La parola al servizio
della Parola
Come leggere un testo poetico
Poche settimane prima
di morire Joseph Roth, allamico Herman Kesten che gli chiedeva
che cosa avesse scritto di nuovo, rispose riferendosi alla sua
ultima novella La leggenda del santo bevitore, appena terminata.
«Me la raccontò scrive Kesten come
si usa fare tra scrittori, parlando più della tecnica
che del contenuto, più dei riferimenti e degli artifici
che dei passi più belli».
Nella risposta di Roth si possono individuare due modi di accostarsi
ad un testo poetico-letterario: quello che ne privilegia il contenuto
e quello, invece, che ne rileva gli aspetti tecnici, gli artifici
formali. Roth, da «operaio della parola» (DAnnunzio),
si attiene a questultimo «come si usa fare tra scrittori»
(dice lamico Kesten); ma a noi, che non abbiamo titoli
per far parte del «grande artigianato» degli scrittori
(Messina), conviene procedere diversamente, considerando cioè
i due modi di leggere un testo artistico come tendenti ad integrarsi,
in un rapporto di reciproca dipendenza.
Così, dopo un primo momento contemplativo
del testo, che consente di percepirne intuitivamente il contenuto
nel suo insieme, si passa alla verifica dellavvenuta intuizione,
soffermandosi sugli aspetti tecnici del testo o «filtri
formali» (Segre), che danno vita al contenuto stesso, come
già aveva chiarito De Sanctis quando affermava che «la
forma è lanima del contenuto».
Una prova di questo procedimento contenutistico-formale ora indicato
può essere eseguita su un testo poetico-religioso, che
non solo non si sottrae a questa analisi, ma che ne rappresenta,
come avremo modo di constatare più avanti, il momento
più significativo e lesempio più alto.
La preghiera
alla Vergine (Paradiso XXXIII)
Il testo che proponiamo introduce
la preghiera che San Bernardo rivolge alla Vergine nellultimo
canto del Paradiso dantesco:
Vergine Madre, figlia
del tuo figlio,
umile e alta più che creatura
termine fisso detterno consiglio,
tu se colei che lumana natura
nobilitasti sì che il suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Il momento suggestivo della
contemplazione ci richiama immediatamente al mistero del Dio
fatto uomo, del Dio «nato da donna» (San Paolo),
fatta madre nella pienezza della sua verginità. Ma un
mistero non è ancora poesia, sia pure espresso nelle antitesi
più provocatorie: Dio-uomo, Vergine-madre... La poesia
è da ricercare allora nella struttura materiale del testo
e delle sue parti; detto altrimenti, nella forma del testo.
In essa, infatti, si avverte un insistito susseguirsi di coppie
di attributi «di volta in volta antitetici e contradditori»
(Sapegno): in particolare lincipit rinvia al contrasto
fra lessere madre e lessere vergine ed evoca da subito
la destinataria della preghiera: Maria.
Le antitesi e le opposizioni appaiono inoltre costruite in un
crescendo che raggiunge il punto più alto nel contrasto
del Dio creatore (fattore) che si fa creatura (fattura). In uno
scrutinio più attento delle parole e dei suoni posti in
sequenza nella prima terzina, si avverte infine come i termini,
che riprendono le prerogative più alte di Maria, si compongano
in un insieme talmente armonizzato da conferire al contrasto
una rilevanza impossibile a trovarsi in un discorso che non sia
poetico, e insieme da farci sentire, nellarmonia degli
opposti, che ciò che non è conciliabile secondo
criteri naturali diventa vero sul piano che sopravanza
la natura.
Alla opposizione dinizio, infatti, Vergine Madre, risponde
la successiva coppia figlia del tuo figlio, dove figlia rinvia
a Vergine, mentre del tuo figlio riporta a Madre. Parimenti,
a Vergine Madre risponde umile e alta, dove lattributo
umile conviene propriamente a Vergine, mentre alta spetta chiaramente
a Madre. Ne può derivare una nuova lettura dei termini
armonicamente combinati nei primi due versi della terzina:
Vergine
figlia umile
Madre del tuo figlio alta
e ancora, il terzo verso delle
stessa terzina, che celebra Maria
come:
termine
fisso detterno consiglio
contiene lantitesi «fra
leternità del decreto divino e la fissità
del termine» (Pistelli), ma, insieme, ne rivela la continuità,
marcata dal rincorrersi del gruppo dei suoni /ter/ presenti in
termine e in etterno.
Il segreto
della poesia
Se per noi lettori i materiali
linguistici, strutturati nel testo, costituiscono lo strumento
per validare (o anche per invalidare!) lipotesi inizialmente
formulata circa il contenuto della composizione, per il poeta-scrittore,
che li manipola tecnicamente per comporli in un armonico mosaico,
essi rappresentano la materia su cui operare perché
prendano vita nuovi contenuti e inediti significati, come dagli
inanimati blocchi marmorei sono usciti il Mosé
e il David di Michelangelo...
È il segreto della poesia, o del testo artistico, in cui
la lingua, a tutti i suoi livelli (lessicale, sintattico, fonico...),
assume una assoluta autonomia rispetto al mondo delle cose:
le parole infatti cessano di sostituire le cose (Jakobson)
per dar vita a nuovi significati. Si dice anche che la lingua
poetica diventa lingua altra o grande metafora,
che crea il proprio mondo, un mondo altro
o unaltra verità (Pomilio, Luzi...).
Per verificare questo straordinario «potere della parola»
(Barberi Squarotti) ci affidiamo allInfinito di Leopardi,
che ci consente di passare successivamente al confronto fra il
testo dellidillio e La preghiera alla Vergine, a cui ci
preme ritornare.
In apertura della composizione ricorrono due termini palesemente
referenziali: questermo colle e questa siepe, il cui valore
denotativo si perde via via che si procede nella lettura del
testo, per assumere il significato altro di una immaginaria
linea di confine fra il finito e linfinito,
oltre la quale il poeta si finge sovrumani / silenzi,
e profondissima quiete.
Al finito dellincipit si contrappone lesplicito
richiamo allinfinito silenzio del verso 10, che ritorna
nella metafora della distesa del mare, con cui si chiude lidillio:
e il naufragar mè dolce in questo mare. Tutto lo
svolgimento si può così contenere negli estremi
dellapertura e della chiusura: da questermo colle
e questa siepe a questo mare, nella risignificazione altra
che essi assumono: dal finito allinfinito.
Poesia e
profezia
Unattenzione ai materiali
linguistici e agli artifici che li compongono in armonica struttura,
è tanto più dobbligo quando ci si accosta
a testi poetico-religiosi, in cui le tecniche formali, presenti
in tutti i testi artisticamente elaborati, rappresentano un peculiare
potenziamento e una singolare intensificazione
delle potenzialità più recondite della lingua.
P. Ricoeur ne parla in termini di espressioni-limite,
che nel testo della Preghiera alla Vergine si configurano in
forti antitesi e opposizioni, come si avverte fin dallapertura:
Vergine Madre, figlia del tuo figlio. Le espressioni-limite
rispondono, sempre secondo Ricoeur, a situazioni-limite
a cui il testo si adegua, plasmandosi, nel nostro
caso, ai misteri del Dio-uomo e della Vergine-madre.
Dove emerge la distanza che intercorre fra il testo poetico-religioso
e il testo poetico non religioso: questultimo, infatti,
come si è detto a proposito dellInfinito, crea il
proprio mondo, il mondo altro della finzione poetica;
mentre il testo religioso al mondo altro (alla situazione-limite),
che esiste ancor prima del testo, si adatta per svelarlo,
attraverso gli strumenti linguistici di cui lartista dispone,
in modalità mai compiute, poiché la parola,
anche poetica, è sempre insufficiente dinanzi alla Parola.
Ma la parola ora si fa profezia nel senso
di rivelazione, di tentativo volto a sollevare, quanto
è possibile, il velo del Mistero di Dio alluomo,
che vi si accosta e lo contempla, al tenue chiarore che emana
dalla poesia.
Germano Proverbio SDB
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-8
VISITA Nr. 