MARIA NEL MAGISTERO
DELLA CHIESA - 22
REDEMPTORIS MATER:
La Mediazione di Cristo
e di Maria
Lultima
parte della Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II affronta il
tema, non facile né trascurabile, della mediazione di
Maria. La teologia ha molto studiato la verità e la funzione
della mediazione, fornendo al depositum fidei utili chiarificazioni
che lautorità della Chiesa, assistita dallo Spirito
di Dio, ha talora accolto, talora respinto. Il concetto di mediazione
indica un atto, non proveniente da se stesso ma voluto e svolto
da qualcuno: il mediatore. In genere mediatore è colui
che in qualche modo stabilisce o sostiene fra due altri una relazione,
la quale senza di lui non sarebbe o non potrebbe essere. Si tratta
di un concetto in uso nellambito civile, politico e religioso
di ogni tempo. Si pensi a Mosè, mediatore tra Dio e il
popolo che Dio stesso si era scelto. Mosè, universalmente
riconosciuto come il primo liberatore di un popolo nella storia
dellumanità, accogliendo e soffrendo il suo faticoso
ruolo di mediatore, restituisce al popolo la libertà,
la coscienza, la dignità.
La mediazione
nel Nuovo Testamento
Gesù
è colui che riconcilia il mondo con Dio (2 Cor 5,18-21)
e riappacifica cielo e terra (Col 1,19-20). Il Nuovo Testamento
applica esplicitamente questa categoria/titolo a Gesù
tre volte: nella lettera agli Ebrei 8,6: Egli è
il mediatore di unalleanza migliore; in Eb 9,15:
Egli è mediatore di una nuova alleanza; in
1 Tim 2,5-6 si dice: Uno solo è Dio e uno solo il
mediatore fra Dio e gli uomini, luomo Gesù Cristo,
che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Ancora, il
prologo del Vangelo di Giovanni, uno dei passi più potenti
del Nuovo Testamento (tanto che nel canto XXVI del Paradiso Dante
lo definisce lalto preconio che grida larcano/di
qui là giù sovra ogni altro bando, vv. 44-45),
indica il Verbo come Colui con il quale tutto è stato
fatto (Gv 1,3): il Padre, cioè, ha creato e porta a compimento
il mondo per mezzo di Lui, in Lui e in vista di Lui (vedi anche
1 Cor 8,6, Col 1,15-17, Eb 1,1-3). In altri passi la funzione
mediatrice di Gesù è espressa in tanti diversi
modi, facendo bene rilevare come, attraverso lofferta di
sé, Egli è assurto al ruolo di pontefice,
secondo letimologia propria di questo termine, cioè
colui che fa un ponte, che unisce. Si tratta quindi di una verità
assoluta, ferma, chiarissima. Una verità al cospetto della
quale non si può far altro che ripetere la parola ebraica
amen, dotata di forza divina, che esprime un qualcosa che lumano
non può né scalfire né rimuovere. Parola
immensa, lamen, che il linguaggio comune normalmente maltratta
e utilizza alla stregua di un timbro.
La mediazione di Cristo
nella teologia
La tematica della mediazione di Gesù ebbe sempre grande
rilievo nella storia della teologia, dallepoca apostolica,
come si è detto, allepoca odierna. La teologia protestante
lha esaltata al punto di escludere qualsiasi altra forma
di mediazione, come quelle di Maria e dei santi, ritenute offensive
e pregiudiziali per quella di Cristo. La teologia contemporanea,
sia cattolica che protestante, ha continuato con la massima attenzione
la tematica del Cristo mediatore, sia perché costituisce
larticolo fondamentale della fede cristiana sia per il
fatto che è un punto sul quale le due confessioni cristiane
convengono pienamente.
Quindi, in quanto lumanità nel suo insieme da Dio
è pensata, creata, accettata nonostante la sua colpa,
redenta e santificata in e con Cristo, e precisamente in modo
definitivo e irrevocabile, Gesù è il mediatore
assoluto, lunico mediatore. Nellambito dellunità
di tutti i redenti unità sostenuta solo da Cristo
ognuno è importante per laltro (poiché
ognuno è voluto nella totalità dellessere
e delloperare di questa unità) e ciascuno ha per
ogni altro un significato corrispondente alle proprie caratteristiche
e al proprio posto. Si può quindi dire (con cautela e
con senso derivato) che chiunque viva in grazia coopera alla
salvezza altrui. Quante volte, infatti, nella realtà quotidiana,
ci si raccomanda alla preghiera di persone note e stimate per
la loro fede, bontà e dirittura morale? Non è forse,
questa, una forma certo diversa, blanda, anche epidermica se
si vuole, di richiesta di mediazione che di nulla
scalfisce e per nulla attenta alla mediazione unica di Cristo?
Perciò, se io mi raccomando alla preghiera di una persona
universalmente ritenuta buona, o se mi raccomando alle anime
trapassate a me care, quanto più posso e devo fidarmi
della mediazione di Colei che occupa una posizione
unica nella storia della salvezza.
La mediazione di Maria
La terza parte della Redemptoris Mater, avente appunto per titolo
Mediazione materna, si sviluppa nei seguenti 3 capitoli:
1. Maria, serva del Signore.
2. Maria nella vita della Chiesa e di ogni cristiano.
3. Il senso dellanno mariano.
(Lultimo capitolo fa riferimento allanno mariano
indetto nel 1987, anno di pubblicazione dellEnciclica).
Con estrema chiarezza il Santo Padre, seguendo la Sacra Scrittura
e linsegnamento del Concilio, affronta questo delicato
problema, ripetendo il suo forte amen sul fatto che la centralità
di Cristo non è un dubbio (unaporia, direbbero i
filosofi) da risolvere per far spazio a Maria, ma è il
fondamento irrinunciabile di ogni discorso dottrinale. Non ha
senso, né comune né filosofico, pensare ad una
competizione tra Maria e Cristo, né si può dare
alcuna possibilità di inficiare il carattere divino e
donato della salvezza. Ogni compito mariano sgorga dalla
sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione
di Lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua
efficacia (LG, 60). Proprio su questo dato del Vaticano
II, il Santo Padre porta avanti il suo insegnamento mariano,
evidenziando lardente carità di Maria, intesa ad
operare in unione con Cristo la restaurazione della vita soprannaturale
delle anime. Ella entra in modo del tutto personale nellunica
mediazione fra Dio e gli uomini... Se Ella stessa per prima ha
sperimentato su di sé gli effetti soprannaturali di tale
unica mediazione già allAnnunciazione era
stata salutata come piena di grazia allora
va detto che per tale pienezza di grazia e di vita soprannaturale
era particolarmente predisposta alla cooperazione con Cristo,
unico mediatore dellumana salvezza. E tale cooperazione
è appunto questa mediazione subordinata alla mediazione
di Cristo. Nel caso di Maria, si tratta di una mediazione speciale
ed eccezionale, fondata sulla sua pienezza di grazia, che si
traduceva nella piena disponibilità della serva del Signore.
In risposta a questa disponibilità interiore di sua Madre,
Gesù Cristo la preparava sempre più a diventare,
per gli uomini, madre nellordine della grazia. Ciò
indicano, sia pure in modo indiretto, certi particolari annotati
dai sinottici (Lc 11,28; 8,20-21; Mc 3,32-34; Mt 12,47-50) e
ancor più dal Vangelo di Giovanni (2,1-11; 19,25-27).
A tal riguardo, le parole pronunciate da Gesù sulla croce
in riferimento a Maria e a Giovanni sono particolarmente eloquenti
(39).
Maria, dunque, intende favorire il contatto delluomo con
Cristo. Per spiegare questo compito, prosegue linsegnamento
papale, il Concilio preferisce tralasciare il titolo di corredentrice
ed accoglie quello tradizionale di mediatrice inserendolo
in un elenco di altri titoli equivalenti (LG, 62) e lasciando
così intuire lobiettivo di non ledere minimamente
il ruolo di Cristo.
Inoltre il Concilio presenta Maria come madre nellordine
della grazia (LG, 61); questo termine riassume la vita
di Maria al fianco di Cristo e ne qualifica il compito in base
a questa relazione. La maternità di Maria è impegno
a seguire il Figlio in una totale adesione al movimento di carità
che dal Padre si diffonde verso lumanità. Di conseguenza
Deipara est Ecclesiae typus, cioè la preparatrice
di Dio è tipo della Chiesa: nel mistero della Chiesa,
infatti, Maria è andata avanti per prima, fornendo
un modello singolare di vergine e di madre (LG, 63).
La maternità della Chiesa
In questa visione ecclesiale, la Chiesa assume, proprio grazie
a Maria, unimmagine sempre più materna, unimmagine
di una società santa e santificante. In questo senso,
il grande teologo svizzero Hans U. von Balthasar (1905-1988)
parlerà di una dimensione mariana della Chiesa per indicare
quella apertura e docilità a Dio e quella corrispondenza
alla grazia che pienamente si riconoscono in Maria e che Ella,
con il suo amore, offre ad ogni cristiano. Da Maria, insegna
il Santo Padre, la Chiesa apprende la sua maternità: essa
riconosce la dimensione materna della sua vocazione, legata essenzialmente
alla sua natura sacramentale, contemplando larcana santità
di Lei, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la
volontà del Padre. Nella vita di ogni cristiano, membro
vivo e vivificante della grande famiglia della Chiesa, la devozione
a Maria non è e non deve rimanere un atto intimistico,
ma deve divenire lespressione visibile della possibilità
di vivere la volontà di Dio. In questa giusta considerazione
di Giovanni Paolo II, si riconosce un elemento validissimo per
una nuova e autentica rievangelizzazione: conoscere, con la preghiera
e con limitazione, la verità di Maria, significa
sostenere lo sforzo per fare della propria vita il luogo dellapertura
e dellincontro con Dio, il luogo della fede, della speranza
e della carità.
Sta per aprirsi al cuore e allimpegno del credente un nuovo
anno. È un preziosissimo tesoro, unoccasione stupenda
per percorrere ancora lavventura (e la sfida!) appassionante
della fede.
Vivere con Maria, invocandone la generosità materna, significa
riappropriarsi di tre fondamentali elementi, costitutivi della
fede: ladorazione di Dio, principio e fine della vita;
la memoria (le grandi cose operate da Dio nel suo
popolo, nella fanciulla di Nazaret, in ogni credente che a Lui
si abbandona) e la speranza (lattesa faticosa e vigilante
del giorno in cui le attese umane sono state e saranno realizzate
nella Terra promessa, dove le cose di un tempo saranno scomparse,
come insegna lApocalisse); terzo, ma non di minore importanza,
la solidarietà fra tutte le genti.
Questa è la sapienza dellumile figlia del popolo,
toccata da una grazia e da un compito immensamente più
grandi di lei; questa è la grande sapienza che dobbiamo
acquisire, nella fedeltà e nel sacrificio, nella meditazione
e nella preghiera.
Franco Careglio
OFM
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2003-11
VISITA Nr. 