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Rivista Maria Ausiliatrice  |  Archivio RMA 2017


OLTRE LA MORTE DI DIO
la fede alla prova del dubbio


Il silenzio di Dio /
La creazione è atea

Il mondo è un non-dio. In questo senso è il luogo del silenzio di Dio. Il fatto che Dio parli nell'universo, nel mondo, nella storia non è un evento naturale, ma soprannaturale. Il mondo non è emanazione di Dio, ma la sua creazione. Ciò che traspare dalla Scrittura, già dalla prima pagina di Genesi, è "una lettura primieramente laica della storia. La terra è creatura di Dio, il cielo è creatura di Dio, il sole e la luna sono creature, cioè non sono divinità" (12).
Il mondo non è parte di Dio e in questo senso possiamo dire che la creazione è atea. La creazione non è Dio! La creazione non è neppure un'estensione di Dio. Il silenzio di Dio nella creazione è una umile confessione divina dell'alterità della creazione.
Se gli esistenzialisti del XX secolo avessero meditato questa discreta e rispettosa gestualità di Dio, non avrebbero dovuto fare un aut aut tra Dio e l'io (13). Dio non ruba la scena all'uomo, Dio dona la scena del mondo, cede tutta la scena all'uomo (14).
La Cabala, una corrente mistica dell'ebraismo, riflettendo sul tema dell'autonomia della realtà creata, si sofferma sull'impossibilità teorica della creazione dato che Dio riempie tutto l'essere, è tutto l'essere. Per ovviare a questo problema, e con non poca immaginazione, i teorici della Cabala affermano che la creazione è resa possibile dal ritirarsi di Dio, dalla "entrata di Dio in se stesso", tramite un atto, noto in ebraico come zimzum, con il quale Dio si contrae e quindi rende possibile l'esistenza di qualcosa di diverso e di altro rispetto a lui (15).
La creazione, nella visione cabalistica, è resa possibile non tanto dal fare di Dio, quanto dal suo ritirarsi da una porzione del suo essere. "Diversamente dall'uso midrashico della parola (mezamzem) che parla di Dio il quale si contrae nel Santo dei Santi nella dimora dei cherubini, la contrazione cabalistica ha il significato inverso: non è la concentrazione della potenza di Dio in un luogo, bensì il suo ritirarsi da un luogo" (16).

La creazione è una kenosi divina

Al di là dello sforzo immaginativo richiesto per cogliere la portata di questa teoria, possiamo cogliere un fatto teologico importante: la creazione è espressione dell'umiltà di Dio, è una kenosi divina. È l'umiltà di Dio che permette l'esistenza di qualcosa e di qualcuno che non è Dio.
La creazione è il rischio con il quale Dio crea l'alterità, il non-dio. In questo senso possiamo dire che la creazione è "atea". Naturalmente, non nel senso che sussista senza Dio, ma nel senso che la creazione è non-dio, ciò che Dio non è. Creando, l'onnipotenza di Dio ha fatto spazio alla sua onni-debolezza: "Sì, c'è un'onnipotenza di Dio, perché può creare e lasciar esistere fuori di sé altre libertà, quella dell'angelo e quella dell'uomo. Se c'è un'onnipotenza di Dio essa è inseparabile dalla sua onni-debolezza. Dio si ritira in qualche modo (nozione vicina allo zimzum della mistica ebraica) per lasciare all'angelo e all'uomo lo spazio della loro libertà. Egli attende il nostro amore, ma l'amore dell'altro non si comanda. "Ogni grande amore è crocifisso", diceva Evdokimov. Sì, Dio ha rischiato, Dio è entrato in una vera e dunque tragica storia d'amore" (17).
Da quanto detto possiamo trarre alcune conclusioni:
- la creazione non è una parola di Dio, ma è creata dalla parola di Dio (18);
- in quanto altro-da-Dio, il mondo può celare e sottacere Dio, essere il suo luogo di silenzio, essere uno schermo, come può anche narrare la gloria di Dio e annunciare la sua opera (19);
- la creazione è autonoma, ma non è compiuta in sé. Il suo compimento è in Dio, e l'uomo, nella sua apertura al suo Creatore, dona compimento e voce a quest'aspirazione silente della creazione. "L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio" (20);
- l'uomo, lo zoon logikon, il vivente con il dono dello spirito, dell'anima e della parola, può dare parola al gemito della creazione (21), è la breccia aperta nella creazione per invocare, evocare, echeggiare e adorare il Creatore. (
Robert Cheaib)

12 D.M. TUROLDO, Il diavolo sul pinnacolo. Le tentazioni di Gesù, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2016, 72.
13 Cf. J.-P. SARTRE, L'Être et le Néant, 21-32.
14 Cf. Sal 115,16.
15 Cf. G. SCHOLEM, La Cabala, Edizioni Mediterranee, Roma 1982, 133-140.
16 Ibid., 13417 F. MORANDI - M. TENACE, Fondamenti spirituali del futuro. Intervista a Olivier Clément, Lipa, Roma 1997, 94-95.
18 Cf. Gen 1.
19 Cf. Sal 19,2.
20 Rm 8,19.
21 Cf. Rm 8,22


Robert CHEAIB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2017 - 6

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