POESIA RELIGIOSA:
POESIA
MOSAICO DI PAROLE
Proseguendo
nel percorso inaugurato con la lettura di brani poetici celebrativi
del grande Annuncio, proponiamo ora testi, che riprendano la
narrazione del compimento dellevento annunciato: la Nascita
di Gesù.
Il metodo di lettura già sperimentato, procederà
dalla rivelazione degli elementi linguistico-formali che ci consentiranno
di cogliere gli aspetti del Mistero, non raggiungibili da unanalisi
esclusivamente contenutistica.
Tali elementi, infatti, assumono nella struttura poetica i tratti
delle tessere di un mosaico, che, prese singolarmente, possono
valere solo per il maggior o minor pregio della materia di cui
sono costituite, mentre, nellinsieme dellopera musiva,
acquistano nuovi valori dal rapporto con le altre tessere, insieme
alle quali, soprattutto, concorrono a creare lintero mosaico.
Così è degli ingredienti del tessuto poetico per
legame musaico armonizzati!: nessuno di essi, infatti,
può essere eliminato
o
diversamente posizionato senza che venga compromesso o mutato
linsieme della composizione.
Di qui limportanza di avvertirli e di rilevarli, come ci
proponiamo di fare sui brani che leggeremo, per poter così
entrare anche noi nei testi, in qualche modo, come creatori
(M. Bachtin).
La Nascita
Ora, mentre
[Maria e Giuseppe] si trovavano in quel luogo, si compirono per
lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito,
lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché
non cera posto per loro nellalbergo (Luca, 2, 6-7).
l Dal Natale del MANZONI preleviamo la strofa in cui Maria è accanto
al Figlio di Dio fatto uomo, fatto suo figlio:
La
mira Madre in poveri
panni il Figliol compose,
e nellumil presepio
soavemente il pose;
e ladorò, beata!
innanzi al Dio prostrata,
che il puro sen le aprì.
Landamento pacato del
testo cela, soprattutto per le scelte lessicali, due atteggiamenti
della Vergine, che si compongono e si alternano con estrema naturalezza.
Luno è il rapimento religioso:
e ladorò,
beata!
innanzi al Dio prostrata
Laltro è nella
delicatezza dei gesti, contenuta nel compose del secondo verso
e, più ancora, nel soavemente, che introduce il quinto
verso:
e nellumil
presepio
soavemente il pose;
Ma dove si avverte tutta la
misura dellumanità della Vergine è, forse,
nella glossa conclusiva della strofa: Maria si compiace del miracolo
della divina maternità dinanzi al Dio che il puro sen
le aprì. L. Russo vi legge «il preannunzio lirico»
delle grandi figure femminili celebrate dal poeta: la madre di
Cecilia, Lucia, Ermengarda... Certamente è licona
della donna che ama.
l Più sofferto è il Natale
del PASCOLI ne La buona
Novella, in cui accanto al Figlio e alla Madre figura anche un
pastore o un Mago, Maath:
Nella capanna
povera le sue
lagrime sorridea sopra il suo
nato,
su cui fiatava un asino e un bue.
Noi cercavamo Quei che vive...
entrato
disse Maath. Ed ella con un pio
dubbio: Il mio figlio vive
per quel fiato...
Quei che non muore...
Ed ella: Il figlio mio
morrà (disse, e piangeva
su lagnello
suo tremebondo) in una croce... Dio
Rispose alluomo lUniverso:
È quello!
La composizione denuncia un
profondo conflitto interiore nella Madre, combattuta fra gioia
e dolore, fra sorriso e pianto. La riprova è nella sequenza
dei versi che spezza ripetutamente landamento sintattico:
sue / lagrime; entrato / disse Maath; pio / dubbio; Il figlio
mio / morrà ... Nel procedere faticoso del
testo si ritrovano inoltre, quali segnali del dramma che si consuma
nel cuore di Maria, contrasti e antitesi lessicali inattese,
tra le quali sorprende maggiormente le sue / lagrime sorridea...
Ma il contrasto più forte si riscontra nel dialogo fra
Maria e Maath:
MAATH: Noi
cercavamo Quei che vive
MARIA: ... Il mio figlio vive per quel fiato [dellasino
e del bue]
(ma il pio dubbio lascia intendere che forse quel fiato non basta...)
MAATH: [ Noi cercavamo] Quei che non muore
MARIA: Il figlio mio
morrà...
... in una croce
La risposta alle delusioni
di Maath giunge da lontano, dallUniverso, dal creato (che
come luomo «nutre la speranza di essere liberato
dalla schiavitù della corruzione» Paolo, Rm 8,
21): [Quei che vive... Quei che non muore] È quello.
Il deittico quello rinvia, per la rima, a lagnello,
sul quale la Vergine piangeva: non cè dubbio, è
Lui. Ma forse la risposta è già nelle parole di
Maria: a figlio mio, infatti, la rima associa quel Dio, che sta
fra linvocazione e la confessione, appena sussurrato dalla
Madre. È Dio Quei che vive e Quei che non muore: e suo
Figlio è Dio.
Allincombente presentimento di morte (morrà ...
in una croce), subentra così nel testo la certezza, per
luomo e per luniverso, che è davvero nato
Quei che vive... Quei che non muore.
Germano Proverbio
IMMAGINE:
1
Sandro Botticelli : Natività, Nationale Gallery, Londra
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2003-10
VISITA Nr. 