Sono lieto di rivolgermi a
voi dalla Chiesa di San Francesco di Assisi dove lotto
dicembre, sotto lo sguardo di Maria, si gettò il seme
delle nostre opere e congregazioni. La salvezza, portata da Cristo,
si fece tangibile nellincontro tra Don Bosco e Bartolomeo
Garelli, il giorno dellImmacolata. Nella tradizione spirituale
salesiana Maria è rimasta caratterizzata con due titoli:
Immacolata e Ausiliatrice. Così la invochiamo ogni giorno
nella preghiera di affidamento che oggi vogliamo rinnovare tutti
insieme, aprendoci con fiducia alla speranza nella presenza salvifica
di Dio nel millennio che comincia segnato già per vari
fatti dallintervento di Maria. Le Costituzioni Salesiane
e delle FMA fanno, di ognuno di questi titoli, un commento sostanziale,
per quanto breve: Immacolata, modello della nostra consacrazione
totale al Signore e del nostro desiderio di santità; Ausiliatrice,
segno e ispiratrice del nostro impegno pastorale nel popolo di
Dio, particolarmente tra i giovani (cf SDB C 92; FMA C 44).
I due titoli non sono stati scelti ed accostati a caso, per pura
simpatia o devozione. Riflettono la storia salesiana e sintetizzano
le caratteristiche della spiritualità della nostra Famiglia.
È vero che, al di sopra delle diverse rappresentazioni,
guardiamo sempre alla persona di Maria, Madre di Gesù,
della Chiesa, di ciascuno di noi. Oggi nellaffrontare con
fiducia gli avvenimenti del terzo millennio, vogliamo vivere
la stessa esperienza fondante del nostro Padre sotto lo sguardo,
lispirazione e la protezione della Madre del Verbo Incarnato.
LImmacolata domina
nellesperienza oratoriana. Alcune coincidenze provvidenziali
portarono poi Don Bosco ad attribuire a lei unintercessione
particolare negli inizi della sua opera: Tutte le nostre
grandi iniziative dirà hanno avuto inizio
il giorno dellImmacolata (MB XVII, pag. 510). Il
paradigma era loratorio, 8 dicembre 1841.
Limmagine che rappresenta Maria col serpente sotto i piedi
gli ricordava il trionfo della grazia sulle passioni umane e
la vittoria della fede sullempietà nella storia
del mondo.
Don Bosco la rende vivacemente presente tra i ragazzi di Torino.
Maria Mazzarello tra le ragazze di Mornese. La preoccupazione
dominante era allora educare i giovani del proprio contesto.
Tutto lo sforzo veniva rivolto a dare loro dignità umana
e ad aprirli alla fede. Il ragazzo/a doveva prendere coscienza
di sé e della vita di grazia. Si rendeva consapevole delle
possibilità di vincere il male. Leducatore-educatrice
avevano per lui una cura paterno-materna. È il momento
in cui nasce e si plasma il Sistema preventivo.
Nellambiente oratoriano cè un fatto evidente:
Maria è sentita da educatori e giovani come una presenza
viva, materna, potente.
Questa presenza così sentita lasciò il segno nella
pedagogia dellOratorio. La celebrazione della solennità
dellImmacolata, con la relativa preparazione spirituale,
divenne centrale (cf MB VII, pag. 334). E continua ad esserlo
ancora ai nostri giorni, dove esistono oratori-centri giovanili.
Nelloratorio poi nacque la Compagnia dellImmacolata,
che corrisponde a quello che oggi chiamiamo il gruppo di giovani
animatori. Fu il seme e la prova della futura congregazione salesiana.
Nove su sedici membri della congregazione salesiana, che il 18
dicembre 1859 si radunarono con Don Bosco, erano membri della
Compagnia dellImmacolata (cf MB VI, 335).
In questa atmosfera mariana maturarono i temi più importanti
delleducazione dei giovani: la grazia, la purezza, la familiarità
col soprannaturale, lamore a Gesù, mentre per i
salesiani e le salesiane si configurò il Sistema preventivo,
come assistenza materna e cammino verso la santità, con
una esigenza di generosa donazione a Dio e ai giovani. Il frutto
di questo ambiente è Domenico Savio.
Si sviluppò anche un insieme di intuizioni sul valore
pedagogico della devozione a Maria. Dobbiamo contare sulla
presenza
materna e invisibile di Maria nel nostro lavoro. Ella ama ciascuno,
ma specialmente i giovani, perché li aiuta a crescere
come ha fatto con Gesù. È una verità di
fede cristiana, ma vissuta in una maniera non comune e trasferita
allesperienza educativa.
La presenza materna di Maria poi, sentita interiormente dai giovani,
infonde in loro sicurezza e speranza per costruirsi come persone
in un momento difficile e delicato della loro vita, a causa dellinstabilità,
dello sviluppo corporale, della discussione della fede. Maria
Immacolata, come ideale di purezza, esercita unattrazione
sui giovani e dà loro il gusto e la voglia di impegnarsi
in progetti nobili.
La pedagogia di Don Bosco ha una certa componente estetica. Sin
dallinizio egli parlò della bellezza della virtù,
della religione e della bruttezza del peccato. Al giovane
assetato di luce, di innocenza, di bontà Don Bosco presenta
Maria come un ideale di umanità, non inquinata dal peccato,
come la concretizzazione dei suoi sogni più audaci. Un
ideale luminoso, non freddo né astratto, ma incarnato
in una persona che lo ama intensamente perché è
sua madre(C. Colli, Patto della nostra alleanza con Dio,
pag. 438). È laspetto psico-pedagogico.
Inoltre la devozione a Maria aiuta a familiarizzarsi con le realtà
soprannaturali e a sentire Dio più vicino ed incarnato.
Lo si pensa in rapporto con una donna che viene presentata sempre
come Madre e come Aiuto nostro. È lo stimolo spirituale.
La catechesi oratoriana tendeva dunque a far accogliere ed interiorizzare
questa immagine fino a farla penetrare nella vita dei giovani
come una garanzia per la perseveranza futura. A questo tendevano
tridui, novene, fioretti, addobbi, pellegrinaggi, gite a luoghi
mariani. La tappa oratoriana per Don Bosco si estende
fino allorganizzazione di Valdocco; per Madre Mazzarello
a tutto il tempo delle Figlie dellImmacolata fino alla
fondazione dellIstituto di vita consacrata.
Cresce poi la contemplazione
dellAusiliatrice, con la visione universale della Chiesa e la
concezione delle opere che ne costituiscono anche una esperienza
definitiva.
La costruzione del tempio va al di là di un lavoro tecnico,
di una sola preoccupazione, di piani e finanziamenti. Rappresenta
per Don Bosco unesperienza spirituale e una maturazione
della sua mentalità pastorale. Don Bosco si trova attorno
ai 45-50 anni, gli anni della sua maturità sacerdotale
e della sua assodata proiezione sociale, con alcune opere già
organizzate e altre appena iniziate. Alla fine della costruzione
qualche cosa si è trasformato in Lui. Per quali ragioni?
In primo luogo perché la realizzazione supera lidea
iniziale: da una chiesa per la sua casa, il suo quartiere e la
sua congregazione, si sta profilando lidea di una basilica,
meta di pellegrinaggi, centro di culto e punto di riferimento
per una famiglia spirituale. La realtà gli è cresciuta
tra le mani.
I problemi economici poi si sono risolti con grazie e miracoli
che stimolarono una generosità non calcolata del popolo.
Tutto ciò radicò in Don Bosco la convinzione che
Maria si era edificata la sua casa, che ogni
mattone corrispondeva a una grazia (cf MB IX, pag. 247;
XVIII, pag. 338).
Affermò un sacerdote di quel tempo, il teologo Margotti:
Dicono che Don Bosco fa miracoli. Io non ci credo. Ma
qui ne ebbe luogo uno che non posso negare: è questo sontuoso
tempio che costa un milione e che è stato costruito in
soli tre anni con le offerte dei fedeli (Processo ordinario,
I. pag. 511ss; La Madonna dei tempi difficili, pag. 118).
La costruzione coincide ed è seguita dalla fondazione
dellIstituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Esse rappresentano
lallargamento del carisma al mondo femminile, col conseguente
arricchimento; così come unaltra fondazione, lArciconfratenita
di Maria Ausiliatrice è, insieme ai Cooperatori, lestensione
verso il mondo laico.
Se lesperienza delloratorio aveva dato come risultato
positivo la prassi pedagogica, lopera del santuario fece
emergere nel lavoro salesiano una visione di Chiesa, come popolo
di Dio sparso su tutta la terra, in lotta contro le potenze del
male: una prospettiva che presenterà in unaltra
forma il sogno delle due colonne (1862), raffigurato oggi in
un dipinto sulla parete di fondo del santuario. Forgiò
uno stile pastorale fatto di audacia e fiducia: saper cominciare
con poco, osare molto quando si tratta del bene, andare avanti
affidandosi al Signore. Scolpì una convinzione nel cuore
della congregazione: Propagate la devozione a Maria Ausiliatrice
e vedrete che cosa sono i miracoli... in tutti i campi,
economici, sociali, pastorali, educativi.
Con la fondazione dellIstituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice,
Don Bosco e, dopo di lui, i suoi successori e le superiore, parlarono
di un tempio vivo e spirituale, di un monumento
di gratitudine a Maria Ausiliatrice. È interessante
vedere cosa intendevano. È la denominazione di una
congregazione educativa, catechista e missionaria
ha detto Madre Angela Vespa (Circolare del 24-10-1965; cf C.
Colli, ib., pag. 455-456) la denominazione di un Istituto
nel quale Maria deve rivivere nelle sue Figlie in modo che la
facciano presente in tutto il mondo (Don Rinaldi: cf E.
Ceria, Vita del servo di Dio..., pag. 294-295) e che ciascuna
di loro sia una copia viva di Maria (Madre Luisa Vaschetti: Circolare
del 24-4-1942; cf C. Colli, ibid. pag. 445).
Anche nel ramo femminile dunque il nome di Maria Ausiliatrice
sottolinea il tratto apostolico, luscita dal villaggio
e il servizio alla Chiesa e al mondo.
La fondazione delle congregazioni lasciò come risultato
in Don Bosco il sentimento di essere strumento di un progetto
ispirato e realizzato con una particolare mediazione di Maria:
La Madonna vuole che incominciamo una società...
ci chiameremo salesiani, dice il 26 gennaio 1854. Lo ribadirà
spesso. Come quando nel 1885, rivolgendosi ai salesiani radunati
nel coro della Basilica di Maria Ausiliatrice, dopo aver
descritto
quello che era lOratorio quarantaquattro anni prima ed
averne fatto il raffronto con il suo stato dallora, sottolineò
che tutte le benedizioni piovuteci dal cielo per mezzo
della Madonna fossero frutto di quella prima Ave Maria detta
con fervore e con retta intenzione insieme con il giovinetto
Bartolomeo Garelli là nella chiesa di s. Francesco dAssisi
(MB XVII, pag. 510-511). O ancora di più, quando durante
la Santa Messa nella chiesa del Sacro Cuore a Roma, interrotta
quindici volte dal pianto, ripensava alla sua vicenda e ricordava
le parole del primo sogno: A suo tempo tutto comprenderai
(MB XVIII, pag. 341).
Madre Mazzarello daltronde soleva ripetere che lIstituto
non è altro che la famiglia della Madonna, il focolare
che Lei si è formato. Che Lei è la superiora e
ha una vicaria che ogni notte mette le chiavi della casa ai suoi
piedi. Si può dunque accettare il giudizio: Don
Bosco ha sperimentato in modo del tutto singolare lintervento
di Maria nella guida di tutta la sua vita e nella realizzazione
della sua opera. Al tramonto della sua esistenza terrena, dopo
lennesimo intervento della Madre celeste, Don Bosco condensa
in questa espressione la convinzione che ha maturato durante
tutto il corso della sua vita: Finora abbiamo camminato nel
certo. Non possiamo errare. È Maria che ci guida
(cf. Colli, ib., pag. 433-434).
Icona e
testo della nostra spiritualità
Da questa esperienza carismatica
ci viene un testo di vita spirituale e di stile pastorale che
appare abbondantemente nelle nostre Costituzioni.
Rileggendo nella fede la storia dei nostri Istituti e della Famiglia
salesiana, vediamo che Maria è stata lispiratrice
dellimpresa e anche la Madre della nostra vocazione comunitaria
e la Maestra della nostra spiritualità (cf FMA C 4; cf
SDB C 1).
La nostra vocazione personale e la nostra formazione ha in Lei
un modello, una guida e uneducatrice. In Lei troviamo
una presenza viva e laiuto per orientare decisamente la
nostra vita a Cristo e rendere sempre più autentico il
nostro rapporto con Lui (FMA C 79; cf SDB C 98).
Perciò Le riserviamo un luogo privilegiato nella nostra
preghiera: Ricorreremo a Lei con semplicità e fiducia
celebrando le sue feste liturgiche e onorandola con le forme
di preghiera proprie della chiesa e della tradizione salesiana
(FMA C 44; cf SDB C 92).
Tutto ciò porta a farla sentire presente nelleducazione
dei giovani e nella pastorale in mezzo al popolo. Le aiuteremo
a conoscere Maria, Madre che accoglie e comprende. Ausiliatrice
che infonde sicurezza, perché imparino ad amarla ed imitarla,
nella sua disponibilità a Dio e ai fratelli (FMA
C 71; cf SDB C 34).
La medesima fisionomia spirituale è stata rappresentata
nel quadro dellaltare maggiore della Basilica. Della nostra
spiritualità, esso comunica bene lunità fra
il senso delliniziativa di Dio e la nostra intraprendenza
pastorale. La nostra vocazione viene dal Padre e per Lui noi
ci dedichiamo al lavoro educativo. Comunica immediatamente anche
il senso ecclesiale, di servizio: partecipiamo alla missione
della Chiesa e lavoriamo in essa, attenti alle sue urgenze ed
orientamenti. Raffigura bene pure limpegno missionario
di evangelizzazione. E anche la modalità della nostra
presenza educativa: materna, protettrice, preventiva.
Abbiamo voluto vivere un anno giubilare segnato dallinteriorità.
Oggi, sentendoci in comunione con tutti i salesiani del mondo,
lo concludiamo ravvivando la fede nella efficace presenza del
Verbo nella nostra storia e in particolare a favore dei giovani,
guardando dunque con fiducia il tempo che ci attende e guardando
verso Maria come Colei che per opera dello Spirito Santo continua
a donare Gesù a noi e ai giovani. Per questo faremo latto
di affidamento con le parole più semplici e conosciute:
quelle che sono già storia. Anche noi crediamo che tutto
lo farà Maria. Rinnoviamo dunque il proposito di vivere
in comunione con Lei e di diffondere nei giovani e nel popolo
la sua devozione.
Juan E. Vecchi, Rettor Maggiore
IMMAGINI:
1 Don Bosco sogna la grande chiesa di M.A. -
Quadro di Carlo Mezzana
2 Maria Ausiliatrice:
il grande quadro della Basilica di Torino-Valdocco
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2001-1
VISITA Nr. 