LUMINOSA DIMORA DEI SENZA TETTO


L’inno Acatisto è una composizione russa recente
che, pur facendo eco ad una triste situazione spesso verificatasi, quella della dispersione di molte popolazioni russe,
celebra una icona mariana
fra le più antiche e le più venerate della terra russa.

L’icona detta della “Madonna di Koursk”, risalente al secolo XIII, si è segnalata in numerose occasioni con miracoli e prodigi in favore del popolo russo.
Koursk, di cui l’icona porta il nome, è una città a circa 400 km a sud di Mosca. L’8 dicembre del 1295, un gruppo di cacciatori, trovandosi nella foresta, presso il fiume Toulskar, scoprì alla radice di un albero una piccola icona della Vergine del tipo della “Znamenie”, o della Madonna del segno. Sollevata l’icona, ecco sorgere, alla radice dell’albero, una abbondante fonte d’acqua pura: questo spiega come l’icona porti il nome di Koursk-Korennaja, che vuol dire “Madonna di Koursk della radice”.
Presi allora alcuni alberi, i cacciatori costruirono una cappella provvisoria per proteggere l’immagine e chiamarono gli abitanti di Rylsk, che vennero numerosi per rendere omaggio all’immagine della Madre di Dio, ottenendo da lei numerose guarigioni.
Il principe Basilio di Rylsk dette ordine di trasferire l’icona nella sua città e costruì per essa la chiesa della Natività della Madre di Dio.

L’icona della Madre di Dio di Koursk

Durante l’occupazione tartara, l’icona fu trasferita più di una volta e scampò alla distruzione. Trovandosi la città di Rylsk nella provincia di Koursk, è da questo ultimo luogo che lo Zar Fiodor Ivanovitch, nel 1597, la fece portare a Mosca. La Zarina Irene fece fabbricare per l’icona una preziosa riza (copertura metallica), poi restituì l’icona alla sua cappella di origine, presso la quale furono costruite due chiese: la prima in onore della Natività di Maria, la seconda della Fonte viva, e anche un monastero detto della Radice (Koren in russo).
Nel 1615, lo Zar Michele Fiodorovitch dette ordine di trasferire l’icona nella cattedrale di Koursk. Nel 1806 fu deciso che sarebbe stata portata ogni anno, il venerdì della nona settimana dopo Pasqua, nel suo luogo di origine e che vi sarebbe rimasta fino al 12 settembre.
Nel 1898, si salvò da un attentato ordito da gruppi atei: una macchina infernale danneggiò la chiesa, ma la santa immagine fu preservata. Il 12 aprile 1918, l’icona fu rubata nel monastero della Znamenie, ma riapparve nel suo posto, il 2 maggio.
Nel 1919, il vescovo di Koursk Teofane la accompagnò in Serbia, dove rimase fino al 1944. In seguito il metropolita Anastasio la fece trasferire a Monaco di Baviera, dove visitò le comunità della diaspora e i campi di rifugiati, compiendo numerosi miracoli e guarigioni. Molti russi vivevano, allora, nelle baracche, in attesa di trovare una vera casa nei paesi di accoglienza: l’icona, passando da famiglia in famiglia, fu chiamata “ Nostra Signora dei senza tetto”.
Dal 1951 l’icona si trova nella cattedrale della Chiesa russa ortodossa a New York, negli Stati Uniti d’America.

Il tipo dell’icona mariana

L’icona originale di cui abbiamo narrato brevemente la storia è di piccolo formato: misura solo 15,6 per 15,6 cm. È del tipo “Znamenie”, ossia della Madre di Dio del Segno, in cui Maria è raffigurata frontalmente e a mezzo busto con le mani levate al cielo in atteggiamento orante; contro il suo petto è raffigurato Gesù Bambino nella tipologia del Salvatore Emanuele; il nome “segno” si richiama alla profezia di Isaia; “Il Signore stesso vi darà un segno: Ecco la Vergine concepisce e dà alla luce un figlio, e gli porrà il nome di Emanuele” (Isaia 7,14).
Le copie dell’icona, molto numerose e venerate nelle famiglie russe, sono il più delle volte coperte da una ricca riza, o copertura metallica, in oro o argento e tempestata di pietre preziose e perle.
L’icona è celebrata nel calendario russo in due date distinte: L’8 settembre e il 27 novembre.
L’ Acatisto, di cui presentiamo la traduzione italiana, è anonimo e composto in tempi piuttosto recenti; Si compone di 13 stanze brevi dette Kondak, e di 12 stanze lunghe dette Ikos; conclude l’inno una bella preghiera alla Vergine.
L’autore di discreta formazione teologica e spirituale, ispira ai numerosi Acatisti esistenti, di cui abbiamo proposto alcuni esempi ai nostri lettori. Egli non manca però di prendere alcune libertà sia nella lunghezza delle stanze sia nel numero delle salutazioni. Queste si riducono in generale a sei salutazioni di fronte alle dodici del modello originale greco.
Non di meno l’autore sembra bene informato sulla storia dell’icona della Madonna di Koursk, di cui conosce alcuni episodi, specie i miracoli e prodigi a favore del popolo russo cristiano. Egli insiste naturalmente sul nuovo significato dato all’intervento della Madre di Dio in favore di molta gente che ha dovuto lasciare la sua terra d’origine e vive dispersa a disagio, in tuguri o baracche, in attesa di ritrovare la propria casa nella propria patria. L’inno potrebbe servire di preghiera alle numerose vittime di terremoti e altre sciagure naturali, che aspirano a un ritorno alla normalità e nelle proprie case, anche qui in Italia.

Acatisto alla Madonna dei senza tetto

Kondak 1. Vergine scelta fra tutte le generazioni, Madre di nostro Signore e Dio altissimo, Regina e sovrana che nella luminosa gloria dei cieli sorpassi con il tuo splendore i cherubini e i serafini, tendi l’orecchio verso di noi peccatori e dissipa la pena dei nostri cuori; stendi il tuo velo protettore, vieni a visitarci in mezzo alla nostro vita colma di disagi; noi che ci troviamo in terra straniera non abbiamo altro soccorso, altra speranza all’infuori di te. O Madre della nostra patria, noi con timore e tremore flettiamo le ginocchia davanti alla grandezza della tua misericordia, chiedendo il tuo inter-vento presso tuo Figlio immortale, con tenerezza gridando a te: Rallegrati, dimora luminosa dei senza tetto.

Ikos 1. L’arcangelo del buon annuncio fu mandato dal cielo per annunciare al giusto Gioacchino la tua nascita; il vegliardo si rallegrò alla vista anticipata della tua magnificenza presso Dio; a nostra volta noi, che ne dividiamo la gioia, inneggiamo a te, o Madre di Dio, così:
Rallegrati, Vergine Tuttapura, più odorante di ogni fiore.
Rallegrati tesoro di amore che stendi su di noi la tua santa protezione.
Rallegrati, Vergine luminosa che consumi le nostre spine.
Rallegrati, dimora luminosa dei senza tetto.
Kondak 2. Vedendoti nelle nubi stendere il tuo velo protettore per conservarci sani e salvi al suo riparo, noi nell’azione di grazia inneggiamo e cantiamo a Dio: Alleluia.

Ikos 2. Il nostro spirito, agitato da carnali pensieri, prova invano di rompere le catene di quaggiù; noi ci trasciniamo nell’indolenza dei nostri peccati, ma alla tua misericordia gridiamo: (...) o Tuttapura Madre, possiamo glorificarti, cantando:
Rallegrati, tu detergi le lacrime dei nostri occhi.
Rallegrati, Madre della divina compassione.
Rallegrati, fonte viva che soddisfa la sete.
Rallegrati, dimora luminosa dei senza tetto.
Kondak 3. La potenza dell’Altissimo ti ha protetta mentre salivi con passi di bambina la scala del tempio di Dio; noi invece peccatori, vagabondi e senza rifugio, accorriamo sotto il tuo manto, e mesti a te gridiamo: facci salire sulla scala della salvezza, così da avvicinare il trono di gloria del nostro Dio, e in azione di grazia possiamo a lui cantare: Alleluia.

Ikos 3. Avendo più di ogni altra vergine cuore puro e spirito teso verso l’alto, tu sei dimorata nel tempio di Dio, o Vergine Maria, senza preoccuparti delle cose di laggiù e preparando tutto il suo essere ad accogliere il Re dei re; le celesti potenze si chinano davanti alla tua purezza e tutto il genere umano ti rivolge questo canto di gioia:
Rallegrati, dolce lucerna che illumini il mondo intero.
Rallegrati, visione paradisiaca che intenerisce il nostro sguardo spirituale.
Rallegrati, dimora luminosa dei senza tetto.

Kondak 4. Subendo nei nostri cuori la bufera della disperazione e sottomessi all’afflizione su una terra straniera e a una vita di esiliati, noi verso di te, o Madre di Dio, ci rifugiamo e umilmente ti preghiamo: donaci forza d’animo, mitezza, umiltà per sopportare le amarezze della nostra vita, in modo che possiamo cantare al nostro Dio: Alleluia.
Ikos 4. Avendo ascoltato dall’Arcangelo Gabriele la buona novella e capìto la santità di questa ora, tu hai risposto: Ecco la serva di Dio, mi sia fatto secondo la tua parola. (...) Te, o Vergine benedetta che hai messo al mondo il Dio dell’universo, umilmente noi glorifichiamo, dicendo:
Rallegrati, santissima Vergine consacrata dalla giovinezza al nostro Dio.
Rallegrati, incrollabile colonna della fede.
Rallegrati, incommensurabile oceano di carità.
Rallegrati, dimora luminosa dei senza tetto.

Kondak 5. La stella del divino corso che appare ai magi in cielo e illuminò meravigliosamente la grotta, mostrò loro, riposando nel presepe, il Re della gloria e assieme a lui sua Madre, la Vergine santa e immacolata che meditava il canto degli angeli nel suo cuore; O Vergine dolce e umile, al Signore presenta la nostra dossologia: Alleluia.

Ikos 5. (...) O Vergine gloriosissima, Madre di Dio, nei giorni amari tu
ti sei chinata verso di
noi con misericordia; anche ora sii compiacente verso di noi che piangiamo la terra natale, la nostra patria; (...) che possiamo nella gioia dei
nostri umili cuori, a te cantare:
Rallegrati, divina Madre che accogli il pianto delle madri.
Rallegrati, consolazione degli anziani.
Rallegrati, allegrezza del mondo intero.
Rallegrati, dimora luminosa dei senza tetto.

                                                                                    Giorgio Gharib
da:
Madre di Dio, giugno 2001 g.c.


IMMAGINI: 1 Icona della Madre di Dio Kourskaja-Korennaja
         
         2 La grande Panaghia, sec. XIII, Galleria Tretjakov, Mosca
RIVSITA MARIA AUSILIATRICE 2001-9
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