ANNO DEL ROSARIO:
IL SENSO DI UNA SCELTA

È difficile entrare nella logica della preghiera del Rosario senza aver prima meditato sulla centralità di Cristo. Perché? Perché, come diceva Santa Teresa d’Avila, la preghiera non è una tecnica di approccio ma è un mettersi davanti a Dio e dialogare con Lui. Ora, tutto questo non si improvvisa. Occorre non solo la disponibilità nel fermarsi, ma è indispensabile riflettere sul significato della Presenza divina.
Quando si parla di silenzio nella preghiera, si intende proprio aiutare a vivere l’incontro con Dio. Senza formalismi e senza ricorrere a schemi rigidi. Quando si vuole incontrare Dio, ciò che conta è la fiducia, l’amicizia e l’affidamento.

L’incontro con Cristo nel Rosario

Il Rosario può accompagnare verso l’incontro con Cristo? Lo può fare perché ha in sé la contemplazione dei Misteri della Redenzione, perché consente di elevare la mente verso ciò che è trascendente e perché l’avvicinarsi alla figura di Maria è in realtà un entrare nella dinamica salvifica, nella stessa lezione storica dell’Incarnazione.
Anche Maria ha dovuto comprendere, ha percorso anche lei un cammino di fedeltà e ha espresso una volontà di adesione a Dio mediante un affidamento profondo e totale. Ella ha evidentemente un ruolo particolare poiché ha ricevuto dei doni specifici da Dio per poter svolgere il ruolo di Madre di Dio e di Madre della Chiesa poiché lei ha vissuto i primi istanti della Chiesa nascente. Questa peculiare funzione materna di Maria, tuttavia, non esclude il credente dal seguire, nell’ambito della propria vocazione, il modello mariano.

Come Maria

Il modello mariano non è un fatto caratterizzato da regole dure che mortificano l’originalità della persona. Ma è un evento di vita. Così Maria si fa incontro in una casa, cammino verso una parente, si fa ospite in una festa dove si celebra l’amore sponsale, si fa presenza nei villaggi della Palestina, diventa partecipazione angosciata a Gerusalemme e diviene silenzio sul Golgota, fino al Cenacolo, dove si mostra sorella e madre. In un certo senso noi la “scopriamo” nella sua specifica vocazione perché è il Signore stesso che ci facilita la lettura della realtà di Maria, proprio mediante le parole dell’angelo Gabriele. Se non avessimo quelle informazioni iniziali ci sarebbe molto più difficile decifrare il vissuto della Vergine. In quelle parole noi scopriamo che Maria è una vita offerta a Dio e in questa sua oblazione, lei propone a ciascuno di noi di essere un’altra vita offerta a Dio. Solo in questo contesto oblativo anche noi percorriamo un itinerario di comprensione di quella che è la volontà di Dio, ossia la chiamata che Lui ha per noi.

Ecce ancilla Domini

Si è discusso molto sul come intendere una vocazione. Specialmente la propria vocazione. Qualcuno si è spinto ad affermare che non sempre è possibile capire la voce di Dio perché molti sono i condizionamenti che circondano un soggetto e che lo spingono verso scelte diverse. In realtà, molte voci del nostro tempo hanno sviluppato i loro ragionamenti semplicemente escludendo la preghiera, la vita sacramentale e di carità.
Nella preghiera del Rosario la presentazione dei Misteri della vita di Cristo è centrata sulla Parola e sull’esperienza diretta dell’incontro con il Padre. Maria, in particolare, apre il proprio animo al Signore attraverso quell’esperienza unica che è l’Annunciazione. Il suo “eccomi” è innocenza, è generosità, è apertura senza condizioni. Ma è anche un “eccomi” che la Vergine pone in atto recandosi in fretta verso il villaggio di Elisabetta. Quindi, l’itinerario di fede della Madonna passa per un cammino di servizio. E in questo scopre e realizza la propria vocazione che richiede, come condizione necessaria, un cuore generoso e aperto che ponga al centro della vita non la propria realizzazione, ma la felicità degli altri.

Nella preghiera del Rosario si manifesta la volontà dell’orante

Seguire Maria, vivere Maria, diventa così un rinnovare continuamente a Dio la propria volontà di partecipazione al Disegno salvifico. Il fedele prega, quindi, perché vuole operare attivamente nella Chiesa. Perché è in questa Chiesa che trova Maria. E perché è dentro questa Chiesa che cresce nella fede, nella speranza e nella carità.
Tutto ciò ha tante conseguenze: occorre superare l’ignoranza religiosa, i ritualismi inventati dalle paure umane, l’attaccamento a tutto ciò che non salva. L’allontanamento dai falsi profeti, la pseudo cultura della non vita.
Maria esce dalla propria abitazione per andare da Elisabetta, ma “esce” anche dalle proprie sicurezze, dal quieto vivere nel proprio villaggio, da interessi locali, dal giro di amicizie definito. Maria “esce” perché è iniziata per lei l’ora dell’affidamento. Ripercorrere con lei gli eventi della salvezza, vuol dire accordare la nostra volontà con la sua, con lei che è stata la prima discepola del Signore. Per questo, meditando il Rosario, possiamo allineare la nostra volontà con quella di Dio per noi, sull’esempio di Maria.

Esiste una preghiera senza affidamento?

Quando si ha bisogno di un favore non ci si affida a qualcuno, ma ci si raccomanda. Nell’affidamento è tutta la persona che si mette nelle mani di un altro; nella raccomandazione, invece, c’è un’alleanza che dura fintanto che si tiene in piedi la conoscenza importante e strategica. L’affidamento si sostiene invece mediante la comunione di vita, nella gioia, nella festa, nella pace, nella continua scoperta di Dio che fa nuove tutte le cose. Maria ci insegna anche questo. Poiché in ogni avvenimento della Salvezza, ossia in ogni Mistero, lei è stata colei che si è affidata totalmente a Dio. Per questo, tutta la preghiera del Rosario trova un suo perché se si ha chiaro il senso dell’affidamento.

Vivere nella Chiesa nascente

Maria segue il Figlio fino al Calvario. Partecipa nel suo cuore alla Passione, all’agonia, alla morte di Gesù. Partecipa come può farlo una madre. Fino a quell’ora particolare di gloria nella quale il Risorto dimostra di aver sconfitto la morte e così redento l’umanità di ieri, di oggi e di sempre. Eppure, a ben vedere, è proprio da questo momento che emerge un altro grande insegnamento di Maria.
Ella è stata Madre di Dio, ma è diventata anche discepola del Figlio e ora, nella Chiesa nascente, è la testimone, mentre realizza in pieno quella funzione materna nei confronti di ogni figlio di Dio. Diventa quindi segno di comunione ed elemento propulsivo verso l’unità.
La presenza di Maria nel Cenacolo, insieme con gli Apostoli, è segno di autenticità, di rispetto e di aperto sostegno. È segno di autenticità perché con la sua presenza, la Vergine conferma che quella comunità, riunita in quel luogo e segnata dallo Spirito è veramente la Chiesa di Cristo. Lei è la Madre che certifica che lo Spirito che si riceve è quello del Figlio. Per questo è la testimone unica e privilegiata. Unica perché solo lei è la Madre che riconosce lo Spirito del Figlio; e privilegiata, perché per potere esercitare questo suo ruolo di testimone è divenuta Madre di Dio.
Inoltre, lei è segno di rispetto perché la sua posizione non appare dominante, ma è presenza posta a fianco dei figli e si fa presenza premurosa soprattutto verso i rappresentanti del Figlio suo.
È segno aperto di sostegno, perché chi vuol aiutare non si allontana mai dai luoghi dell’offertorio quotidiano, e Maria sceglie di rimanere a Gerusalemme perché la Chiesa che nasce ha bisogno di una Madre.
In tale contesto, qualcuno potrebbe affermare: la Chiesa è ormai nata, in che senso la Vergine, ora, può essere modello per la nostra vita quotidiana? Come possiamo seguirla in questo suo essere presente nel momento della Chiesa nascente?
Anche qui la risposta non può che collocarsi nel Mistero di Cristo. È vero che il Signore Gesù ha fondato una sola volta la sua Chiesa e che quindi l’esperienza storica del Cenacolo non può ripetersi; ma è anche vero che tutta la realtà della Chiesa è nel suo dinamismo una fonte continua di nascita: nascita alla Grazia, nascita di conversione, nascita di vocazione, nascita di carità, nascita di eroismi, nascita alla Vita eterna.
Tenendo presente questo contesto, si può affermare che ogni figlio di Dio segue Maria, e vive Maria, sostenendo proprio queste nascite e aprendo sempre più lo spazio al Dio della vita.

Anno del Rosario, anno di Grazia

In realtà, la nostra riflessione si potrebbe approfondire ulteriormente sia perché ognuno di noi è chiamato continuamente da Dio a rinascere nella Grazia, e sia perché ogni Chiesa locale è chiamata, proprio come famiglia di Dio a rinascere nella fede, nella speranza e nella carità, cancellando tutto ciò che è non testimonianza, non fedeltà, non sequela.
Questo anno del Rosario diventa così un anno di Grazia perché, attraverso l’iniziativa di Giovanni Paolo II, ci viene proposto di rompere tutto ciò che è monotona ripetizione meccanica di espressioni religiose devitalizzate e di ricominciare a pregare partendo dall’esperienza vera dell’incontro diretto con Dio. Con l’aiuto di Maria.

                                                             Pier Luigi Guiducci


IMMAGINE:
Lorenzo di Credi: Anncunciazione alla Vergine, Uffizi, Firenze
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-6
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