa non è la Bibbia, onde evitare di strumentalizzarla.
La Bibbia non è un libro di storia in senso moderno; gli antichi non intendevano, come invece facciamo noi, la storia come un "reportage", una cronaca fedele e minuziosa dei fatti: per essi la storia era teologia, cioè scorgere dentro e al di sotto degli eventi l'intervento della divinità o del fato. Così tutti i numeri hanno spesso un significato simbolico. Prendiamo il numero "40": esso indica non un tempo preciso, ma "un tempo voluto da Dio". Così va inteso il viaggio di Israele per 40 anni nel deserto, o il digiuno di 40 giorni di Gesù prima delle tentazioni (Mt 4,2). Così Luca negli Atti pone l'Ascensione dopo quaranta giorni dalla Resurrezione (At 1,3), ma nel suo Vangelo invece l'Ascensione avviene nel giorno stesso di Pasqua (Lc 24,50-52), per sottolineare che Resurrezione e Ascensione sono l'unico momento dell'"entrare nella gloria" (Lc 24,26): certamente Gesù Risorto fu visibile per un periodo preciso di tempo, che il Padre aveva stabilito, dopo di che egli non fu più reperibile nella nostra esperienza spazio-temporale.
La Bibbia non è un libro di scienza: non se ne preoccupa affatto, ma usa la mentalità e i modi di dire di coloro che l'hanno scritta per esprimere i suoi valori. Come dice Agostino: "Non si legge nel Vangelo che il Signore abbia detto…: "Vi mando il Paraclito che vi insegnerà come camminano il sole e la luna". Voleva fare dei cristiani, non dei matematici". E Galileo, citando il cardinal Baronio, ricorda la Bibbia è stata scritta per insegnarci "come si vada al cielo, non come vada il cielo".
Così la Genesi non ha velleità storico-scientifiche, ma teologiche, espresse con i generi letterari del tempo dell'agiografo: la Saga, il primo "mezzo di conservazione" dei racconti storici, rielaborazione narrativa di nuclei storici; il Mito, che presenta le realtà più profonde attraverso il simbolo, con carattere sapienziale. Lo scrittore sacro, ispirato da Dio, utilizza questi generi purificandoli e facendone tramite di Rivelazione. La Fede può quindi accettare anche l'ipotesi evoluzionista: la Genesi ci annuncia come Rivelazione solo che è stato un atto creativo divino a porre la massa originaria, e che l'uomo ha avuto un ulteriore specifico intervento di Dio per essere a sua "immagine e somiglianza" (Gen 1-2). La Bibbia non è nemmeno un libro di filosofia, disciplina ignota all'ebraismo.

Che cos'è la Bibbia

La Bibbia è invece la risposta di Dio ai grandi veri problemi di tutti gli uomini: donde vengo? Dove vado? Che senso ha la mia vita? Esiste un Assoluto? Come posso rapportarmi con lui? Esiste qualcosa oltre la morte? A queste domande gli uomini hanno talora tentato un approccio filosofico, con ambigui risultati. Oppure un approccio "rivelativo", accettando o rifutando le grandi Religioni che affermano che un Dio ha parlato: l'Ebraismo, il Cristianesimo, l'Islamismo.
La Bibbia è il libro che ci testimonia che Dio si è rivelato in Gesù, e che lo ha risuscitato il terzo giorno: è questo il "kerigma", il nucleo della fede, il suo cuore (1Cor 15,1-19). Tutta la Bibbia ci dà questo annuncio: sta a noi valutare la credibilità dei testimoni della Resurrezione, gente semplice, che ha pagato con la vita la sua proclamazione, ed accettare che Gesù sia Risorto, e quindi sia Dio, oppure valutare che tutto sia una bella favola, e che il corpo di Cristo sia stato trafugato (Mt 28,15).
Ma l'aspetto testimoniale è solo la prima dimensione della Bibbia. Fede non è solo accettare il puro fatto della Resurrezione: ciò ne è solo il fondamento ("Anche i demoni credono, e tremano": Gc 2,19). Fede è credere che se Cristo è Risorto, e quindi ha vinto la natura, e quindi è sopra-naturale, e quindi è Dio, ciò che ha detto è vero e mi impegna in un dialogo d'amore. Ecco quindi l'aspetto rivelativo della Bibbia, per comprendere il quale bisogna però averne accettato l'aspetto testimoniale, cioè avere accolto Gesù come Dio; perché la vera comprensione della Scrittura può avvenire solo nella Fede: per chi non crede la Bibbia è un libro antico, magari interessante, ma nulla più, per chi crede è invece, per eccellenza, la Parola. Nei prossimi articoli vedremo come leggere "il Verbo di Dio che si è fatto Libro" (E. Bianchi).


Carlo MIGLIETTA / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 3

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