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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
LA PAROLA QUI E ORA | Neanch'io ti condanno
Per Gesù, l'uomo è più importante del sabato e il cuore viene prima della legge.
Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più". (Gv 8,1-11)

Com'era, quella donna? Giovane, matura? Oppure una già conosciuta per i suoi "facili costumi", che i farisei si tenevano pronta all'uso per poter dimostrare il loro teorema? Il Vangelo non lo dice, visto che il corpo di lei (come quello dei suoi accusatori) è da venti secoli diventato polvere di polvere, e quelle apparenze sono rimaste vive solo nella memoria della pittura o nell'immaginazione di chi si è chinato a leggere l'episodio. Ma la bellezza e il desiderio che devono scendere a confronto col peccato e con la legge sono una realtà attuale.

Una risposta "mediatica"

A fianco della rozza questione ideologica imposta dai farisei, che cercano un motivo "religioso-legale" per incastrare Gesù, Giovanni evoca ben altro. La risposta di Gesù, una delle più "mediatiche" ed efficaci di tutti i Vangeli, è sempre la stessa: l'uomo è più importante del sabato, il cuore viene prima della legge. Ma qui il dialogo con la donna ci porta oltre: perché appunto il mistero del desiderio e del sesso, la bellezza del corpo appartengono a una realtà che la legge deve sempre contenere, interpretare o reprimere, sapendo di non poterla mai circoscrivere davvero. "Il sesso - è stato scritto - è l'unico contatto della nostra carne e del nostro sangue con l'aldilà".

Un amore più grande

Scrive Giovanni Macchia del Don Giovanni di Mozart: "La forza poetica di questo personaggio per cui esso diventa pura espressione musicale, sta nell'essere un personaggio del tutto "naturale". Egli sprigiona la sua energia in modo elementare e istintivo. Come in certi animali, l'astuzia gli è utile soltanto per servire il senso, perché l'istinto insaziabile abbia la sua vittoria (…) È l'incoscienza, la forza tutta terrena di Don Giovanni, che non cede dinanzi al sovrannaturale, chiusa com'entro il certo, la materia, il credibile, il senso".
Il Signore - il Creatore - non può non conoscere e riconoscere la realtà e la profondità di questo nodo fra corpo e desiderio, fra perdizione, morte e bisogno della vita. Gesù che chiede di "non peccare più" chiede anche di riconoscere che c'è un amore più grande di quello solo corporeo.


Marco BONATTI : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2016 - 2

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