IL SANTUARIO DI MARIA
AUSILIATRICE
Verso il 1862 Don Bosco sente
la necessità di avere una chiesa più grande. Quella
di cui dispone è troppo piccola per i giovani e i salesiani
che ormai si sono moltiplicati a Valdocco. Un sabato del
mese di dicembre riferisce don Albera forse il
giorno 6, Don Bosco avendo finito di confessare i giovani verso
le 11 di notte, scese a cena nel refettorio vicino alla cucina.
Don Bosco era
soprappensiero.
Il chierico Albera era solo con Lui quando Don Bosco, ad un tratto,
prese a dirgli: «Io ho confessato tanto e per verità
quasi non so che cosa abbia detto o fatto, tanto mi preoccupa
unidea che distraendomi mi traeva irresistibilmente fuori
di me. Io pensavo: la nostra chiesa è troppo piccola:
non capisce tutti i giovani oppure vi stanno addossati luno
allaltro. Quindi ne fabbricheremo una più bella,
più grande, che sia magnifica. Le daremo il titolo: Chiesa
di Maria Ausiliatrice».1
Vede inoltre la convenienza di dare un luogo di culto alla gente
dei dintorni perché Valdocco, da periferia quasi rurale,
è diventata un quartiere urbano. È lo stesso anno
dellincontro di Don Bosco con Maria Mazzarello, il lontano
inizio dellIstituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Allo stesso tempo Don Bosco intuisce, ma ancor vagamente, qualche
cosa che va un po più lontano. È il momento
del consolidamento dellopera a Valdocco. La Congregazione,
fondata quattro anni prima, ha già un primo nucleo e Don
Bosco comincia a vederla come una realtà in espansione.
Pensa dunque a un centro reale e simbolico di questa
nuova congregazione. «Sai unaltra ragione per
fare una nuova chiesa?». Domanda a un altro dei suoi chierici,
Don Cagliero. «Penso, rispose lui, che sarà la chiesa
madre della nostra futura congregazione, ed il centro dal quale
emaneranno tutte le opere nostre a favore della gioventù».
«Hai indovinato, mi disse. Maria è la fondatrice
e sarà la sostenitrice delle opere nostre».2
Intanto in Italia si commentano le apparizioni che ebbero luogo
a Spoleto (una piccola città dellUmbria), in un
momento particolarmente delicato per la Chiesa e il Papa. Si
diffonde lidea di costruire un tempio nel luogo delle apparizioni
e si raccolgono contributi dappertutto, anche a Torino.
Sotto queste tre impressioni: la presenza manifesta di Maria
nel popolo cristiano, i pericoli della chiesa, la difficoltà
dei tempi, Don Bosco sceglie il titolo per la sua chiesa e ne
dà le ragioni: Finora abbiamo celebrato con solennità
e pompa la festa dellImmacolata ed in questo giorno sono
incominciate le prime nostre opere degli oratori festivi. Ma
la Madonna vuole che la veneriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice.
I tempi corrono così tristi che abbiamo proprio bisogno
che la Vergine Santissima ci aiuti a difendere la fede cristiana....3
Così Don Bosco diventa risolutamente lapostolo della
devozione a Maria Auxilium Christianorum.4
La costruzione del tempio è più che un lavoro tecnico,
che una preoccupazione per i piani, i materiali e i finanziamenti.
Rappresenta per Don Bosco unesperienza spirituale e una
maturazione della sua mentalità pastorale. Don Bosco si
trova attorno ai 45-50 anni, gli anni della sua maturità
sacerdotale e della sua assodata proiezione sociale, con alcune
opere già organizzate e altre appena iniziate. Alla fine
della costruzione qualche cosa si è trasformato in Lui.
Per quali ragioni?
In primo luogo perché la realizzazione supera lidea
iniziale: da una chiesa per la sua casa, il suo quartiere e la
sua congregazione, si sta profilando lidea di un santuario,
meta di pellegrinaggi, centro di culto e punto di riferimento
per una famiglia spirituale. La realtà gli è cresciuta
tra le mani. I
problemi economici poi si sono risolti con grazie e miracoli
che stimolarono una generosità non calcolata del popolo.
Tutto ciò radicò in Don Bosco la convinzione che
Maria si era edificata la sua casa, che ogni
mattone corrispondesse a una grazia.5 La costruzione viene
portata a termine in soli tre anni e le spese si accumulano su
quelle necessarie a mantenere tanti ragazzi.
Allorigine del santuario di Valdocco non cè,
come in altri luoghi mariani, unapparizione o un miracolo.
Ma il tempio stesso finisce per essere un luogo e un complesso
taumaturgico.6 Affermò un sacerdote di quel
tempo, un certo teologo Margotti: Dicono che Don Bosco
fa miracoli. Io non ci credo. Ma qui ne ebbe luogo uno che non
posso negare: è questo sontuoso tempio che costa un milione
ed è stato costruito in soli tre anni con le offerte dei
fedeli.7
Durante la costruzione nasce
e cresce la fama di Don Bosco operatore di miracoli e il suo
nome comincia a diffondersi oltre il Piemonte: da un sacerdote
conosciuto soltanto nella sua terra, passa ad essere un personaggio
simbolo della novità pastorale nella Chiesa. Egli sente
la responsabilità di questa fama di operatore di
miracoli e consulta un teologo, Mons. Bertagna, se deve
continuare a dare la benedizione di Maria Ausiliatrice! La risposta
è affermativa.
La costruzione coincide ed è seguita dalla fondazione
dellIstituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Esse rappresentano
lallargamento del carisma al mondo femminile, col conseguente
arricchimento; così come unaltra fondazione, larciconfraternita
di Maria Ausiliatrice è, insieme ai Cooperatori, lestensione
verso il mondo laico. Comincia allora lespansione delle
congregazioni. Avrà la sua manifestazione vistosa nelle
spedizioni missionarie, che fino a pochi anni fa partirono tutte
dal santuario.
Ne venne come conseguenza lapertura apostolica: dallistituto
educativo ad una pastorale popolare con elementi tipici: la predicazione,
i sacramenti, la pratica della carità attraverso offerte
materiali e partecipazione alle attività caritative. Seguì
anche lo sforzo sistematico per le vocazioni adulte chiamato
opera di Maria Ausiliatrice.
Senza assolutizzare laffermazione, si può dire che
Don Bosco incominciò la costruzione come direttore di
unopera e la finì come capo carismatico di un grande
movimento ancora in germe, ma già definito nelle finalità
e tratti distintivi; la cominciò come sacerdote originale
di Torino e la finì come apostolo della Chiesa, passò
dalla città al mondo.
Se lesperienza delloratorio aveva dato come risultato
positivo la prassi pedagogica, lopera del santuario fece
emergere nel lavoro salesiano una visione di Chiesa, come popolo
di Dio sparso su tutta la terra, in lotta con le potenze del
male: una prospettiva che presenterà in unaltra
forma nel sogno delle due colonne (1862), rappresentato oggi
in una pittura sulla parete di fondo del santuario. Forgiò
uno stile pastorale fatto di audacia e fiducia: saper cominciare
con poco, osare molto quando si tratta del bene, andare avanti
affidandosi al Signore. Scolpì una convinzione nel cuore
della congregazione: Propagate la devozione a Maria Ausiliatrice
e vedrete che cosa sono i miracoli...8 in tutti i campi,
economici, sociali, pastorali, educativi.
Don Juan Vecchi
(da
Spiritualità Salesiana)
IMMAGINI:
1 Don Juan Vecchi, durante la sua ultima celebrazione
in Basilica, prima della sua morte nel gennaio 2002
2
L'interno della Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino-Valdocco
1 Cf MB
VII, pag. 334.
2 MB VII, pag. 334.
3 Giovanni Bosco, Meraviglie della Madre di Dio invocata
sotto il titolo
di Maria Ausiliatrice, Torino 1868,
pagg. 5-7.
4 Cf P. Stella, Don Bosco nella storia della religiosità
cattolica, Pas Verlag, Zurigo 1969, Vol. II, pag. 169.
5 Cf MB IX, pag. 247; XVIII, pag. 338.
6 Cf P. Stella, Don Bosco nella storia della religiosità
cattolica, Pas Verlag, Zurigo 1969, Vol. II, pag. 174.
7 Processo ordinario, I, pag. 511ss; La Madonna dei tempi
difficili, pag. 118.
8 Cf MB IX, pag. 359.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2001-5
VISITA Nr. 