LE ENCICLICHE MARIANE
MARIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA

Nei secoli precedenti, la Chiesa si è sempre mostrata molto cauta nell’incoraggiare la consuetudine o ancor più la familiarità con la Bibbia. Non la si deve, per questo, considerare colpevole della diffusa disinformazione biblica, della quale ancora oggi si avverte il peso. La Bibbia non è un libro facile, e la Chiesa, giustamente, temeva l’errata interpretazione.
Oggi, al contrario, siamo chiamati ad una sempre più profonda e vera dimestichezza con la Parola, suffragata però non dal devozionismo, ma da una adeguata preparazione culturale. Cosa che non poteva essere richiesta a tutti ai tempi di papa Leone XIII. Tuttavia, scorrendo le sue encicliche, proprio quelle dedicate al culto mariano, si nota la frequenza di richiami biblici e di deduzioni provenienti dall’insegnamento scritturistico.

Octobri mense

Questo documento, del 22 settembre 1891, è pieno di tale ricchezza spirituale da meritare di essere meditato anche dopo più di cento anni. La forma e le espressioni sono ovviamente debitrici alla sensibilità e alla cultura del tempo.
Qui il papa, “all’approssimarsi del mese di ottobre, ormai consacrato alla beatissima Vergine”, richiama i vescovi affinché “con il loro zelo autorevole” invitino i fedeli a rivolgersi “con ravvivata pietà alla Madre di Dio, alla potente ausiliatrice del popolo cristiano”. Sono molti i mali che affliggono la Chiesa in questo periodo. Il papa li enumera con meticolosità, quasi calcando la mano sulla triste realtà degli “attacchi diretti, con la più impudente audacia e delittuosa empietà” contro la Chiesa e “la stessa divinità di Cristo”. La storia dà oggi ragione alla diagnosi di Leone XIII, il quale, oltre a vedere lontano, avvertiva il gravissimo pericolo nel quale correva la società allontanandosi da Dio, causa le dottrine e i sistemi filosofici di carattere razionalista. In queste prime pagine dell’enciclica il papa rivela una straordinaria intuizione, una rarissima capacità di avvertire le deviazioni che avrebbero, due decenni dopo, portato allo sfacelo. Egli, per far fronte a tali paurosi pericoli, ravvisa “quanto sia necessario che i cattolici preghino e scongiurino Dio, con fervore e perseveranza senza cessare mai, non soltanto in privato ma ancor più in pubblico”. A sostegno di questo, richiama l’insostituibilità della preghiera, mediante la quale “la Chiesa attraverso i secoli, ripone la sua fiducia soltanto in Dio, a cui, di giorno e di notte, innalza lo sguardo e stende le mani supplichevoli”. Il papa espone nel suo scritto molti esempi di preghiera desunti dalla Sacra Scrittura e dedica i paragrafi successivi al ruolo che Maria ha avuto nella storia della salvezza.
Basandosi su un passo di San Tommaso d’Aquino, afferma che “si può con tutta verità e rigore affermare che, per divina disposizione, nulla ci può essere comunicato dell’immenso tesoro della grazia di Cristo se non per mezzo di Maria. Di modo che, come nessuno può accostarsi al Padre supremo, se non per mezzo del Figlio, così ordinariamente nessuno può accostarsi a Cristo, se non per mezzo della sua Madre”. È un’affermazione forte, che non vuole individuare in Maria, come viene detto appresso, una specie di conditio sine qua non per accostarsi a Cristo. Anzi, in prospettiva cristologica, Maria viene vista e venerata nel suo ruolo di madre, credente e collaboratrice del Figlio nell’opera salvifica. Il primato deve essere sempre più chiaramente riservato a Cristo, in modo che la sua unica mediazione sia posta in salvo senza equivoci. Il papa ben richiama questa essenziale verità: ma al tempo stesso vuole additare in Maria colei che più di ogni altra creatura ha saputo essere strumento docile nelle mani del Salvatore, e proprio per questo il credente non può che pregarla e sentirla come esempio, come sprone, come Colei che intercede per tutte le grazie. Meglio, come è stato scritto da Padre Raniero Cantalamessa in un suo validissimo volume dal titolo Maria, uno specchio per la Chiesa, “Maria è Colei che intercede per ottenere al fedele il dono della grazia, più che delle grazie, legate sempre ai fenomeni umani della malattia, della fatica, della disperazione”. Continuando la sua enciclica – peraltro molto lunga – Leone presenta il rosario come la più bella tra le preghiere rivolte al Signore tramite Maria: “a questo modo di pregare, nel comune linguaggio, è stato dato il nome di corona, perché essa ricorda, in un felice intreccio, i grandi misteri di Gesù e di Maria: le loro gioie, i loro dolori e i loro trionfi. Se i fedeli devotamente mediteranno e contempleranno, nell’ordine dovuto, questi augusti misteri, ne trarranno un mirabile aiuto, sia nell’alimentare la loro fede e preservarla dall’ignoranza e dal contagio degli errori, sia nell’elevare e fortificare il vigore del loro spirito”. Il rosario è la preghiera che ogni cristiano deve fare propria e non tralasciare mai. Attraverso di essa gli uomini rammentino – scrive il papa – di “implorare il più alto di tutti i beni: la salvezza eterna”. Mettendo poi in rilievo la necessità di una preghiera accompagnata da un’autentica penitenza, sentita e vissuta come conversione, l’enciclica esorta a porsi sotto la protezione di Maria, che non mancherà di aiutare il genere umano a “ritornare ai princìpi cristiani, nei quali è riposta la base del benessere pubblico”.

Magnæ Dei Matris

Un anno dopo, l’8 settembre 1892, Leone XIII puntualmente sollecita, ancora una volta, la recita del rosario. Questa nuova enciclica, di estensione pari alla precedente, analizza la drammaticità dell’epoca e la difficoltà nella quale vive ed opera la Chiesa.
Il papa raccomanda di ravvivare la devozione mariana con la recita del rosario, specialmente nel mese di ottobre, per combattere i mali dell’irreligiosità e dell’indifferenza.
Il rosario è scuola di fede e di vita in quanto propone la riflessione sui santi misteri della Redenzione. Ciò che però maggiormente attira l’attenzione in questa enciclica, è lo studio attento sulla figura di Maria, sempre basato sulla Sacra Scrittura: Ella è Madre di misericordia, e da Lei scaturiscono la novità, la salvezza, la vita. “Maria, per il fatto che fu scelta quale madre di Gesù – nostro fratello – ebbe, fra tutte le madri, la singolare missione di manifestare e di spargere sopra di noi la misericordia. Inoltre, come siamo debitori a Cristo di averci resi partecipi del suo diritto di chiamare e di avere Dio per Padre, così gli siamo ugualmente debitori di averci ugualmente resi partecipi del suo diritto di chiamare e di avere Maria come Madre”. L’enciclica si sofferma quindi sulla dimensione materna di Maria, e di conseguenza sulla dimensione materna della Chiesa. Una qualità dell’amore materno della Chiesa è appunto la stessa docilità e accoglienza di Maria, paziente, generosa sollecita e solidale. E il mezzo che ci richiama gli esempi di Maria, e li presenta alla nostra meditazione e attuazione, è sempre il rosario. Attraverso questa preghiera “noi percorriamo la via consacrata dal sangue di Cristo e dalle lacrime di Maria; e la fede non temerà i pericoli dell’ignoranza e degli errori in quei luoghi, in quelle famiglie e presso quei popoli dove è mantenuta nel primitivo onore la pratica del rosario”.
Le riflessioni di questo grande pontefice dovrebbero veramente aiutarci a giungere ad una devozione seria, corretta e piena di gratitudine verso la Madre di Dio. Ella è, come si diceva tempo addietro, il capolavoro di Dio. Padre Raniero, nel libro citato sopra, scrive: “nessun artista si riterrebbe offeso al vedere gli allievi assieparsi intorno al suo capolavoro, rimanerne incantati e contemplarlo a lungo cercando di imitarlo” (pag. 241). Lo stesso dovrebbe avvenire per i cristiani di ogni tempo: vedere in Maria il capolavoro di Dio. La venerazione a Maria va quindi vissuta nella consapevolezza – vivissima in Lei stessa – che Ella era strumento nelle mani di Dio. Sul suo esempio, ciascuno di noi, oggi, in questo tempo tanto complesso, può essere strumento di verità e di pace, collaborando secondo le proprie forze all’obiettivo divino: la salvezza di tutte le genti.

                                                                               Franco Careglio


IMMAGINE:
Madonna del Rosario - Murillo (1670) - Galleria Palatina - Firenze
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-5
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