|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
LA PAROLA QUI E ORA | Soltanto la morte ferma chi è "votato" alla ricchezza
Uno della folla gli disse: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". E disse loro: "Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede".
Poi disse loro una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!". Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio".
(Lc 12, 13-21)
Dunque soltanto la morte può fermare i devoti della ricchezza. Non c'è nessun altro argomento per indurre ad essere "ragionevoli" coloro che individuano il senso della vita nell'accumulo del denaro e del potere. Non ci sono né leggi né regole etiche, non c'è "bon ton" che tenga: chi crede nel potere assoluto del denaro sa bene che, fin che c'è vita, null'altro è più importante da perseguire (da adorare). Con Giobbe la prosperità dei beni materiali è una delle variabili attraverso cui egli viene messo alla prova (insieme alla salute, all'affetto dei familiari, alla stima degli amici, ecc.). In questa pagina di Vangelo, invece, solo la morte viene individuata come limite a chi fa affidamento sulle ricchezze.

Chi rincorre la ricchezza è stolto

La vera stoltezza del ricco non consiste soltanto nell'accumulare beni trascurando la realtà della vita: no, la scempiaggine irrimediabile sta nel pensare di potersi fermare, a un certo punto, e godersi quella vita che si sta fumando proprio perché rincorre le ricchezze ("Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia", v. 19). In realtà come nelle droghe anche per i soldi è quasi impossibile uscire dalla dipendenza; e non solo: la logica del potere e della ricchezza non permette certo di fermarsi, di dire "grazie, basta. Adesso voglio scendere".
Neppure Gesù ha qualche altro argomento per convincere i ricchi di un diverso sistema di priorità, un'altra scala di valori: perché la logica della ricchezza è "vincente", a questo mondo. I risultati si vedono, si possono misurare. Non solo: se hai soldi e potere vieni rispettato, hai credito e prestigio, vivi meglio. Non solo: con i soldi, se non sei completamente stupido, puoi compiere persino "opere buone" e sperare così di salvarti anche l'anima…

Bisogna tenere ogni cosa al suo posto

Il tema di questa parabola si realizza compiutamente in ogni epoca della storia: ma a noi oggi appare particolarmente vistoso forse proprio perché al sostanziale primato dell'economia oggi si aggiungono la retorica della ricchezza, e l'ideologia di questo primato. Per questi tristi ideologi il mondo è un business, e niente altro. La ricchezza e la potenza militare sono il metro del benessere: di una nazione si misura il "prodotto interno lordo"; dei poveri si dice che debbono vivere "con un dollaro al giorno". Solo negli ultimi anni, e faticosamente, si stanno stilando altre "classifiche", in cui lo sviluppo umano viene misurato secondo parametri più complessi, tenendo conto, per esempio, dei livelli di istruzione e sicurezza sociale, di qualità dell'ambiente e criminalità, ecc. E ci vuol poco a scoprire che i Paesi più "ricchi" perdono un sacco di posti in classifica, quando li si misura col metro della "felicità" - e sia pure soltanto di quella materiale.
È la "cupidigia" il punto: non si tratta di rifiutare denaro o potere, ma di tenere ogni cosa al suo posto, e non mettere nulla al posto di Dio (primo comandamento). "Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni" (v. 15). "Ogni cupidigia": il denaro, certo e prima di tutto: ma anche, si direbbe, qualunque altro desiderio, di quelli che a ciascuno di noi viene naturale covare in fondo all'anima; cose a cui non diamo importanza ma che finiscono per essere le vere "bussole" della nostra esistenza, se non stiamo attenti. C'è chi non desidera altro che smettere di lavorare e ritirarsi in campagna: niente di male, no? Però, se il sogno di questo riposo è il suo vero "tesoro", la speranza che coltiva nel cuore, quell'uomo sta sprecando (perdendo) la sua vita, perché non vive il "qui e ora", il tempo presente, nell'adorazione e nel timore di Dio.
Il fatto è che non c'è scampo: o si ha come obiettivo il regno di Dio, o ci si accontenta di qualche surrogato, qualunque esso sia. Il Signore chiede di essere pronti, in qualunque momento, per il regno: pronti a lasciare tutto non perché il mondo non sia piacevole o importante, ma proprio perché il regno è più piacevole e più importante… Per questo ci viene chiesto di "convertirci", di essere sempre vigilanti.

Cosa credi? Che le ricchezze possano cancellare la morte?

Fra i molti altri spunti che la parabola offre uno ci sembra da sottolineare ancora: il modo di ragionare del ricco. Se mai avessimo dubbi circa la conoscenza dell'anima umana da parte di Gesù, questa pagina dovrebbe toglierli definitivamente. "Demolirò i miei magazzini…" (v. 18): la ricchezza coinvolge nel profondo la vita, ne costituisce lo stesso motore, se si lascia al denaro il luogo del cuore. Quei magazzini costruiti e distrutti, per essere poi ampliati, sono un "tempio" dedicato alla ricchezza stessa, alla promessa dell'abbondanza. Non ragionano così, in ogni tempo, i ricchi, quelli che conoscono il denaro e il suo potere di trasformazione, di moltiplicazione? Persino le grandi cattedrali del Medioevo, i "monumenti" della Chiesa rispondono agli stessi criteri di visibilità, di celebrazione di una grandezza; ma, fino a prova contraria, si voleva celebrare con gli strumenti umani la grandezza e la gloria di Dio. In fondo alla ricchezza permane il destino di voler realizzare quel sogno che non ci appartiene, il sogno di Faust: quel "Fermati, sei bello!" che diventa, immediatamente, una condanna. Forse il Vangelo di oggi torna a ricordarci che la vera, estrema illusione, in fondo, è ostinarsi a credere che con le ricchezze si possa fermare il tempo, cancellare la morte.


Marco BONATTI : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2016 - 4

|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


                                                                                                                                                  Visita Nr. hhhhh