MARIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA/6


Negli anni che vanno dal 1893 al 1898 Leone XIII scrisse costantemente, nel mese di settembre, un’enciclica sulla “pia pratica della recita del Rosario”. Si ebbero così sei encicliche che divennero, per tutti i fedeli, un appuntamento ricco di significati. Non era necessario essere dotti per accostarsi a quei documenti: scritti in stile semplice e chiaro, contenevano però una forte proposta di fede. Presentavano sempre la recita del Rosario non come devozione fine a se stessa, ma come rimedio e contributo di ogni credente alle difficoltà sociali ed umane dell’epoca. Si possono ravvisare, in questi scritti, due essenziali aspetti della personalità dell’autore. Anzitutto, l’attenzione continua, vigile, alle vicende del tempo.

Certo, il Papa della Rerum novarum non poteva né sapeva distogliere gli occhi dalla realtà storica, e proponeva le formule a suo avviso più idonee per viverla; tali formule non erano soltanto il risultato di un’analisi socio-politica della storia, quanto cioè un corretto e preparato statista o economista sapeva fare, bensì il percorso che, alla luce della fede e della morale cattolica, conduceva l’uomo di quel tempo a comportarsi da vero credente. In secondo luogo, colpisce come nella mente acuta di Leone XIII, le problematiche più gravi potessero essere illuminate e superate da quei mezzi che di norma la scienza disprezza o sottovaluta. In altri termini appare chiaro come questo Papa (la cui grande figura non è forse ancora stata debitamente accolta dalla storia), sia un perfetto seguace di Paolo, nella cui geniale ed ispirata mente si coniugava, insieme con una profondissima sapienza, la consapevolezza di non “sapere altro che Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Corinzi 2,2).

Non è, infatti “la sublimità di parola o di sapienza” a donare ristoro e speranza a questo mondo, ma il completo abbandono in Cristo, cercando di amarlo, di capirlo e di diffonderlo sia pure con quei mezzi che il mondo stima “stolti e deboli, e che Dio ha scelto per confondere i sapienti e i forti”. E quale mezzo più “debole” del Rosario si può immaginare per arrestare i mali del mondo? Quale mezzo più “debole” della preghiera costante, fiduciosa, corale, che se non arresta i violenti almeno dimostra l’esistenza del Dio della pace e dell’amore? Meno di un anno fa un’enorme folla di violenti devastava la città di Genova, sfasciando vetrine e incendiando auto, per contestare le posizioni dei grandi della terra, incapaci di ripartire equamente le ricchezze del pianeta; in un angolo presso il mare, un piccolo gruppo di credenti invocava con la preghiera pane e pace per tutti. Quella preghiera non sembra essere stata, per ora, esaudita, quei credenti si saranno forse un po’ scoraggiati. Ma non sono i risultati in termini quantificabili a contare. Ciò che conta è il contributo di speranza e di pace che soltanto preghiera e sofferenza possono dare a questo mondo sconvolto.

Lætitiæ sanctæ

Questa enciclica, emanata l’8 settembre 1893, vuole essere anzitutto una lode e un ringraziamento a Dio per il 50° anniversario della consacrazione episcopale: “di questo, scrive il Papa, è stata potente mediatrice l’augusta Madre, la cui singolare bontà abbiamo sperimentato moltissime volte nel lungo periodo della Nostra vita”. Il tono e l’impostazione di questi scritti, pur risalendo a poco più di un secolo, sembrano portare il lettore a un tempo lontanissimo, quasi archeologico; ma, oltre l’espressione legata all’epoca, si trovano una purezza di pensiero e una saggezza di insegnamento che davvero vanno oltre ad ogni tempo. Qui il Papa raccomanda la pratica del Rosario contro i tre mali della società moderna, che egli indica nell’avversione alla vita umile e modesta, nella ribellione al dolore e nella dimenticanza dei beni eterni. Contro questi tre mali il rimedio più efficace è quello di meditare i tre gruppi di misteri. I gaudiosi insegnano la semplicità della vita; i dolorosi l’accettazione del dolore, “che si fonda sull’esempio di Colui che in luogo della gioia che gli si parava dinnanzi sostenne il supplizio della croce disprezzandone l’ignominia (Ebrei 12,2); i gloriosi la memoria dei beni eterni, che vanno anteposti a qualsiasi gloria terrena. Sarà Maria a presentare queste suppliche al Figlio, “arginando così i gravissimi mali della società”.

Iucunda semper

L’8 settembre 1894, con questo non breve documento, il Papa esprime la sua “gioiosa attesa e rinnovata fiducia” per il ritorno del mese di ottobre. Esorta con fervore i fedeli a consacrare questo mese alla beatissima Vergine. Infatti “i tempi, forieri di sciagure per la Chiesa e la società, esigono l’aiuto potente di Dio; e Noi riteniamo di poterlo implorare mediante l’intercessione della Sua Madre con quella formula di preghiera di cui il popolo cristiano ebbe sempre a sperimentare la salutare efficacia”.
Il Papa insegna con estrema precisione, basandosi sulla Sacra Scrittura e sulle testimonianze dei santi, come il Rosario esprime e proclama il posto di mediatrice che Maria occupa tra noi e Dio. Nella contemplazione dei misteri, il pensiero del credente va a Gesù attraverso Maria. E per mezzo di Lei le suppliche saranno esaudite. Viene pure sottolineata l’importanza della preghiera vocale, come manifestazione visibile della presenza del fedele dinnanzi a Dio: “se torniamo a ripetere tante volte lo stesso saluto a Maria, è perché la nostra preghiera, debole e difettosa, sia rafforzata dalla necessaria fiducia che in noi sorge pensando che Maria prega in nostro nome”. Ancora, il Rosario è prova della nostra riconoscenza a Dio che, in Maria, “ci dette una mediatrice così potente”.
Adiutricem populi
Pubblicata il 5 settembre 1895, questa enciclica contiene un invito a pregare il Rosario per il ritorno dei fratelli separati d’oriente all’unica Chiesa e per la concordia tra i popoli. Maria è l’aiuto dei
cristiani, la custode della cristianità nell’unità e nell’integrità della fede. Forse più dei precedenti, questo documento costituisce una forte meditazione sulla efficacia della recita del Rosario e ancor più della devozione a Maria come mezzo per ottenere il dono del ritorno dei fratelli dissidenti. È ovvio che non si trova qui un sia pur minimo accenno di carattere ecumenico: i tempi non sono ancora maturi. Maria però è riconosciuta come la Madre universale, che “non può non intenerirsi e muoversi a compassione per tutti gli uomini”.

Fidentem piumque

Questa enciclica porta la data del 20 settembre 1896. Con parole sempre più accorate e con dottrina finissima, facendo sovente ricorso alla Sacra Scrittura, il Papa raccomanda intensamente la recita del Rosario, soprattutto in famiglia. La preghiera mariana della meditazione dei misteri presenta Maria come mediatrice: il Papa riconosce pienamente a Maria questa funzione, che nulla sottrae o aggiunge all’unica mediazione di Cristo. Citando San Tommaso, “tale titolo di gloria – mediatrice – se può applicarsi a qualcun altro che cooperi all’unione dell’uomo con Dio, conviene, in misura ancora maggiore, alla Vergine eccelsa”.

Augustissimæ Virginis

Enciclica del 12 settembre 1897. Con viva soddisfazione il Papa prende atto del sorgere, in quegli anni, di numerosi “pii sodalizi”, cioè confraternite laiche, aventi come forma di apostolato la preghiera del Rosario. Anche in questo anno, quindi, desidera far pervenire ai fedeli una lettera, nell’imminenza del mese di ottobre, con la quale esorta a coltivare la devozione a Maria. Traccia un breve profilo storico delle confraternite e ancora auspica una maggior diffusione della pietà mariana.

Diuturni temporis

L’ultima enciclica mariana di Leone XIII porta la data del 5 settembre 1898. In questo breve scritto si avverte un forte desiderio di cielo: il Papa è ormai molto anziano (ha 88 anni) e vivissimo è il suo senso di gratitudine al Signore, dispensatore di tutti i beni. Ha visto molti eventi, lieti e tristi; ha amato senza limiti la Chiesa; ha lavorato senza sosta per la diffusione del Regno di Dio. Ha molto studiato, scritto, insegnato, pregato; ora desidera ancora raccomandare la devozione a Maria, infondere nel cuore dei fedeli l’amore per Lei, incitare tutti ad invocarla con la preghiera semplice e tanto profonda quanto efficace del Rosario. Indica ancora in Maria la prima obbediente, la prima orante. La Madre di Dio ci dimostra che l’unica obbedienza che coincide con la libertà è l’obbedienza alla Parola di Dio: la Parola di verità che non soffoca mai l’autonomia dello Spirito, ma la provoca e la vivifica.
                                                                     
     Franco Careglio


IMMAGINI:
 1 CARAVAGGIO-Madonna del rosario (part). Kunsthistorishes Museum Vienna /
 2  ICONA: Madonna col Bambino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-6
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