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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016

VITA SPIRITUALE  | Dio a modo mio


Moderna agitazione pastorale

L'atteggiamento degli adolescenti nei confronti del mondo della fede attira sempre più l'attenzione di studiosi, educatori, psicologi e sociologi. Particolarmente significativa è la recente ricerca a cura di Rita Bichi e di Paola Bignardi pubblicata dalla Università Cattolica di Milano dal titolo: Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia. Si tratta di un testo che dovrebbe campeggiare sulla scrivania di tutti coloro che lavorano a servizio della formazione cristiana, a partire da chi detiene nelle proprie mani le leve del comando. C'è in giro tutto un frullare agitato di organizzare attività, di inventare manifestazioni, di dar vita ad iniziative di aggregazione, di animare campi estivi, di inventare gruppi di approfondimento di non si sa che cosa, di incrementare e sostenere le scuole cattoliche, di sognare pastorali giovanili fantasmagoriche come il vestito di Arlecchino, di spasmodica ed ansiosa caccia di nuove vocazioni al presbiterato o alla vita consacrata. Ma i giovani cosa pensano veramente di tutto ciò? Come percepiscono il soprannaturale? Che peso ha la fede nella loro vita quotidiana? Che concetto hanno della istituzione ecclesiale?

Dio a modo mio

In questi giorni si coglie tutto un formicolio di iniziative finalizzate alla preparazione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Ma i nostri giovani carichi di zaini, chitarre, bandiere e striscioni, quale Dio portano nel loro cuore. Perché andare in Polonia e non a Ibiza, Mykonos o a Stonehenge? Sono motivati dal gusto della scampagnata o dalla sincera ricerca di un Qualcuno che li tolga dalla noia del consumismo e dia senso al vivere?. Conosco alcuni baldi giovani che per prepararsi all'incontro con il Papa passeranno in luglio due settimane ad Ibiza per smaltire le tossine dell'esame di maturità e così arrivare all'appuntamento "carichi" ed "abbronzati". Nei loro zaini non può mancare la Bibbia. Ma perché si appesantiscono con il volume della Sacra Scrittura se non la conoscono? Colpisce il fenomeno, tipicamente italiano, del diffuso analfabetismo religioso che abbraccia tutte le fasce d'età. Alberto Melloni in Rapporto sull'analfabetismo religioso in Italia, pubblicato da Il mulino nel 2014, scrive che l'immagine che emerge da questa inchiesta è quella di "un paese dove è rilevabile statisticamente l'ignoranza totale della Bibbia, la produzione di idee fantasiose sulla struttura dottrinale o culturale della fede, la superficialità con la quale si leggono le fedi estranee al proprio immaginario infantile". Si ha netta la percezione che i nostri giovani abbiano ben chiaro che cosa comporti il turismo religioso di cui apprezzano la notevole capacità aggregativa, ma siano completamente disinteressati a fare un percorso di fede che non si limiti alla festa, alla gioia del sentirsi vivi perché numerosi. Nella ricerca dell'Università Cattolica di Milano è stata posta ai giovani la domanda: "La fede cambia la vita?".
Le risposte lasciano basiti. Rarissimamente la fede è intesa come incontro personale con il Cristo. Piuttosto viene colta come un adeguarsi ad un'etica innervata sulla osservanza dei Comandamenti. Ma questi possono essere vissuti benissimo anche da una persona completamente atea o non cristiana. Allora perché interessarsi di Chiesa, di sacramenti, di Comunità, di approfondimento nello studio della Sacra Scrittura? Il vero problema che la Comunità credente deve affrontare è l'indiscutibile dato di fatto che troppi giovani, dopo aver ricevuto la prima iniziazione cristiana, si allontanano e diventano radicalmente disinteressati verso il mondo della religione. La catechesi ricevuta, invece di favorire l'incontro personale con Gesù, ha ammannito solo frasi fatte, elucubrazioni teoriche, teologia verbosa, sacramentalizzazione compulsiva e magica. Sagge suonano le parole di Papa Francesco rivolte agli aderenti al movimento Comunione e Liberazione nell'udienza del 7 marzo 2015: "Il luogo privilegiato dell'incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato. È grazie a questo abbraccio di misericordia che viene voglia di rispondere e di cambiare, e che può scaturire una vita diversa". La fede non può nascere che dallo stupore di un incontro. Essa non può essere ridotta ad un'etica, ad un adempimento cultuale o a una serie di valori morali o di "principi non negoziabili". Auguriamoci che durante i giorni della Giornata Mondiale della Gioventù i giovani possano, presi per mano da Francesco, sperimentare "la freschezza ed il profumo del Vangelo" che crea desiderio di cieli nuovi e di terra nuova di cui tutti sentiamo la mancanza.


Ermete TESSORE sdb: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 4

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