ENCICLICHE MARIANE
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GIOVANNI PAOLO I
Maria santissima, regina
degli apostoli, sarà la stella fulgida del Nostro pontificato
Tra qualche
settimana si compiranno 25 anni da quando queste parole vennero
pronunciate, durante il suo primo radiomessaggio del 27 agosto
1978. Un quarto di secolo: non è poco, oggi, con la storia
che corre ad una velocità mai conosciuta. Viene da chiedersi
che cosa possono significare 33 giorni dinnanzi a 25 anni. Significano
un passo avanti di questa nostra Chiesa, una luce improvvisa
che si accende e rafforza la speranza mediante il sorriso di
un pastore che pensa e parla con il cuore di un bambino: Giovanni
Paolo I. I suoi insegnamenti, come Sommo Pontefice, sono ovviamente
pochi. Si tratta di discorsi e di interventi che danno un chiaro
indizio del suo stile di pastore universale. Prima di accostarli
è opportuno qualche accenno su questo pontificato, tra
i più brevi della storia.
Albino Luciani,
vescovo di Roma
Alle 19,20 del 26 agosto 1978,
dopo unesile colonna di fumo che lasciava spazio ad interpretazioni
sul colore, la folla immensa riunita in Piazza San Pietro vede
qualche segno di movimento là in alto, dietro le logge
della Basilica. La tenda della vetrata centrale viene mossa.
La vetrata si apre. Spunta la croce, e dietro di essa il cardinale
Pericle Felici. Un boato della folla, un applauso, poi un irreale
silenzio. Felici comincia scandendo le parole latine con estenuante
lentezza: annuntio vobis gaudium magnum. Habemus papam. Eminentissimum
ac Reverendissimum Dominum Albinum Sanctae Romanae Ecclesiae
Cardinalem Luciani, qui sibi nomen imposuit Joannis Pauli I.
Le ovazioni, che hanno interrotto più volte lannuncio,
adesso ne sottolineano la portata storica. In attesa che leletto
venga ad impartire la benedizione, passano di bocca in bocca
le domande sulla sua figura. Luciani? Chi è? Da dove viene?
Quanti anni ha? Le informazioni corrono velocissime e frammentarie.
La gioia di avere il Papa si unisce a quella di avere questo
Papa, figlio di modesta gente, amabile, sorridente, proveniente,
per la terza volta in questo secolo, da Venezia. Il ricordo di
Giovanni XXIII rivive sulle labbra di tutti. I commenti comunque
si fissano sulle sorprese di questa giornata che resterà
scritta nella storia. Prima sorpresa, la rapidità dellelezione.
Chi avrebbe pensato ad una fumata bianca questa sera? Tutte le
previsioni erano in senso inverso. Sorpresa anche per la persona
delleletto, che soltanto marginalmente figurava nelle liste
dei cosiddetti papabili, ed era sconosciuto ai più.
Sorpresa per il doppio nome che egli ha assunto, il primo nella
storia, abbinando insieme Giovanni e Paolo e iniziando quindi
una nuova categoria nellonomastica dei Pontefici. Il primo
discorso pubblico di Giovanni Paolo I è frutto evidente
dello Spirito di Dio. Anzi, è lo Spirito a parlare. La
semplicità e la trasparenza, unite al candore di un cuore
di fanciullo, dimostrano ancora che non è la scienza ad
incidere nella storia, ma la saggezza che viene da Dio. Un discorso
nel quale si avverte immediatamente la grandezza di questo Papa
che, proveniente dalle cattedre di Filosofia, assunse il linguaggio
della più profonda sapienza: la sapienza dei fanciulli
(come insegnano Matteo, Marco e Luca: 19,13; 10,13; 18,15). È
utile rileggere quel discorso di 25 anni fa.
«Ieri mattina sono andato alla Sistina a votare tranquillamente.
Mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è
cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini
mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno ha detto: Coraggio!
Se il Signore dà un peso, dà anche laiuto
per portarlo. E laltro: Non abbia paura! In
tutto il mondo cè tanta gente che prega per il Papa
nuovo. Venuto il momento, ho accettato. Dopo si è
trattato del nome, perché domandano anche che nome si
vuol prendere e io ci avevo pensato poco. Ho fatto questo ragionamento:
Papa Giovanni ha voluto consacrarmi con le sue mani, qui nella
basilica di San Pietro, poi, benché indegnamente, a Venezia
gli sono succeduto sulla cattedra di San Marco, in quella Venezia
che è ancora tutta piena di Papa Giovanni! Lo ricordano
i gondolieri, le suore, tutti. Poi Papa Paolo non solo mi ha
fatto cardinale, ma alcuni mesi prima, sulle passerelle di Piazza
San Marco, mi ha fatto diventare tutto rosso davanti a 20 mila
persone, perché sè levata la stola e me lha
messa sulle spalle, io non son mai diventato così rosso!
Daltra parte in quindici anni di pontificato questo Papa
non solo a me, ma a tutto il mondo ha mostrato come si ama, come
si serve e come si lavora e si patisce per la Chiesa di Cristo.
Per questo ho detto: mi chiamerò Giovanni Paolo. Io non
ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né
la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono
al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi
aiuterete con le vostre preghiere».
Ispirato
alla semplicità
Albino Luciani nacque a Forno
di Canale dAgordo (Belluno) il 17 ottobre 1912. Giovanetto,
entrò nel seminario di Feltre e proseguì gli studi
in quello di Belluno, dove venne ordinato sacerdote il 7 luglio
1935. Appassionato di lettura e dotato per gli studi, conservò
la sua naturale modestia che, insieme allumiltà
e alla semplicità, lo caratterizzò anche da Patriarca.
Conseguì la laurea in teologia alluniversità
Gregoriana di Roma. Giovanni XXIII riconobbe nel giovane e dotto
sacerdote la capacità di essere vescovo: prima di Vittorio
Veneto (1958) e poi, 15 dicembre 1969, patriarca di Venezia.
So che lei è un famoso professore. Quando parlerà
ai fedeli, dimentichi il tono dottorale e si ispiri alla semplicità
di Nostro Signore. Il vescovo Luciani non dimenticò
mai queste parole piene di stima e di affetto di Papa Roncalli,
e la dimostrazione sta nel discorso della sera del 26 agosto.
Fu scelto per la sua personale esperienza di sacerdote vissuto
sempre a contatto con la gente, per la sua disarmante mancanza
di diplomazia e per la bontà del suo carattere. Linizio
ufficiale del pontificato di Giovanni Paolo I venne celebrato
con la massima semplicità: scomparvero la tiara, i flabelli,
il baldacchino e la sedia gestatoria. Alla cerimonia, trasmessa
in mondovisione, partecipò una folla di duecentomila persone.
Anche le udienze del mercoledì raccolsero non meno di
15 mila persone ciascuna: in pochissimo tempo Giovanni Paolo
I aveva creato attorno a sé una grande corrente di simpatia,
dovuta al suo stile affabile e alla sua bontà.
Limpronta marcatamente religiosa e pastorale non va nemmeno
evidenziata, tanto gli era connaturale. Gli veniva dalla profonda
spiritualità, dal suo contatto continuo con il Signore,
dalla sua grande devozione a Maria, come attestano i suoi scritti
da vescovo. Come Papa, poté intervenire ben poco. Di lui
resta soprattutto il sorriso, un sorriso dallindole educativa,
che ispirava gioia e riflessione. Ma non va ricordato come il
Papa del sorriso. Va ricordato come il pastore saggio
e prudente, che, pur inseritosi nel solco dei suoi predecessori,
si è mosso come in una sfera di superiore libertà.
Una libertà che viene dalla totale fiducia in Dio, dimostrata
al massimo accogliendo le chiavi pesanti del pontificato.
Il suo cuore era già provato, la sua salute (mai stata
florida) già provata da interventi chirurgici, non resse
allenorme peso psicologico dellimpegno di Papa. Si
affidò, allinizio del pontificato, alla tutela della
Vergine, come bene espresse nellomelia del 3 settembre
1978, durante la celebrazione dinizio del ministero di
sommo pontefice. Unomelia iniziata in latino, proseguita
in italiano e in francese, conclusa con uninvocazione a
Maria che esprime come la vita di Albino Luciani sia stata in
ogni momento illuminata dalla bontà e dalla fermezza della
Vergine. Usa ancora qui il plurale maiestatico, il
solenne Noi che subito dopo scomparirà per
sempre: Circondati dal vostro amore e sostenuti dalla vostra
preghiera, iniziamo il Nostro servizio apostolico invocando come
splendida stella del Nostro cammino la Madre di Dio, Maria, Salus
populi romani e Mater Ecclesiæ che la
liturgia venera in modo particolare in questo mese di settembre.
La Vergine, che ha guidato con delicata tenerezza la Nostra vita
di fanciullo, di seminarista, di sacerdote e di vescovo, continui
ad illuminare e a dirigere i Nostri passi, perché, fatti
voce di Pietro, con gli occhi e la mente fissi al suo Figlio,
proclamiamo nel mondo, con gioiosa fermezza la nostra professione
di fede: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
Amen.
Per un disegno arcano che alla mente umana non è dato
di comprendere, Giovanni Paolo I nella notte tra il 28 e il 29
settembre venne chiamato a celebrare la liturgia celeste.
Resta, come si è detto, un passo avanti nel cammino della
Chiesa. Un sole che lha illuminata e riscaldata, che lha
fatta sentire più cuor solo e anima sola.
Giovanni Paolo I ha svolto un magistero frutto della sua grande
statura umana e spirituale, rispondente alle attese del tempo,
da farlo sentire immediatamente vicino e partecipe dellumana
vicenda. La sua venuta e la sua scomparsa appaiono come una traduzione
corrente della famosa frase di Gesù: ancora un poco e
non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete, e la vostra afflizione
si cambierà in gioia (Gv 16,16-20).
Franco
Careglio OFM
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-7
VISITA Nr. 