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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

VANGELO | Le 'parole della grazia'

Una testimonianza che prima suscita meraviglia, poi sconcerto e rifiuto (Lc 4,14-30). Fu davvero un fallimento l'incontro avvenuto tra Gesù e la sua gente nella sinagoga di Nazaret?

L'uomo su cui è "lo Spirito del Signore"

"Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio" (Es 20,8-10a), così recita il precetto che come in ogni altro sabato muove Gesù ad entrare nella sua sinagoga per onorare il Dio di Israele nel giorno a lui riservato. Non ci è del tutto noto come si svolgesse il rito durante la festa del sabato, sappiamo però con sicurezza che in esso veniva letta e commentata Parola di Dio tratta dal Pentanteuco e dai Profeti. Proprio a questo punto Gesù interviene. Luca ne descrive con molta solennità ogni singola azione: si alza, riceve il libro, lo apre, legge. È un testo di Isaia (cfr. 61,1-2. 58,6) in cui si canta di un uomo che afferma di avere "lo Spirito del Signore" su di sé; dice che Dio lo ha consacrato per annunciare ai poveri una notizia bella, per compiere una speciale missione di salvezza in mezzo a prigionieri, a ciechi e ad oppressi, tra gli ultimi. Sono i doni tipici dell'anno giubilare, "l'anno di grazia del Signore". Conclusa la lettura, l'Evangelista, con la medesima scrittura dal ritmo lento, racconta che il Nazareno richiude il libro, lo riconsegna e si siede.

Gesù porta a compimento le Scritture antiche

Si respira un'atmosfera trepidante in attesa della spiegazione di Gesù. A lui basta una sola frase per farlo, un concentrato di parole: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato". Egli insomma attribuisce a sé quanto ha appena finito di leggere, ne fa una attualizzazione nella sua persona, come se dicesse "Sono io Colui del quale Isaia scrisse!". Bisogna prestare attenzione a ciascuna delle parole contenute in questo commento lapidario per scoprire che la salvezza annunciata da Isaia si realizza pienamente per noi "oggi" in Cristo. Solo lui dà reale compimento a tutte le promesse con cui Dio si era impegnato a liberare il suo popolo. Questo è il dono incommensurabile, che deve però essere accolto. Come? Gesù lega l'offerta della salvezza alle Scritture, come ad insegnarci che la redenzione ci raggiunge in modo privilegiato attraverso la loro accoglienza. Ecco perché viene qui dato molto rilievo al fatto che la Parola di Dio va ascoltata: solo così la salvezza dataci da Cristo, diventa oggi "salvezza per me", mi cambia la vita. L'annuncio è realmente lieto, carico di potenzialità, ma è sottoposto alla nostra capacità di ascolto: pur non smettendo di essere buono, senza ascolto non può portare alcun frutto!

Accogliere le "parole della grazia"

In ciò che Gesù dice a Nazaret si squaderna insomma la verità e l'efficacia del suo Battesimo in cui lo Spirito Santo era disceso su di lui e il Padre lo aveva indicato come il Figlio, l'amato in cui è riposto tutto il suo compiacimento. È infatti con la forza dello Spirito che egli si dice Messia portatore del dono di salvezza che vuol offrire particolarmente a chi è bisognoso. Per costoro è annunciata la liberazione: in Cristo "l'anno di grazia del Signore" si fa presente, palpabile ed i suoi frutti già fruibili. Con questa autorità il Figlio di Dio parla, ragion per cui il suo dire viene salutato da Luca come "parole di grazia" (v. 22), capaci cioè di offrire l'amore e la misericordia divine. Restiamo allora attoniti quando leggiamo che l'entusiasmo dei presenti si trasforma subito in rifiuto netto e in decisione di uccidere Gesù. Un incontro fallito? No. I fatti di Nazaret proprio in quanto ci lasciano presagire fin dall'inizio del vangelo che la sorte di Gesù è segnata dal possibile rifiuto, diventano domanda sulla nostra capacità di fare spazio a lui e al suo dono di salvezza nell'ascolto accogliente delle Sante Scritture.

Marco Rossetti


redazione.rivista@ausiliatrice.net


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