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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
Come l'asino e il bue

Non rifletteremo mai abbastanza sul Natale, sulla profondità del mistero di un Dio che si fa uomo in mezzo a noi, che nasce come un figlio d'uomo qualsiasi, pur essendo pienamente il Figlio di Dio. Colpisce, soprattutto, come si realizza questa venuta di Dio nella storia: "nato da donna" come scrive s. Paolo in Gal 4,4. Nessun ingresso trionfale, magari in uno dei sontuosi palazzi della Roma imperiale, nessuna manifestazione degna dell'Onnipotente, non un uragano travolgente o un sole abbagliante.

Niente, entra nel mondo nel modo più semplice, come un bimbo dalla mamma, sottoponendosi anche lui alla legge del divenire umano, della gradualità dell'imparare, come il più piccolo dei semi che germoglia e cresce (Mc 4,31-32).
Tuttavia, la storia ci dice che quando giunse questa "pienezza del tempo", quando cioè Dio si fece uomo in Gesù, l'umanità non era particolarmente ben disposta a riconoscerlo e ad accoglierlo, nemmeno vi era nel mondo stabilità e pace. Non c'era né una "età dell'oro" e nemmeno la "pax romana".

L'evangelista Giovanni nel suo famoso prologo ci dice che "i suoi non lo hanno accolto" (Gv 1,11). Chi doveva riconoscerlo e accoglierlo non lo fece, rimase prigioniero del proprio egoismo e di schemi mentali non sufficientemente illuminati. Questo vale per la società di allora ma anche per noi cristiani moderni del XXI secolo. Semplicemente non si aspettavano un Dio così. E non lo riconobbero.

C'è un curioso versetto del profeta Isaia (Is 1,3) che suona: "Il bue conosce il suo proprietario, e l'asino la greppia del suo padrone. Israele invece non comprende, il mio popolo non ha senno".
Già l'asino e il bue: due "personaggi" presenti in ogni presepe "cristiano" che si ispira alla tradizione. Sembra infatti che fu Francesco d'Assisi, ispiratore del presepe, a volerli nella grotta di Greggio: disse che voleva vedere il Bambino con i propri occhi, adagiato in una mangiatoia, dormire sulla paglia "tra un bue e un asino", come troviamo in tanti raffigurazioni "classiche" del Natale, come quella di Sandro Botticelli, che vi proponiamo nel poster. I due preziosi "attori" del presepe hanno "personalità" e modalità differenti di "esserci": l'asino sembra più "interessato", più concentrato sul Bambino, insomma più "contemplativo". Mentre il bue, apparentemente distratto, sembra scrutare e controllare l'ambiente circostante, come una guardia del corpo che vuole proteggere Lui.

Nel Medio Evo "tutti e due gli animali presi insieme valevano come simbolo profetico, dietro il quale si celava il mistero della Chiesa, il nostro mistero, di noi che di fronte all'eterno siamo asini e buoi, ai quali nella notte santa si aprono gli occhi così da riconoscere nella greppia il loro Signore" (J. Ratzinger).
E noi? Lo conosciamo il Bambino per quello che veramente è? Sostiamo in silenzio e contemplazione davanti al presepe? Lo ringraziamo?

Ti rendo grazie, o Gesù

Ti lodo, amatissimo Gesù,
per il tuo avvento ammantato di luce
per la tua gloriosa nascita dalla Vergine Maria,
per la tua povertà e per il tuo umile dimorare
in una greppia tanto umile e insignificante.
Chi mai avrebbe potuto immaginare
che l'Altissimo si sarebbe fatto piccolo per gli uomini?
Quanti dovrebbero essere i nostri inni di grazie per te,
che hai scelto le ristrettezze di una mangiatoia per redimerci?
Che amorevole tenerezza,
quale nobile dolcezza,
quanto dolcissimo amore
nel vedere Dio che si fa bambino
avvolto in poveri panni,
in una misera mangiatoia, accanto ad animali!
Davvero ineffabile è questa umiltà:
il Signore dei signori si fa servo dei suoi servi…
E ti sei persino degnato di essermi fratello,
carne della mia carne, nella comune natura umana
pur senza esserti macchiato della colpa antica…
Rendo grazie alla tua prodigiosa e gloriosa nascita,
o Gesù, Figlio unigenito di Dio…

Da: L'imitazione di Maria, del B. Tommaso da Kempis


Mario SCUDU sdb : ARCHIVIO.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2016 - 6

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