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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

UN UOMO PERSO = LA SCONFITTA DI DIO

"Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,40). Siamo sicuri che l'inferno sia un'invenzione di Dio?!

Perché un Dio si incarna, vuole fare l'esperienza della finitudine? Perché un Dio per parlare di risurrezione si adegua a morire, e che morte!? "Forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione. Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo" (Ct 8,6-7). Un Dio innamorato è così, all'ennesima potenza. Con queste immagini incredibili viene descritta, nel Cantico dei Cantici, la forza irresistibile dell' amore. Certo l'innamorato folle corre sempre un grosso rischio - e chi non lo ha sperimentato? - quello di chiunque si lasci coinvolgere in un legame affettivo: l'amore presuppone la libertà e comporta la possibilità del rifiuto e dell'insuccesso. Fanno parte del gioco anche la gelosia, i tormenti, le ansie, la paura dell'abbandono e tutte quelle emozioni che siamo soliti chiamare pene d'amore. "Sono malata d'amore" - ripete la sposa del Cantico dei Cantici (Ct 2,5; 5,8). Nel libro dell'Esodo (20,5) si legge: "Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso…"

La debolezza di un Dio onnipotente!

Il nostro Dio è un po' spericolato per troppo amore e ha voluto correre questo rischio: ha accettato di farsi debole mettendo in conto anche l'eventualità della sconfitta. I nostri padri, coscienti dei loro limiti, si sono costruiti un Dio immaginandoselo onnipotente, e quindi tutto partiva dai suoi umori, dal mandarci la pioggia piuttosto che il sole, dal mandarci la malattia per punirci o per provare la nostra fede, dal fare i miracoli a quelli che avevano tanti meriti e ai potenti… una onnipotenza tipica prerogativa di narcisisti innamorati di se stessi ma in amore questa prerogativa è esclusa dalle regole del gioco. Questo termine non ha niente a che fare con il Dio di Gesù Cristo, e giustamente, perché, da quando Dio ha creato l'universo con le sue leggi e si è inventato il suo capolavoro, l'uomo libero, egli ha come ristretto il suo potere. Davanti a quello che la Genesi (1,31) descrive così "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno" Lui si sottopose spontaneamente a ciò che i rabbini chiamavano contrazione, nascondimento, auto-limitazione di Dio.

Chi ama di più è sempre più debole!

Dio non può costringere, deve conquistare la persona amata. Un Dio che giocasse sull' effetto paura, sulla minaccia dei castighi (se non fai il precetto vai all'inferno) non è un Dio credibile, è uno che ha già peso la partita perché non fa il gioco dell'amore e quindi alleva in casa figli impauriti che obbediscono con ipocrisia, senza riconoscergli la sua paternità, pronti a rinfacciargli "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio… per lui hai ammazzato il vitello grasso" (Lc 15,29-30).
In Gesù, Dio ha fatto più volte l'esperienza del fallimento. Gerusalemme non ha corrisposto al suo amore: "Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, ma voi non avete voluto" (Lc 13, 34); a Nazaret non poté operare nessun prodigio (Mc 6,5- 6); il giovane ricco gli oppose un rifiuto (Mt 19,16-22).

Chi ama non si arrende mai!

Ora siamo in grado di comprendere la frase di Gesù: "Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una… vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore… più che per novantanove giusti…" (Lc 15,4.7). La gioia più grande dell'innamorato è la riconquista dell'amata, è sentirla ripetere: "Ritornerò al mio marito di prima, perché allora sì che ero felice, non ora!" (Os 2,9). Alla chiesa di Efeso l'angelo dice: "Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convértiti e compi le opere di prima" (Ap 2,4-5). Dio non si arrende mai: altro che spedire gratuitamente all'inferno!

GIULIANO PALIZZI SDB


redazione.rivista@ausiliatrice.net


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