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PASQUA 2018 / Racconto di Pasqua


Racconto di Pasqua

"Basta! Smettetela di parlare tutte insieme. Calmatevi!". Soltanto altre due o tre volte avevo visto Pietro così agitato. "Se continuate a gridare così - continua - vengono a vedere che cosa succede… Poi, diranno che siamo stati noi". Si gira a guardare noi uomini, cercando ansiosamente una reazione a quella notizia sconvolgente. Invece, tutti impietriti. "Tu, Giovanni, non dici niente?". Apro le braccia angosciato. Mi volto verso Maria. Da venerdì è anche mia madre. È vicina alla finestra: guarda fuori. Il sole è già sorto. Lei mi sorride. Serena. Come non avesse udito.
Qui dentro, invece, il delirio. Eppure quelle tre donne non possono essere diventate matte d'improvviso. Continuano a ripetere che all'alba avevano deciso di andare alla tomba. È vero. Le avevo sentite parlottare, prendere i vasi e uscire. Mi ero girato nel giaciglio e avevo cercato di riposare ancora un poco. Sforzandomi di non tremare. Come non essere spaventati dopo quello che era successo venerdì? Adesso, loro tre continuano a singhiozzare. Straziate. Ripetono ancora una volta che loro non avrebbero avuto la forza per far rotolare il masso dall'ingresso della tomba. Che quando sono arrivate lì, hanno visto il macigno spostato. E soprattutto, che il sepolcro era vuoto. Mentre rivivono quei momenti, l'urlo di Maddalena fa vibrare i muri: "L'hanno portato via!". Maria è ancora vicina alla finestra. Il volto sempre sereno.

Andiamo e diciamolo a tutti: "È risorto"

"Vieni. Andiamo". Il tono di Pietro è un ordine. Usciamo e corriamo. Mille dubbi in testa. Non so i suoi. Conosco i miei. Corro più veloce di lui. Sono più giovane. Lui, invece, è appesantito dagli anni in barca a pescare. Per questo lui è ben più robusto di me. Ma nella corsa, il primo sono io. Ora, però, penso ad altro. Arrivo. Do un'occhiata dall'esterno: le bende sono a terra. Perché? Che cosa è successo? Mi accorgo di tremare.
Arriva Pietro. Leggo il panico nel suo sguardo. Entra. Anche lui vede le bende a terra. Con un gesto interrogativo, mi indica il velo. Era stato posto sul capo, ma adesso è ben piegato a parte. Di sicuro le donne non l'hanno toccato. Siamo sbalorditi. Non una parola. Pietro mi guarda. Io guardo lui. Apre la bocca. Nessun suono. Continuiamo a fissare quella lastra orizzontale vuota. Eppure sono certo. Siamo certi. Venerdì Lui era stato posto lì, ora Lui non c'è più. Piccoli passi in quello scomodo anfratto in cerca di un indizio. Invano. Quanto tempo passiamo così? Sembra un'eternità.
D'improvviso, sul volto di Pietro la tensione inizia a svanire. Le sue mani callose sfiorano quella lastra. Sembra la accarezzi. Si inginocchia. Non avevo mai visto il "capo" in ginocchio. Accarezza ancora la lastra. Delicatamente, come fosse un bambino. Vi appoggia il viso rugoso. Inizia a singhiozzare. Io sono ancora in piedi. Gli occhi sbarrati. Poi, un pensiero: Lui non c'è più, ma non l'hanno portato via, come temeva Maddalena. "È risorto - balbetta Pietro tra i singhiozzi -. È risorto. E noi non l'avevamo capito". Si alza. Mi abbraccia. "È risorto", continua a ripetere. Pianta i suoi occhi pieni di lacrime nei miei: "Torniamo a casa. Ora tocca a noi dirlo a tutti. È risorto". Penso a Maria, sempre serena: lei aveva compreso. Sapeva già. E noi non avevamo capito neppure questo.


Lorenzo BORTOLIN / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 2

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