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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

VANGELO | La fede nella tempesta

Un incontro voluto e deciso da Gesù cui gli apostoli acconsentono. Occasione per una lezione di vita, provocazione ad una fede che deve mantenersi salda, anche nella tempesta.

Interrogativi aperti

"Passiamo all'altra riva del lago", dice Gesù e gli apostoli obbediscono chiedendosi forse, non diversamente da noi lettori, per quale motivo il Signore ordini ciò. Nei racconti precedenti non si trova infatti ragione che giustifichi, come altre volte, una navigazione. Non si capisce neppure perché Gesù si addormenti: non viene da una giornata intensa di predicazione e di incontri. Perché? La mancanza di dati che non permette di trarre conclusioni, ci mette di fatto nella situazione ottimale per cogliere l'insegnamento. Ciò avviene però nella misura in cui ci si disponga a spostare il centro dell'attenzione da burrasca e miracolo, all'assoluta centralità della persona di Cristo. Tutto infatti fa sembrare che il suo comportamento sia volto ad un fine che solo lui conosce e che né agli Apostoli né a noi viene ancora rivelato. Ecco la strada giusta da percorrere: dal fatto - ben conosciuto - all'insegnamento.

"Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all'acqua, e gli obbediscono?"

Da questa domanda si deve muovere per cogliere la causa del misterioso modo di fare di Gesù. Procediamo seguendo il racconto. L'ordine è impartito ed eseguito, la barca prende il largo: la superficie del mare è così piatta che il Signore si addormenta. Inattesa si scatena una tempesta: quanti conoscono quel lago sanno che si tratta di un fenomeno non prevedibile, ma possibile, dato che esso di trova a circa duecento metri sotto il livello del mare. La tensione si percepisce, tuttavia il Signore continua a dormire; è così tranquillo, malgrado quanto sta accadendo, da sbalordire perfino noi. Gli apostoli lo svegliano: "Maestro, maestro, siamo perduti!". È sorprendente: egli non si rivolge a loro, ma parla alle forze della natura, le minaccia perché riprendano il posto ed il ruolo loro assegnato da Dio nel giorno della creazione. Tutto viene in tal modo riportato alla calma. Ecco il punto! Alla potenza della parola con cui Dio aveva creato l'universo, viene ora avvicinata la potenza della parola con cui Gesù riporta la creazione alla sua bellezza ed ordine originari. La parola potente di Gesù ha la stessa capacità di quella di Dio e lo rivela in definitiva come vero Dio. Abbiamo così stabilito il primo insegnamento che il Signore vuole impartire: la sua decisione ed il suo comportamento… ingiustificabili, sono solo un mezzo di cui si serve per offrire un segno affinché si capisca chi egli è. Non abbiamo però ancora raggiunto il vertice dell'insegnamento. Continuiamo a leggere.

"Dov'è la vostra fede?"

Chissà se gli apostoli si aspettavano questa domanda che giunge così inattesa da scuotere le loro coscienze, proprio come la tempesta, abbattutasi improvvisamente, aveva sferzato il loro corpo incutendo paura nell'animo. È un interrogativo importante che ci fa capire il secondo motivo per cui il maestro aveva ordinato loro: "Passiamo all'altra riva del lago". Il passaggio dall'una all'altra sponda del mare di Galilea è solo un'occasione per provocare un altro passaggio, quello da un certo livello di fede ad un fede ancora più adulta in Gesù riconosciuto come vero Dio presente anche nelle prove. Facile aver fede quando nella vita tutto procede bene, quando tutto è come … un mare calmo su cui navigare piacevolmente. Più esigente è invece mantenere la fede e riconoscere che anche nelle avversità - nelle tempeste - il Signore Gesù è costantemente presente e non ci lascia soli. Più impegnativo, dal momento che l'intensità della prova è spesso tale da farci correre lo stesso rischio vissuto dagli apostoli: ritenere cioè che Gesù non ci sia, non si interessi di noi, anche se lui è di fatto presente. Un insegnamento lucido, che tocca in profondità il cammino della fede.

Marco Rossetti SDB


redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 2

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