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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
ATTI DEGLI APOSTOLI:  Il Vangelo della Grazia
Dopo il discorso ai Giudei ad Antiochia di Pisidia e quello ai pagani ad Atene, Luca ne ricorda un terzo rivolto ai pastori di una comunità cristiana: per tutti un' esortazione a custodire il Vangelo ricevuto.
Gli anni di Efeso

Nel corso del terzo viaggio missionario (18,23-23,22), Paolo raggiunge ancora una volta Efeso: è il momento di fermarsi con calma e di dedicarsi all'evangelizzazione della città, meta di pellegrinaggi al tempio della dea Afrodite. Come altrove, anche qui l'attività è intensa: la predicazione, i prodigi, la stesura di alcune tra le sue lettere più importanti (1Cor; Gal; Fil). "Questo durò per due anni", scrive Luca, così che molti "poterono ascoltare la Parola del Signore". Mentre guidato dallo Spirito progetta di visitare Gerusalemme e di arrivare fino a Roma, scoppia però la persecuzione. Demetrio e i suoi colleghi argentieri, costruttori di souvenir di Afrodite per i pellegrini, si riuniscono nel grande teatro. Intendono far bandire Paolo da Efeso: ritengono che la sua predicazione intralci i loro affari, poiché molti ascoltandola si allontanano dal culto della dea. L'Apostolo è costretto ad andarsene, ritorna a Corinto (57-58), poi a Filippi e a Troade, dove ridà vita al corpo morto del giovane Eutico. Prima di recarsi a Gerusalemme desidera rivedere quelli di Efeso, ma ritornare là sarebbe un azzardo. Egli punta perciò su Mileto, uno dei porti della città, dove decide di convocare almeno i responsabili di quella chiesa.

"Io so che non vedrete più il mio volto"

Il tenore è tipico di un discorso di addio, impostato in termini molto personali. Paolo riepiloga non solo il ministero compiuto ad Efeso, ma anche tutta la sua attività e le fatiche missionarie, le sofferenze, le preoccupazioni, la predicazione della conversione e della fede nel Signore Gesù: "non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù". Parla della sua passione per il compito consegnatogli: "non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio". Dice anche del proprio avvenire, che non conosce, ma in cui già presagisce una prova estrema: "So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. … Ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno".

Un accorato invito alla vigilanza

"Vegliate dunque su voi stessi e su tutto il gregge, sul quale lo Spirito Santo vi ha posti come sorveglianti, per pascere la chiesa di Dio che egli si è acquistata col sangue di Cristo": a Paolo sta a cuore che dopo la sua partenza non si infiltrino in quella comunità "lupi temibili", falsi predicatori, col rischio di annunciare un Vangelo corrotto e di minarne l'unità. La raccomandazione forte e accorata culmina nel saluto conclusivo: "Ora vi affido al Signore e alla Parola della sua grazia". Un augurio che viene dal cuore di chi ben conosce il potere che il Vangelo ha di custodire chi lo osserva fedelmente.
Paolo si è raccontato con molta umiltà, sapendo di essere soltanto un imitatore di Gesù: ha ricevuto e trasmesso un deposito di bellezza - il Vangelo - di cui conosce la forza per la salvezza, a patto che non sia in alcun modo modificato: ora chiede a quelli di Efeso di fare altrettanto. Ecco la grandezza di Paolo e la saggezza di Luca che scrivendone le parole, propone l'Apostolo come un modello: la sua fede, la docilità allo Spirito, la passione per l'annuncio, lo zelo per l'unità nelle comunità… sono il bagaglio che ognuno di noi dovrebbe avere per gustare la gioia del consegnare agli altri con autenticità il Vangelo della grazia.


Marco Rossetti sdb : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2016 - 2

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