APPROCCIO ALLA "MARIOLOGIA
POPOLARE"
1. Mariologia
popolare»?
Precisiamo subito il significato
di mariologia popolare, da distinguersi, ovviamente,
da quella specialistica o propriamente teologica.
Questultima appartiene alla costellazione della teologia
sistematica e viene elaborata mediante lapplicazione di
una appropriata metodologia. Si hanno, così, i cosiddetti
trattati di mariologia dogmatica.
La mariologia popolare, invece, è la comprensione che
i battezzati, come popolo di Dio in senso
non tanto sociologico, quanto teologico (cf LG n. 9-17) ,
hanno del mistero di Maria, comprensione che essi esprimono con
particolari atteggiamenti, parole e manifestazioni. Nei singoli
battezzati tale comprensione non sempre è adeguatamente
ed esplicitamente tematizzata e motivata. Rimane, tuttavia, a
livello di convinzione profonda e di vita vissuta. Appartiene
a quella conoscenza ateoretica, che spesso determina
le scelte esistenziali più valide di ogni persona umana,
come è quella, ad esempio, dellamore. Non per questo,
però, tale mariologia risulta meno precisa
o articolata di quella propriamente teologica.
Ecco, ad esempio, come si esprime Angela da Foligno (1248-1309)
in una sua visione mariana: Improvvisamente
lanima mia fu innalzata e vedevo la beata Vergine nella
gloria. E considerando che quella donna si trovava in tanta nobiltà,
gloria e onore, ero piena di gioia poiché era intenta
a intercedere per il genere umano. E la vedevo in un atteggiamento
profondamente umano, virtuosa in modo inenarrabile, per cui anchio
mi rallegravo in modo inenarrabile.1
Questo brano di una mariologia non certo accademica rivela non
solo una corretta proprietà di linguaggio e di contenuto
mariano, ma anche un approccio cordialmente umano alla Beata
Vergine.
È quanto emerge anche da questo delizioso passo di Teresa
del Bambin Gesù (1873-1897): Perché una predica
sulla santa Vergine mi piaccia, e mi faccia del bene, mi deve
far vedere la sua vita reale e non una vita fantastica; e sono
sicura che la sua vita reale era proprio semplice. Ce la fanno
vedere inaccessibile, e invece bisogna farla vedere imitabile,
farne scoprire le virtù, dire che viveva di fede come
noi.2
2. Non
solo folklore, ma vicinanza di Maria al popolo di Dio
Nella mariologia popolare Maria viene vista vicina
al popolo di Dio, come madre premurosa che conosce e ha cura
dei suoi figli. La mariologia popolare può
essere descritta come lesperienza concreta che il popolo
di Dio ha della Beata Vergine, sia nella propria vita personale
e familiare, sia nella vita della comunità ecclesiale,
che si snoda lungo tutto larco dellanno liturgico,
visto e vissuto come una grande lezione di catechesi.
Per questo occorre aggiungere qui una seconda precisazione. La
mariologia popolare non è solo ed esclusivamente folklore.
Non si esaurisce, cioè, nelle processioni di statue o
di quadri della Beata Vergine, nelle novene dellImmacolata
o dellAssunta, nei mesi mariani di ottobre o di maggio,
nei pellegrinaggi ai santuari di Pompei o di Lourdes, nella venerazione
delle innumerevoli immagini di Maria, nella recita devota del
rosario e delle litanie mariane.
Questo folklore non fa altro che esprimere e manifestare
la profonda convinzione che il popolo ha di Maria, come donna
scelta dal Padre a diventare madre del suo Figlio divino incarnato
e, per questo, arricchita di ogni dono dello Spirito Santo. La
mariologia popolare, infatti, è intimamente nutrita di
Sacra Scrittura e di esperienza liturgica. Essa, infatti, si
incentra su due pilastri fondamentali dellanno liturgico,
che il popolo di Dio vive come tappe significative del suo cammino
di fede: il Santo Natale, che vede Maria come colei che dona
al mondo il Salvatore, e la Santa Pasqua, che vede Maria sul
Calvario accanto al suo Figlio crocifisso, dal quale riceve la
vocazione a diventare madre dei figli della Chiesa.
Queste due solennità liturgiche vengono vissute dalla
pietà popolare con una intensità straordinaria,
della quale fa fede la lunga preparazione spirituale. Si pensi
alla tradizione popolare delle messe dellalba le
cosiddette messe del gallo nei nove giorni
che precedono il Santo Natale. In esse la funzione di Maria è
quella di una madre che chiama i figli allincontro di Gesù
che nasce. Si pensi alle tradizionali processioni della settimana
santa, nelle quali la Vergine Addolorata esprime la partecipazione
del popolo di Dio alla passione redentrice di Nostro Signore.
Si veda, sempre in questo contesto pasquale, la tradizione popolare
dellincontro, allalba del giorno di Pasqua,
tra la statua di Gesù risorto con quella di Maria, la
quale diventa in tal modo la prima testimone e annunciatrice
al popolo cristiano della risurrezione del suo Figlio.
Questi due grandi eventi cristologico-trinitari, che la pietà
popolare vive in compagnia di Maria, vengono preceduti e seguiti
da due grandi appuntamenti liturgici mariani, altamente interiorizzati
dal popolo, che li vive con creatività e partecipazione.
Parliamo della solennità dellImmacolata Concezione,
posta allinizio dellAvvento, e della solennità
dellAssunta, celebrata dopo il periodo pasquale. A ciò
si aggiunga, poi, la celebrazione che il popolo fa di Maria,
come protettrice della città o come patrona della propria
parrocchia o della propria Confraternita.
In tal modo abbiamo una vera e propria mariologia popolare
che non solo è scandita dallanno liturgico, ma che
trova proprio nella celebrazione liturgica la sua ispirazione,
la sua radicazione e il suo approdo.
3. Mariologia
popolare e catechesi continua
La comunità cristiana vive, quindi, in compagnia di Maria,
la sua vita religiosa e la sua ricerca di Dio con espressioni
particolari, cariche di fervore e di purezza dintenzione
davvero commoventi. A questa mariologia popolare
si può applicare la valutazione positiva che Paolo VI
faceva della pietà del popolo cristiano: Essa manifesta
una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere;
rende capaci di generosità e di sacrificio fino alleroismo,
quando si tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto
degli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza,
la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori
raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso
della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri,
devozione.3
Si tratta, quindi, di una mariologia ricca, ma allo stesso tempo
vulnerata, dal momento che il profondo sentimento
di fede che la anima ha bisogno di purificazione, di rafforzamento
e di educazione. Per questo, si può e si deve applicare
alla pietà popolare mariana quanto il Direttorio Generale
della Catechesi (1997) suggerisce a proposito della religiosità
popolare: Si richiede, dunque, una catechesi che di tale
risorsa religiosa sia capace di cogliere le dimensioni interiori
e i valori innegabili, aiutandola a superare i rischi del fanatismo,
della superstizione, del sincretismo e della ignoranza religiosa.
Ben orientata, questa religiosità popolare può
essere sempre più, per le nostre masse popolari, un vero
incontro con Dio in Gesù Cristo.4
Il magistero della Chiesa valuta con atteggiamento sostanzialmente
positivo le manifestazioni mariane della religiosità popolare.
Ciò deve indurre ad escludere ogni atteggiamento di annientamento,
di rifiuto o di scarsa considerazione di questa profonda realtà
religiosa, che costituisce una sorta di esperienza cristiana
sentita ed espressa in codici linguistici e comportamentali propri
e originali.
La venerazione verso la Madre di Dio ha assunto nel mondo intero
forme molteplici, che, secondo le circostanze di luogo e di tempo,
hanno espresso la diversa sensibilità dei popoli e la
loro differente tradizione culturale: Le forme in cui tale
pietà mariana si è espressa, soggette allusura
del tempo, appaiono bisognose di una rinnovata catechesi, che
permetta di sostituire in esse gli elementi caduchi, di dare
valore a quelli perenni e di incorporare i dati dottrinali acquisiti
dalla riflessione teologica e proposti dal magistero ecclesiastico.5
4. Proposta
per un itinerario di una mariologia popolare
Per venire incontro a questa esigenza di catechesi continua della
pietà mariana, lo stesso Direttorio Generale per la Catechesi
propone alcune linee portanti di una rinnovata mariologia
popolare: Una tale catechesi è sommamente
necessaria. È anche conveniente che essa esprima chiaramente
la nota trinitaria, cristologica ed ecclesiale, intrinseca alla
mariologia. Inoltre, nel rivedere o creare esercizi di pietà
mariana, sono da tenere presenti gli orientamenti biblico-liturgico-ecumenico-antropologico.6
In concreto si possono proporre quattro linee di approfondimento
e di sviluppo della catechesi mariana continua. Si tratta di
quattro pilastri in circolarità ermeneutica tra di loro,
nel senso che ognuno di essi non può essere isolato dagli
altri, ma li richiama continuamente.
Occorre che la pietà mariana del popolo cristiano
come del resto ogni mariologia sia trinitaria, cristocentrica,
ecclesiale e apostolica.
La nota trinitaria è un dato biblico fontale che la tradizione
liturgica e teologica della Chiesa, in Oriente e Occidente, ha
mirabilmente approfondito e sviluppato e che il Concilio Vaticano
II ha riproposto con sintesi efficace, quando ha chiamato Maria,
figlia prediletta del Padre, Madre del Figlio e sacrario dello
Spirito Santo (cf LG n. 53). La pietà dei fedeli contempla
con stupore questa impareggiabile dote trinitaria di Maria, che,
per questo viene venerata, come creatura santa e come voto materno
e misericordioso di Dio Trinità.
La nota cristocentrica, anchessa profondamente biblica,
pone Maria in stretta relazione a Gesù, non solo come
sua madre ed educatrice, ma anche come discepola e mediatrice.
La pietà popolare, così come la liturgia e larte,
ha sempre associata Maria a Gesù, considerandola come
via, odigitria, guida al
Signore.
A ragione Maria può essere considerata maestra di vita
spirituale per ogni fedele battezzato. Questa nota trinitaria
e cristocentrica è indispensabile per la riuscita del
dialogo ecumenico anche sul tema mariano.
La nota ecclesiologica, anchessa di profonda radicazione
biblica, vede Maria sia come madre, sia come membro e modello
eminente della Chiesa. Il popolo cristiano vive questa dimensione
mariana nella preghiera, nella comunione ecclesiale, nellesperienza
sacramentale. Soprattutto nella celebrazione del sacramento delleucaristia,
Maria viene vista come la madre che nella Chiesa ha il compito
carismatico di guidare i fedeli a Gesù e a Gesù
eucaristico. In fondo, la finalità di ogni devozione mariana,
di ogni pellegrinaggio ai santuari mariani, di ogni preghiera
alla Beata Vergine è proprio quella di avvicinarci a Gesù,
di riceverlo nelleucaristia, di nutrire la nostra vita
spirituale del pane del cielo, vero corpo nato dalla Vergine
Maria, di rafforzare in tal modo le nostre intenzioni di
bene e i nostri abiti virtuosi. La pietà mariana ed eucaristica
forma nel popolo di Dio una vera e propria spiritualità
di comunione e di grazia con Dio Trinità.
Da questo insieme di note trinitarie, cristocentriche ed ecclesiali
deriva una linea antropologica di innegabile spessore cristiano.
Si tratta di una antropologia mariana esemplata sul Nuovo Adamo,
Gesù Cristo, e sulla Nuova Eva, Maria, la creatura nuova,
colei che, plasmata dalla carità di Dio Trinità,
realizza in pieno la profezia del cuore nuovo, del cuore di carne,
dello spirito nuovo.
È questa la realtà che il popolo cristiano intende
vivere quando venera e prega la Beata Vergine. La pietà
mariana, infatti, porta a vivere in atteggiamento di ascolto
obbediente della parola di Dio, di accoglienza positiva della
sua grazia, di fortezza esemplare di fronte ai mille calvari
della vita, di fede e di fiducia nella presenza provvidente di
Dio, di speranza e di gioia nel compimento delle promesse del
Regno di Dio.
Maria si propone come modello ed educatrice, ma anche come testimone
e missionaria del Figlio. Una importante conseguenza della nota
antropologica della mariologia popolare è proprio la sporgenza
apostolica e missionaria, intesa sia come testimonianza coerente
di vita cristiana, sia come vero e proprio impegno nella missio
ad gentes.
5. Confidenza
di figli nella loro Madre celeste
Una nota caratteristica della pietà mariana del popolo
è la sua grande confidenza in Maria, alla quale si rivolge
in un dialogo fatto di semplicità e di cordialità.
Per questo, concludiamo queste brevi considerazioni con un richiamo
poetico a Maria da parte del popolo nel nostro caso interpretato
dal coro protagonista dellInterrogatorio a Maria
di Giovanni Testori (1923-1993):
Nellora tarda, / nellora,
qui, della dorata sera, / vieni, Madre nostra amata, / vieni,
cascina consacrata! / Qui sulla piazza, / tra le strade, le case,
/ i fumi dei camini, / nel teatro che abbiamo preparato, / rientra,
farina nel Tuo pane, / cantina reclamata, / pastora del gregge
innamorata! / Spola del Signore / ritorna unaltra volta
sul nostro telaio quotidiano. / Rinasci qui, / povera, terrestre,
/ di noi tremante / ansiosa. / Noi Ti chiamiamo. / Di te sete,
fame, / bisogno abbiamo. / Vieni, / porta disserrata, / speranza
disarmata, cima altissima e innevata! / Tu sai, / parlare ti
dobbiamo, / su di noi, povere formiche, / intorno a questa sedia
che Tattende, / non spirito, ma carne, / Ti dobbiamo interrogare.
/ Qui, / nella sera che brucia ed arde, / nellombra che
troppo rapida / discende / e a morire si prepara, / riprendi
qui / la Tua figura dolce, / la Tua figura santa! / Riappari
dal grembo del Tuo grembo, / fatti qui quercia, spiga, / uva,
pianta.7
Angelo Amato SDB
1 Angela
da Foligno, Il libro dellesperienza, 7.
2 Teresa del Bambin Gesù, Carnet giallo, 21 agosto.
3 Paolo VI, Evangelii nuntiandi, n. 48. Cf anche Giovanni
Paolo II, Catechesi tradendae, n. 54.
4 Congregazione per il Clero, Direttorio Generale per la
Catechesi, LEV, Città del Vaticano 1997, n. 195.
5 Ib. n. 196.
6 Ib.
7 Giovanni Testori, Interrogatorio a Maria. Il brano è
preso da Comunità di Bose (a cura), Maria.
Testi teologici e spirituali dal I al XX secolo, Mondadori 2000,
p. 1417-1418.
Rivista MARIA AUSILIATRICE 2001-5
VISITA Nr. 