RIVELAZIONE PUBBLICA
E RIVELAZIONI PRIVATE
Rileggiamo
ancora una volta le parole di Giovanni Paolo II, che ci sono
servite come ispirazione e come trama per le riflessioni dei
precedenti articoli: La devozione mariana, per essere autentica
deve tenersi lontana da ogni forma di superstizione e vana credulità,
accogliendo, nel giusto senso, in sintonia con il discernimento
ecclesiastico, le manifestazioni straordinarie, con cui la Beata
Vergine ama, non di rado, concedersi per il bene del popolo di
Dio (24 settembre 2000).
È qui accennato il problema delle visioni, rivelazioni,
manifestazioni straordinarie, che oggi si moltiplicano a ogni
piè sospinto...
La parola dordine, con cui accostarsi al problema, è:
il discernimento ecclesiale, discernimento compiuto
dalla Chiesa, in modo tale da distinguere il vero dal falso,
le autentiche manifestazioni soprannaturali da altre che non
sono tali. Tra le altre cose che ci ha donato lAnno Santo,
vi è anche la riproduzione dei criteri, per giudicare
correttamente le cose in questo delicato ambito. Tale
riproposizione
è avvenuta in concomitanza con la pubblicazione del cosiddetto
Segreto di Fatima, il 13 maggio 2000.
Il commento teologico che il Santo Padre ha voluto accompagnasse
il testo in questione, merita di essere conosciuto e meditato
attentamente, per non cadere nella ricerca del sensazionale,
anche nelle cose che riguardano la vita cristiana come
spesso, purtroppo, accade nei mezzi di comunicazione sociale,
sempre alla ricerca dello scoop.
Commento
teologico
Chi legge con attenzione il
testo del cosiddetto terzo segreto di Fatima, resterà
presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni
che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il
velo del futuro non viene squarciato.
***
Linsegnamento della Chiesa distingue fra la rivelazione
pubblica e le rivelazioni private. Fra le due
realtà vi è una differenza non solo di grado ma
di essenza.
Il termine rivelazione pubblica designa lazione
rivelativa di Dio, destinata a tutta quanta lumanità,
che ha trovato la sua espressione letteraria nelle due parti
della Bibbia: lAntico e il Nuovo Testamento. Si chiama
rivelazione, perché in essa Dio si è
dato a conoscere progressivamente agli uomini, fino al punto
di divenire egli stesso uomo, per attirare a sé e a sé
riunire tutto quanto il mondo per mezzo del Figlio incarnato
Gesù Cristo. Non si tratta quindi di comunicazioni intellettuali,
ma di un processo vitale, nel quale Dio si avvicina alluomo;
in questo processo poi naturalmente si manifestano anche contenuti
che interessano lintelletto e la comprensione del mistero
di Dio. In Cristo Dio ha detto tutto, cioè se stesso,
e pertanto la rivelazione si è conclusa con la realizzazione
del mistero di Cristo, che ha trovato espressione nel Nuovo Testamento.
Il fatto che lunica rivelazione di Dio rivolta a tutti
i popoli è conclusa con Cristo e con la testimonianza
a lui resa nei libri del Nuovo Testamento vincola la Chiesa allevento
unico della storia sacra e alla parola della Bibbia, che garantisce
e interpreta questo evento, ma non significa che la Chiesa ora
potrebbe guardare solo al passato e sarebbe così condannata
ad una sterile ripetizione. Il CCC dice al riguardo: ...
anche se la Rivelazione è compiuta, non è però
completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana
coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli
(n. 66). I due aspetti del vincolo con lunicità
dellevento e del progresso nella sua comprensione sono
molto bene illustrati nei discorsi daddio del Signore,
quando egli congedandosi dice ai discepoli: Molte cose
ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne
il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità,
egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché
non parlerà da sé... Egli mi glorificherà,
perché prenderà del mio e ve lannunzierà
(Gv 16,12-14). Il Concilio Vaticano II indica tre vie essenziali,
in cui si realizza la guida dello Spirito Santo nella Chiesa
e quindi la crescita della Parola: essa si compie
per mezzo della meditazione e dello studio dei fedeli, per mezzo
della profonda intelligenza, che deriva dallesperienza
spirituale e per mezzo della predicazione di coloro i quali
con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo
di verità (Dei Verbum, 8).
In questo contesto diviene ora possibile intendere correttamente
il concetto di rivelazione privata, che si riferisce
a tutte le visioni e rivelazioni che si verificano dopo la conclusione
del Nuovo Testamento; quindi è la categoria, allinterno
della quale dobbiamo collocare il messaggio di Fatima. Ascoltiamo
ancora al riguardo innanzitutto il CCC: Lungo i secoli
ci sono state delle rivelazioni chiamate «private»,
alcune delle quali sono state riconosciute dallautorità
della Chiesa... Il loro ruolo non è quello... di «completare»
la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla
più pienamente in una determinata epoca storica
(n. 67). Vengono chiarite due cose:
1. Lautorità
delle rivelazioni private è essenzialmente diversa dallunica
rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti
per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità
vivente della Chiesa Dio stesso parla a noi. La fede in Dio e
nella sua Parola si distingue da ogni altra fede, fiducia, opinione
umana. La certezza che Dio parla mi dà la sicurezza che
incontro la verità stessa e così una certezza,
che non può verificarsi in nessuna forma umana di conoscenza.
E la certezza, sulla quale edifico la mia vita e alla quale mi
affido morendo.
2. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede,
e si manifesta come credibile proprio perché mi rimanda
allunica rivelazione pubblica. Il teologo fiammingo E.
Dhanis, eminente conoscitore di questa materia, afferma sinteticamente
che lapprovazione ecclesiale di una rivelazione privata
contiene tre elementi: il messaggio relativo non contiene nulla
che contrasta la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo
pubblico, ed i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma
prudente la loro adesione. Un tale messaggio può essere
un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nellora
attuale; perciò non lo si deve trascurare. È un
aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio
fare uso.
Il criterio per la verità
ed il valore di una rivelazione privata è pertanto il
suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da
lui, quando essa si rende autonoma o addirittura si fa passare
come un altro e migliore disegno di salvezza, più importante
del Vangelo, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo,
che ci guida allinterno del Vangelo e non fuori di esso.
Ciò non
esclude
che una rivelazione privata ponga nuovi accenti, faccia emergere
nuove forme di pietà o ne approfondisca e ne estenda di
antiche, come ad esempio mostrano le feste del Corpus Domini
e del Sacro Cuore di Gesù. Da un certo punto di vista
nella relazione fra liturgia e pietà popolare si delinea
la relazione fra Rivelazione e rivelazioni private: la liturgia
è il criterio, essa è la forma vitale della Chiesa
nel suo insieme nutrita direttamente dal Vangelo. La religiosità
popolare significa che la fede mette radici nel cuore dei singoli
popoli, così che essa viene introdotta nel mondo della
quotidianità. La religiosità popolare è
la prima e fondamentale forma di inculturazione della
fede, che si deve continuamente lasciare orientare e guidare
dalle indicazioni della liturgia, ma che a sua volta feconda
la fede a partire dal cuore.
Siamo così già passati dalle precisazioni piuttosto
negative, che erano innanzitutto necessarie, alla determinazione
positiva delle rivelazioni private: come si possono classificare
in modo corretto a partire dalla Scrittura? Qual è la
loro categoria teologica? La più antica lettera di San
Paolo che ci è stata conservata, forse il più antico
scritto in assoluto del Nuovo Testamento, la prima lettera ai
Tessalonicesi, mi sembra offrire unindicazione. Lapostolo
qui dice: Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie;
esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono
(5,19-21). In ogni tempo è dato alla Chiesa il carisma
della profezia, che deve essere esaminato, ma che anche non può
essere disprezzato.
Al riguardo occorre tener presente che la profezia nel senso
della Bibbia non significa predire il futuro, ma spiegare la
volontà di Dio per il presente e quindi mostrare la retta
via verso il futuro. Colui che predice lavvenire viene
incontro alla curiosità della ragione, che desidera squarciare
il velo del futuro; il profeta viene incontro alla cecità
della volontà e del pensiero e chiarisce la volontà
di Dio come esigenza ed indicazione per il presente. Limportanza
della predizione del futuro in questo caso è secondaria.
Essenzialmente è lattualizzazione dellunica
rivelazione, che mi riguarda profondamente: la parola profetica
è avvertimento o anche consolazione o entrambe insieme.
In questo senso si può collegare il carisma della profezia
con la categoria dei segni del tempo, che è
stata rimessa in luce dal Vaticano II: ... Sapete giudicare
laspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo
non sapete giudicarlo? (Lc 12,56). Per segni del
tempo in questa parola di Gesù si deve intendere
il suo proprio cammino, egli stesso. Interpretare i segni del
tempo alla luce della fede significa riconoscere la presenza
di Cristo in ogni tempo.
Nelle rivelazioni private riconosciute dalla Chiesa quindi
anche in Fatima si tratta
di questo: aiutarci a comprendere i segni del tempo ed a trovare
per essi la giusta risposta nella fede.
Giovanni
Zappino SDB
IMMAGINE:
1 Madonna di Fatima, Regina della Pace
2
I tre pastorelli veggenti di Fatima: Giacinta, Francesco e Lucia
(Foto autentica scattata dopo il 13 maggio
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2001-10
VISITA Nr. 