ENCICLICHE MARIANE /19 :
GIOVANNI PAOLO II

Che la Beata Vergine sia la protettrice e la guida dell’attuale pontificato, che si preannunzia come uno dei più lunghi della storia, è un’evidenza che nessuna ragione può onestamente negare. Sono molte, ormai, le coincidenze e le situazioni nelle quali è troppo chiaro l’intervento di Colei che Giovanni Paolo II invoca continuamente come stella del suo ministero e alla quale ha ispirato il suo motto: Totus tuus. Basta riferirsi alla data del 13 maggio, senza con questo voler fare letture di genere spiritualistico o, meno ancora, apocalittico. Il 13 maggio 1917 la Vergine appariva la prima volta a tre fanciulli intenti a pascolare il loro gregge, a Cova da Iria, una località a circa 3 km da Fatima; il 13 maggio 1981 la Vergine salvava il Papa da un micidiale tentativo di uccisione. È troppo facile spiegare questa uguaglianza di date come una semplice casualità. Un’altra data: il 13 maggio 1967, nel 50° delle apparizioni, Paolo VI si trovava pellegrino a Fatima: accanto a lui vi era l’unica veggente viva, suor Lucia. Insieme si presentarono dinnanzi ad una imponente moltitudine, in un gesto che andava al di là di tutte le scadenze del protocollo. Il significato teologico di quel gesto di Paolo VI è unico: da esso Fatima riceveva la sua conferma definitiva. Anche Giovanni Paolo II, il 12-13 maggio 1982 è stato pellegrino a Fatima in spirito di preghiera e di penitenza, sia per esprimere gratitudine alla Madonna che l’aveva salvato dall’attentato sia per “ascoltare nuovamente, a nome della Chiesa intera, il messaggio risuonato sulle labbra della madre comune, preoccupata per le sorti dei suoi figli” (discorso del 12 maggio 1982 a Fatima). L’indomani, 13 maggio, a Fatima, Giovanni Paolo II rinnovava l’atto di affidamento del mondo intero al Cuore Immacolato di Maria.

Karol Wojtyla

Su di lui sono già state scritte decine e decine di biografie. Senza dubbio è l’uomo più visto, più ascoltato, più studiato, più amato del secolo XX. Non mancano ovviamente i pareri negativi e avversi. Questi però non riescono che ad aumentare la grandezza senza limiti di un uomo che, prima di ogni altra funzione, è stato ed è uomo di Dio, prete e vescovo che pensa ed agisce esclusivamente secondo il vangelo di Cristo. Di uomini del genere il mondo ha enorme bisogno. Sono molti, oggi, i “preti di frontiera”, i “preti di strada”, i “preti degli ultimi”, e il bene che fanno è veramente un dono di Dio. Ma la fede, la forza, la speranza che Giovanni Paolo II suscita e ravviva con la sua preghiera e la sua voce di pace costituiscono la base per ogni iniziativa di giustizia e di carità. Giovanni Paolo II sfugge ad ogni classificazione popolare. Il Beato Giovanni XXIII è stato il “Papa buono”, ed è ben noto ciò che egli è stato per l’umanità e per la Chiesa; Paolo VI è stato il Papa della riflessione teologica, della sofferenza dei grandi mutamenti epocali; Giovanni Paolo I è stato il Papa della bontà e della “maternità” di Dio. Di Giovanni Paolo II si può dire con certezza che è l’uomo che ha scritto parole immortali sulle pagine immortali della storia.
Karol Josef Wojtyla nacque il 18 maggio 1920 a Wadowice, una cittadina non lontana da Cracovia. La madre, Emilia, era casalinga; il padre, Karol, ufficiale dell’esercito a riposo.
Ambedue i genitori erano ferventi cattolici, come la grande maggioranza della popolazione del paese natìo. La mamma morì nel 1929; questa perdita pesò molto sull’animo del piccolo, che, prima e dopo, fu segnato da una serie di lutti familiari. Una sorellina era morta prima che lui nascesse; il fratello maggiore, Edmund, al quale era molto affezionato, morì nel 1932; il padre, infine, lo lasciò nel 1941. A scuola Karol riusciva bene e, accanto agli studi, coltivò intensamente la passione per il teatro. L’invasione nazista della Polonia (1° settembre 1939) segnò una svolta terribile nel Paese e nella vita di Karol. Nel 1940 venne assunto come operaio in una fabbrica; per alcuni mesi lavorò anche in una cava di pietre. Nel 1942 iniziò a frequentare clandestinamente il seminario di Cracovia: nel suo animo era ormai chiara la strada da intraprendere. Verrà ordinato sacerdote il 1° novembre 1946 e poco dopo inviato a Roma a perfezionare gli studi. Presenta e discute una tesi su “la dottrina della fede in San Giovanni della Croce”. In patria è nominato vicario parrocchiale, poi professore all’università di Cracovia. Ha modo così di rafforzare i già intensi e fecondi rapporti con la gioventù. Nel 1953 un altro traguardo accademico: la laurea in filosofia, che gli permette l’insegnamento all’università di Lublino. Non fu facile la vita per il credente, nella Polonia finita dopo il 1945 al di là della “cortina di ferro”; ma più che sulle pratiche possibilità di sopravvivenza della Chiesa oppressa dal regime, Wojtyla concentrò la sua opposizione al regime nell’approfondimento filosofico ed etico delle contraddizioni dell’ateismo come regola di vita teorica ed esistenziale, e sull’affermazione del valore insopprimibile della persona umana (“Persona e atto”, sarà il libro, del 1969, in cui approfondirà filosoficamente questo problema). Nel 1958 Pio XII lo nomina vescovo ausiliare di Cracovia; il 13 gennaio 1964 Paolo VI lo promuove vescovo titolare della stessa città e il 26 giugno 1967 lo crea cardinale. Prima come ausiliare e poi come arcivescovo, Wojtyla partecipa al Vaticano II. Appoggia con forza la dichiarazione Dignitatis humanæ sulla libertà religiosa (7-12-1965; uno dei documenti con il maggior numero di avversari e di voti contrari) e lavora alla preparazione del grande documento Gaudium et spes. Dopo il Concilio, il Cardinale Wojtyla tornerà più volte a Roma con diversi ed impegnativi incarichi. Nel 1976 Paolo VI lo invita a predicare gli esercizi spirituali in Vaticano. A Cracovia si impegna nell’applicare il Vaticano II, incoraggiando preti e laici a metterne in atto gli insegnamenti. Morto Paolo VI, il 6 agosto 1978 e, dopo soli 33 giorni, il suo successore Giovanni Paolo I, i cardinali furono riconvocati per un nuovo ed imprevisto conclave.
Ricostruire che cosa avvenne dopo che il 14 ottobre 1978 i cardinali si ritirarono nella Cappella Sistina, lo dirà – se vi riuscirà – la storia, avvezza ad indovinare, secondo l’arguta battuta manzoniana. Tuttavia, stando ad alcune testimonianze ormai universalmente acquisite, sembra vicina al vero l’ipotesi che la candidatura di Wojtyla sia emersa dopo l’impossibilità di scelta di un italiano, dal momento che la contrapposizione tra due “papabili”, il Cardinale Giuseppe Siri di Genova e il Cardinale Giovanni Benelli di Firenze, si rivelava insormontabile. Comunque siano andate le cose, il 16 ottobre 1978 veniva eletto Papa l’arcivescovo di Cracovia che, in omaggio al suo predecessore prematuramente scomparso, assumeva il nome di Giovanni Paolo II. Per la prima volta dopo 455 anni era stato eletto Papa un non italiano; e, per la prima volta nella storia, un figlio della Polonia saliva al soglio di Pietro.
Diversi e convergenti elementi spinsero il conclave alla scelta di Wojtyla: il fatto che fosse un prelato con l’esperienza quotidiana di vescovo; la sua fermezza nei princìpi, mai in nessun modo attenuata da quella perplessità che – dicono gli uni per criticarlo, gli altri per avvalorarne l’intelligente modernità – furono talora di Paolo VI; la sua esperienza concreta del “socialismo reale”; la volontà di evidenziare l’universalità della Chiesa sciogliendo il suo capo visibile fuori d’Italia. E tutte le speranze e le attese del mondo cristiano furono, in questi 25 anni, adempiute e onorate.
Tra poco, quindi, per la terza volta nella storia (quarta, includendo il pontificato di San Pietro) un Papa celebrerà le sue “nozze d’argento”. Nella sua vecchiaia giovanile, nella decadenza fisica illuminata dalla “speranza ineffabile” (Manzoni), questo uomo, tra i più grandi del secolo, ci insegna a combattere sempre dalla parte della vita, perché Dio è da quella parte, e insieme a guardare il mistero della morte senza lasciarcene schiacciare. È questa l’intenzione di Dio: la stessa intenzione per cui nascono i fiori, ci sono le stelle, vi è l’avvicendarsi delle stagioni, vi sono l’uomo e la donna, vi è il superamento della morte. Questa è l’intenzione unica di Dio, amante della vita, come Giovanni Paolo II ci insegna. Grazie, Santo Padre!

Le Encicliche

A tutt’oggi, Giovanni Paolo II ha scritto 14 encicliche, oltre ad un numero eccezionale di discorsi e di documenti apostolici. In ogni scritto viene ricordata la funzione di Maria nella vita della Chiesa e del credente. Alcuni documenti costituiscono un notevole e particolare contributo al cammino degli studi mariologici.

Le encicliche sono:

– Redemptor hominis. Il mistero della redenzione in Cristo Gesù (4 marzo 1979).
– Dives in misericordia. La misericordia di Dio (30 novembre 1980).
– Laborem exercens. Il lavoro umano nel 90° anniversario dell’enciclica “Rerum novarum” (14 settembre 1981).
– Slavorum apostoli. L’opera evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio dopo 11 secoli (2 giugno 1985).
– Dominum et vivificantem. Lo Spirito Santo nella vita della Chiesa e del mondo (18 maggio 1986).
– Redemptoris mater. La B.V. Maria nella vita della Chiesa pellegrina (25 marzo 1987).
– Sollicitudo rei socialis. Ventesimo anniversario dell’enciclica “Populorum progressio” (30 dicembre 1987).
– Redemptoris missio. La permanente validità del mandato missionario (7 dicembre 1990).
– Centesimus annus. 100° anniversario dell’enciclica “Rerum novarum” (1° maggio 1991).
– Veritatis splendor. Alcune questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa (6 agosto 1993).
– Evangelium vitæ. Il valore e l’inviolabilità della vita umana (25 marzo 1995).
– Ut unum sint. L’impegno ecumenico (25 maggio 1995).
– Fides et ratio. I rapporti tra fede e ragione (14 settembre 1998).
– Ecclesia de Eucharistia. L’Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa (17 aprile 2003).

                                                                          Franco Careglio OFM


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-8
VISITA Nr.