|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo Rivista  MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016
VITA SPIRITUALE  | IMPARIAMO AD AMARE DIO
Sul numero precedente Robert Cheaib ha ricordato quattro dei sei verbi sull'amore: offrire, donare, perdonare, domandare. Ora propone la riflessione sui verbi: accogliere e rifutare.
Accogliere

L'accoglienza ha un volto duplice. Essa implica accogliere la domanda e la richiesta altrui. È la capacità di dire "sì" con tutto l'essere. Possiamo a volte esaudire l'altro, ma controvoglia. Non è accoglienza, è liberarsi dalle seccature. Anche qui, a volte è una soluzione legittima e necessaria, ma non si può parlare di vera accoglienza. Accogliere è esprimere generosità di cuore ed intenzionalità dialogale.
Il secondo volto dell'accoglienza si riferisce ad accogliere l'offrirsi, il dono e il perdono degli altri e dell'Altro. Anche qui può capitare che riceviamo senza accogliere. È quando il dono è considerato come scontato. È il vizio del cuore pretenzioso che non sa gioire del dono. Ricevere può rimanere indifferente, accogliere non può che generare gioia, riconoscenza e riconoscimento.
Accogliere è la riposta adeguata dinanzi all'amore ricevuto. Il suo paradigma è il fiat di Maria, che non solo riceve, ma accoglie il Verbo nel suo grembo. Accoglienza è quando la risposta corrisponde al valore del dono, quando si avvalora il dono. C'è da domandarsi con quale amore accogliamo i sacramenti che riceviamo. E, ad un livello non meno importante, con quale amore accogliamo il dono dei nostri familiari che siano essi genitori, figli, fratelli, sorelle, confratelli, consorelle, mariti o mogli. L'accoglienza è un elemento incisivo e decisivo per la concretezza e la sopravvivenza dell'amore.
Accogliere, quindi, è imparare ad acconsentire al dono degli altri. In questo senso accogliere il perdono degli altri e di Dio è anche un gesto di crescita nell'amore. Si fa spesso difficoltà a ricevere l'aiuto, il dono e la semplice presenza degli altri. Si vive nella pretesa di autosufficienza, quell'illusoria presunzione che non si ha bisogno dell'aiuto e della presenza altrui. L'amore non è autosufficiente. L'amore è un gesto intenzionale che si lascia liberamente coinvolgere dall'altro. Amare qualcuno è acconsentire in qualche modo alla dipendenza da lui/lei. Sì, ci sono forme perniciose di dipendenza, ma non devono portare a disconoscere il volto sano, libero e liberante di dipendere da qualcuno nell'amore. Non è possibile dire a una persona: "Ti amo, ma non mi interessa la tua risposta d'amore". Amare è, in qualche modo, abbracciare una povertà, fare spazio ed imparare ad accogliere il dono dell'altro.

Rifiutare

Sembra quasi un giocare a "trova l'intruso". In realtà, rifiutare è una parola fondamentale nell'amore. Lo sanno bene i genitori. Costano molto quei "no", ma sono spesso i "no" che fanno crescere. Anche qui, il rifiutare presenta due sfumature.
Da un lato, si dice "no" semplicemente e immediatamente per il bene dell'altro. Si dice "no" per educare, perché i tempi non sono ancora maturi. Si dice "no" per differenza legittima di prospettive, perché l'amore non è fusione ma convergenza di visuali. L'amore non solo tollera la pluralità, ma la esige. Amare un altro è acconsentire alla sua alterità. Chi non sa dissentire, non consente realmente a un altro, è semplicemente sottomesso, annientato. Dato che non può dire no, il suo sì è svalutato.
Rifiutare, d'altro canto, è dire "no" per un realismo che riconosce i limiti propri: quelli della propria salute, della propria disponibilità, delle proprie risorse, ecc. È sapiente dire "no", per poter continuare a dire "sì" quando è necessario e in modo adeguato e sostenibile. Tante persone buone amano a tal punto da non sapersi rifiutare, da non saper dire di "no" a qualsiasi richiesta e proposta. Sovente, le persone così non tardano a cominciare a fare male il bene, con un senso di sofferenza, di peso e di lamentela che esplode sempre più frequentemente, inquinando il bene fatto. Sono tendenzialmente prigioniere della loro immagine di persone buone, da non essere libere dinanzi alle situazioni. Dicono di sì e acconsentono, non sempre per convinzione, ma per esigenza intima di approvazione.
Nell'esperienza d'amore, è necessario che ci sia spazio per la dissonanza, per il rifiuto. Chi ama e si sa amato, non ha paura di rifiutare, di riconoscere i propri limiti e di farli conoscere. È qui che si sperimenta il potere libero e liberante dell'amore. "Caritate tam libera quam liberali. Il proprio dell'amore è di essere spontaneo: esso libera colui che lo sperimenta, e lo aiuta a rendere liberi gli altri".
Per chiudere questa polifonia di verbi dell'amore lascio la parola allo stesso Varillon che li ha ispirati:
Credo che la messa in pratica dei sei verbi riassuma tutto il Vangelo, perché il Vangelo è al contempo povertà e dipendenza. Questi sono i due componenti essenziali dell'amore. Non si tratta di coniugare indefinitamente il verbo amare, di belare l'amore. L'amore è povertà e dipendenza, dono e accoglienza. Il bacio è il simbolo del dono e dell'accoglienza: accolgo la tua anima e ti dono la mia; il soffio reciproco ne è il simbolo; da cui la bellezza del bacio. Per questo non bisogna rovinare il bacio, o prostituirlo per farne un gioco. È bello il bacio, è lo scambio, l'accoglienza e il dono. È tutto il Vangelo.


Robert CHEAIB : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 1

|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


                                                                                                                                                  Visita Nr. hhhhh