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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

VANGELO | Chiedere con fede / Mc 5,21-43

La fede piena ed illimitata nella persona e nella Parola potente del Signore ottiene la vita. Gesù è disposto a tutto per noi, ma domanda la nostra fede.

Implorazioni di salvezza

Viene da giornate piene di attività: calma la tempesta sul lago di Galilea e poi si spinge tra quelli di Gerasa, dove mostra la sua potenza perfino sui demoni. Infine col racconto di due prodigi, l'uno più straordinario dell'altro, l'evangelista Marco ci sfida ad interrogarci apertamente sull'identità di Gesù di Nazaret. "La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva", "Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata". Due invocazioni salgono impetuose: l'una dal cuore di Giàiro, il capo della sinagoga, padre preoccupato per la grave malattia della figlia, l'altra da quello di una donna senza nome, malata di perdite di sangue. Due invocazioni che si incrociano e toccano un altro cuore, quello del Signore, disponibile a lasciarsi incontrare da chiunque domandi aiuto: dove la vita si mostra nella sua fragilità, là Cristo è sempre presente.

La fede che salva

Tutto accade rapidamente. Giàiro gli domanda di dare a sua figlia un poco di quella potenza con cui stava beneficando molti. Gesù si risolve ad accettare, ma è stretto dalla folla e a stento si fa strada per recarsi nella casa di quell'uomo: gli chiedono qualcosa, desiderano almeno vederlo. Improvvisamente il Maestro si ferma, è turbato, qualcosa è avvenuto in lui: "Chi ha toccato le mie vesti?". Si fa avanti una donna. Non era riuscita ad incontrarlo per dirgli il suo bisogno di salvezza, riesce però almeno a sfiorargli le vesti, così come impulsivamente detta il bisogno in cui è stretta. Chissà in quale modo si era mescolata alla folla quella donna la cui malattia rende impura, le vieta di stare tra la gente e perfino di entrare in una sinagoga per pregare Dio. Proprio lei sa tuttavia riconoscere che in Gesù c'è la forza di Dio. Non ha dubbi. A guarirla infatti non è né il suo coraggio, né la sua scaltrezza, ma la fede: "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male". La Parola che ridona vita è la risposta sovrabbondante di Gesù alla fede di quella donna. Oltre alla guarigione fisica, la Parola concede infatti anche la "pace", dono divino portatore di salvezza.

Avere soltanto fede!

"Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?": la notizia improvvisa raggiunge Giàiro. Agghiacciante, il silenzio si cala nell'animo di quell'uomo immerso nel rumore della gente. Gesù sente e subito si fa prossimo: "Non temere, soltanto abbi fede!". Da questo momento tutto cambia: il Maestro si stacca dalla folla, raggiunge la casa, allontana tutti, concedendo solo a Pietro, Giacomo, Giovanni e ai genitori della ragazzina di stare con lui. Al gesto discreto con cui amorevolmente la prende per mano, si unisce potente la sua Parola. "Talità kum". L'Evangelista ha il gusto di scriverla in aramaico, lingua parlata da Gesù: è come se anche noi fossimo lì ad ascoltare quel "Fanciulla, io ti dico: àlzati!". Immediatamente lo fa, cammina. La Parola che ridona vita è ancora la risposta sovrabbondante di Gesù alla fede di quell'uomo. Gli interlocutori cambiano, le situazioni sono diverse, ciò che non muta è che nel nostro rapporto col Signore siamo chiamati ad incontrarlo nella fede: Giàiro e la donna malata sono tra coloro che lo hanno incontrato in questo modo. La loro non è una possibilità radicalmente diversa da quella che anche a noi è offerta. La fede non conosce limiti di spazio e di tempo. Ovunque e sempre per chi ha fede tutto è possibile: "Se uno dicesse a questo monte: "Lèvati e gèttati nel mare", senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà" (Mc 11,23-24).

Marco ROSSETTI SDB

redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 3

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