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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
ATTI DEGLI APOSTOLI:  Perchè si compia il progetto di Dio
Paolo che fa ritorno a Gerusalemme (At 21,1–23,30) non è l’eroe impavido che disprezza la propria vita, ma l’uomodi Dio che la dona, assumendo in tutto la volontà del Signore.
Per l’ultima volta a Gerusalemme

Il terzo viaggio di Paolo volge al termine: malgrado egli conosca molto bene il grave pericolo in cui potrà incorrere tornando a Gerusalemme, è convinto che raggiungerla sia un atto di obbedienza al volere divino. A nulla valgono pertanto i consigli dei discepoli di Tiro, né il gesto e la parola di Agabo che a Cesarea Marittima, legatosi piedi e mani con la cintura di Paolo, ne annuncia profeticamente la cattura. Davanti a tanta risolutezza non resta che accettare la decisione dell'Apostolo. Giunto a Gerusalemme incontra Giacomo, posto a capo di quella Chiesa, anche gli anziani sono presenti: a tutti racconta la propria attività missionaria tra i pagani e lo sforzo costante di tenere unite alla chiesa-madre le comunità cristiane da lui fondate. Quelli "come ebbero ascoltato, davano gloria Dio" ed ammettono che l'annuncio del Vangelo ai pagani è realmente parte del progetto divino! A nessuno sfugge però che a Gerusalemme la vita di Paolo sia in pericolo. Costui non è per nulla ben visto dai cristiani della città provenienti dal Giudaismo e rimasti fedeli a quella tradizione: tra loro corre voce che lui insegni ai Giudei delle città pagane
"di abbandonare Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le usanze tradizionali".

L'arresto Di PaoLo

A causa di tale calunnia, l'opinione dell'apostolo Giacomo è che Paolo dimostri pubblicamente di essere rimasto fedele alla Legge, così da fugare ogni perplessità. L'occasione per farlo gli è offerta da quattro cristiani tornati a Gerusalemme per sciogliere un voto da loro formulato: Paolo compia i riti di purificazione prescritti per ogni Giudeo che veniva in città e paghi per quelli i sacrifici che dovevano essere offerti. L'Apostolo lo fa, ma quando sale al Tempio, alcuni Giudei lo riconoscono:
"Questo è l'uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la Legge e contro questo luogo". Il ritmo del racconto si fa veloce, coinvolgente: gli mettono le mani addosso, lo trascinano fuori dal Tempio, risolvono di lapidarlo, ma l'intervento del comandante della coorte romana lo salva. Paolo viene comunque arrestato. Mentre

"È necessario che tu dia la testimonianza anche a Roma"

"Il giorno seguente" Paolo nel Sinedrio è sottoposto ad un nuovo interrogatorio che sa sapientemente volgere a proprio vantaggio. La notte poi, in prigione, un'apparizione del Signore gli rivela che quanto accade è necessario perché si compia il progetto che Dio ha su di lui e perché la sua testimonianza giunga a Roma. È la piena realizzazione di ciò che a Damasco il Signore aveva rivelato ad Anania: "Va', perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d'Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome". Luca nella sua bella scrittura non smette di dirci che la testimonianza di Paolo, perfino in questa sua ultima visita a Gerusalemme, è sempre in sintonia con lo Spirito ed è continuamente marcata dalla prova personale: è vero discepolo solo chi è docile al volere del Signore ed è disposto ad imitarlo in tutto, perfino nella sofferenza per la causa del Regno di Dio.


Marco Rossetti sdb : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2016 - 3

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