ANDRO' A VEDERLA UN
DI'
1. Andrò a vederla
un dì,
in cielo patria mia,
andrò a veder Maria,
mia gioia e mio amor.
Rit. Al cielo, al cielo, al ciel!
Andrò
a vederla un dì. (bis)
2. Andrò a vederla un dì,
è il grido di speranza,
che infondemi costanza
nel viaggio e fra i dolor. Rit.
3. Andrò
a vederla un dì,
lasciando questo esilio;
le poserò qual figlio
il capo sopra il cuor. Rit.
4. Andrò
a vederla un dì,
le andrò vicino al trono,
ad ottenere in dono
un serto di splendor. Rit.
Quel desiderio
di vivere la storia
Ci sono momenti nella vita
ove emergono dimprovviso curiosità che non
sono interrogativi doccasione, di superficie. Cè
piuttosto il desiderio sincero di attingere alle fonti di un
evento, di una storia, per catturarne in qualche modo la vitalità
e per contemplare le meraviglie di Dio.
La storia che vi racconto nasce da un fatto: in tante occasioni
ho cantato (e non ho smesso): Andrò a vederla un
dì/ in Cielo patria mia, / andrò a veder Maria
/ mia gioia e mio amor.
È un testo che dimprovviso spicca il volo
con un ritornello che parla della patria celeste: Al Cielo,
al Cielo, al Ciel, / andrò a vederla un dì, / al
Cielo, al Cielo, al Ciel / andrò a vederla un dì.
Cè dietro questo canto un qualcosa che da anni mi
spingeva a scoprire lorigine. Lafflato mariano è
immediato, robusto, capace di semplificare un concetto senza
impoverire il contenuto. E quel ritornello, poi, è un
grido dellanima. Che travolge. Provoca. Segna limmediatezza
di una filialità. Ma chi è lautore di Andrò
a vederla un dì?.
La scoperta
di Michela
Questo interrogativo trova
dimprovviso risposta. Un giorno irrompe Michela
(è la nostra seconda figlia) con una notizia. Leggendo
il libro di Catherine Rihoit (La piccola principessa di
Dio, il riferimento è a santa Teresa del Bambin
Gesù), pubblicato dalle edizioni Paoline nel 1994, ha
trovato a pagina 60 un passo ove si racconta che la mamma di
santa Teresina (si chiamava Zelia) era fin dalla giovinezza devota
della Madonna. E con le compagne cantava: Andrò
a vederla un dì / in Cielo patria mia, / andrò
a veder Maria / mia gioia e mio amor.
Scrive al riguardo la Rihoit: Questo canto era particolarmente
caro a Zelia. Lautore, Pietro Janin, era stato guarito
dalla Vergine di La Salette. Era allora entrato nei Maristi e
aveva composto questo canto per ringraziarla.
E inizia
la ricerca...
Questi riferimenti così
precisi mi colpiscono perché aprono una pista di ricerca.
Cè quindi un collegamento tra il canto e una guarigione.
Cè un sacerdote impegnato in una congregazione.
Occorre, però, andare più a fondo. Partono lettere
alle Edizioni Paoline, allAmbasciata di Francia, alla Librairie
Plon (nel 1992 aveva pubblicato La petite principesse de
Dieu, di Catherine Rihoit). Il contributo decisivo, però,
arriva dai contatti attivati con la Casa generalizia dei Padri
Maristi (via A. Poerio 63, Roma), specie dai colloqui con larchivista
di questa congregazione, il padre Carlo Maria Schianchi s.m.
La ricerca a questo punto arriva a ricostruire una vicenda che
ci porterà fino in Nuova Caledonia. Ma andiamo con ordine.
Facciamo
un salto nel 1824
Perché ricordare proprio
questanno? Perché il 30 novembre nasce a Montluel
(nella diocesi francese di Belley) Pietro Janin. La sua crescita
culturale è robusta (studi secondari, poi quelli di matematica
e scienze, filosofia, teologia...), ma è quella spirituale
a interessare maggiormente.
Questo giovane dimostra una vita in Dio che non si esprime solo
nel quotidiano impegno religioso, ma anche con la poesia e il
canto. Sarà questultimo, in particolare, a segnarne
lidentità e la stessa linea pedagogica. Scrive al
riguardo Claude Rozier, nel libro Histoire de dix cantiques
(Kinnor, Fleurus, Paris 1966, p. 250), che i suoi primi versi
risalgono alla classe di studi umanistici presso il seminario
minore di Meximieux. Più tardi, nel 1946, una grave malattia
colpisce Pietro Janin. È lanno delle apparizioni
della Santa Vergine a La Salette. Il giovane chiede aiuto a Maria
e riesce a superare questa dolorosa prova. Per lui, quindi, la
guarigione diventa segno di unattenzione particolare della
Madre di Dio. Rappresenta un Suo dono. La devozione a Nostra
Signora della Salette diventerà così un qualcosa
di vitale che segnerà in modo indelebile tutta la sua
esistenza. Nel seminario teologico egli aderisce a unassociazione
segreta istituita per diffondere il culto alla Madonna dei Sette
Dolori. Entrerà poi nella Società di Maria (Padri
Maristi) prima di essere ordinato sacerdote nel marzo del 1851.
La filialità
mariana
Prima della sua ordinazione,
è ancora il Rozier a dircelo, Pietro Janin aveva scritto
due poemi a Nostra Signora della Compassione e dei canti utilizzando
arie conosciute. E nel giorno della sua professione religiosa
(settembre 1852) decide di esprimere in versi poetici la propria
consacrazione alla Madonna. In questultimo testo si individua
uno dei temi del Trattato della vera devozione alla Santa
Vergine di san Luigi Maria Grignion de Montfort, opera
letta dal giovane Pietro nel 1842, ben nota nella Società
di Maria. In ricordo della sua professione il Janin scriverà
altri versi rivolti alla Madre di Dio.
Questo giovane religioso viene in seguito inviato nel collegio
di Langogne, e la devozione alla Vergine continuerà a
fortificarsi in lui grazie anche allo spirito mariano che segna
il procedere della sua congregazione.
La Società
di Maria (Padri Maristi)
Questa famiglia religiosa è
fondata dal padre Jean-Claude Colin (1790-1875) a Belley, ottenendo
nel 1822 lincoraggiamento del papa Pio VII, e nel 1836
lapprovazione pontificia. Il Colin, sostenuto anche da
san Pietro Chanel (1803-1841; muore martire in Nuova Zelanda)
e da san Marcellino Champagnat (1789-1840; in anni successivi
fonderà i Fratelli Maristi), governò listituto
per 16 anni, fondando diverse case in Francia e sviluppando fortemente
le missioni in Oceania.
Il suo obiettivo era quello di costituire una compagnia di consacrati
al servizio della Chiesa che nellagire quotidiano dovevano
rivolgere particolare attenzione allesempio di Maria, umile
fra gli apostoli, umile a Nazaret, modello di apostolato e di
vita interiore.
Questi religiosi si impegnavano, quindi, a costruire il proprio
disegno operativo in nome e sotto la protezione di Colei per
la quale ancora oggi si chiamano Maristi. Lopera del Colin
ebbe effetti notevoli, ne è prova anche una frase di san
Giovanni Maria Vianney (il famoso curato dArs) che, sentendo
un giorno parlare del Colin, esclama: Oh! Il padre Colin!
Quanto vuole bene alla Madonna!.
I Padri Maristi si distinsero presto nelle missioni popolari,
nella predicazione, nellesempio concreto di vocazioni pronte
ad accettare i più diversi compiti per il bene delle anime
(dalleducazione dei giovani alle missioni in terre lontane).
Jirai
la voir, un jour
I fatti fin qui raccontati
sono serviti a descrivere un contesto storico ecclesiale e una
persona (il Janin) segnati entrambi dalla filialità mariana.
Nellaprile del 1853 la comunità del collegio dei
Maristi di Langogne si reca in pellegrinaggio a Puy per la chiusura
del giubileo. Il padre Janin parte alla vigilia, a piedi, nella
neve, con diversi altri padri. In questa occasione canta con
tale impegno da subire un abbassamento di voce per circa 15 giorni
durante i quali scrive un lungo poema nel quale chiede alla Vergine
di rendere la sua voce e i suoi canti un pio ornamento in Suo
onore perché i miei canti, tu lo sai, sono la mia
vita, il modo con il quale mi esprimo, la mia preghiera (...)
tutti i miei accenti sono per te (C. Rozier, op. cit.,
p. 251).
Qualche settimana dopo, per la chiusura del mese di Maria (maggio),
egli compone sullaria di quella che si definiva la pastorale
(Le ciel en est le prix, Il cielo ne è il premio), intesa
a Fourvière, il canto chiamato poi Jirais la voir,
un jour (Andrò a vederla un dì). Il titolo originale
era Un radieux espoir (Un radioso futuro), e il testo comprendeva
cinque strofe, tante quante sono le lettere che formano il nome
di Maria.
Slancio
dellanima
Quando un poeta esprime i propri
sentimenti non è fedele a impostazioni rigide, al minuzioso
dettaglio o alla citazione dotta. Egli grida uno slancio dellanima
e lo fa centrando una idea essenziale. Nel padre Pietro Janin
tutta la costruzione del canto è in direzione del Paradiso.
Qui avviene lincontro definitivo con Maria. E in questora
di gioia sarà possibile esprimerLe in modo filiale un
amore cresciuto con offertori quotidiani. Con fedeltà
rocciose. Con il fiat della propria via crucis.
In questottica tutto il canto respira il trascendente e
accompagna nelle realtà escatologiche. Lincontro
con la Vergine è vissuto già in terra (= è
qui che emerge la
pedagogia
di Janin), è realtà che sostiene nelle salite della
vita (= emerge la scientia crucis), è un fatto diretto,
personale (= maternità di Maria), è evento ecclesiale
che riconduce a tutta la famiglia di Dio (= la lode segna la
dinamica comunitaria), è un appuntamento definitivo (=
allaurora non seguiranno più tramonti).
E lesodo
terreno prosegue
Il padre Janin sarà
poi inviato dalla sua congregazione nel collegio di Arles ove
scriverà una nuova composizione dal titolo Pourquoi je
chante Marie (Perché canto Maria). Nellottobre del
1871 si offre di essere il primo cappellano dei Comunardi (=
francesi che avevano partecipato allinsurrezione contro
il presidente Thiers sfociata nella proclamazione a Parigi della
Comune il 18 marzo 1871) deportati in Nuova Caledonia.
È ancora con dei versi poetici che spiegherà la
sua decisione. Poi prima dellimbarco celebrerà
una messa di addio nella cappella di Fourvière, a Lione.
Aggiungerà infine altre tre strofe a Jirai la voir,
un jour. Questo canto, ormai, si è diffuso in Francia
ma anche allestero, tanto che il p. Janin resterà
piacevolmente sorpreso di ascoltarlo arrivando in Nuova Caledonia.
Nel 1875, in occasione dellinaugurazione di una cappella
dedicata a Nostra Signora della Salette, nella sua parrocchia,
il p. Janin scriverà ancora: A te i miei messaggi
damore / Signora della Salette. / Le tue lacrime mi hanno
fatto poeta, / io sono il tuo trovatore (= menestrello medioevale).
/ A te i miei canti damore.
Quattro anni dopo, in occasione dellincoronazione della
statua della Madonna posta nella cappella suddetta, scriverà
ancora:
Ora, nunc dimittis, / ho visto il tuo trionfo, o Salette.
/ Quaggiù, le mie speranze sono esaudite. / Ma del tuo
poeta / qual è la richiesta? Essere nelleterna festa,
/ tuo trovatore per sempre.
Lincontro
con sorella morte
Il padre Janin canterà
la sua Signora fino alla morte, avvenuta a Sydney
nel 1899. Egli si definiva un trovatore mariano.
Questa linea spirituale e pastorale si ritrova nei 21 canti inviati
nel 1875 al superiore generale dei Padri Maristi, diversi dei
quali erano stati già pubblicati in Francia, a Sydney
o in Nuova Caledonia.
Il fondatore dei Maristi amava molto il canto Jirai la
voir, un jour e aveva in modo speciale benedetto il suo autore,
il p. Janin. Non posso ascoltare questo canto senza piangere,
diceva padre Colin negli ultimi anni della sua vita, e un giorno
fu inteso esclamare profondamente commosso davanti a una statua
della Vergine: La vedrò! La vedrò!.
Dopo la sua morte, venne scritto al p. Janin che il p. Colin
aveva chiesto negli ultimi momenti di vita di ascoltare il canto
Jirais la voir, un jour. Letto ciò, il religioso
si mise a intonare subito questo canto. Era per lui un modo di
pregare Maria. Di affidarle lanima del superiore generale.
Alcune considerazioni
Il canto Andrò
a vederla un dì si diffonderà rapidamente
anche in Italia e ancora oggi è possibile ascoltarlo in
occasione di festività mariane, di processioni, di funerali...
Ma cè un punto, al riguardo, che occorre chiarire.
Che senso ha ricordare oggi la figura di padre Pietro Janin?
E che significato attribuisce a un canto (Jirais
la voir, un jour) che taluni etichettano rapidamente come
canto tradizionale o popolare, e che
altri non apprezzano ritenendo che non rispecchia unimpostazione
biblica o comunque un indirizzo cristocentrico?
Al riguardo è utile sottolineare alcuni aspetti. La figura
del padre Janin, intanto, non è da avvicinare come una
realtà isolata, ma è da leggere come
espressione di una filialità autentica che attraversa
i secoli, e che anche nel 700 e nell800 troverà
delle manifestazioni ecclesiali capaci di tradursi
in congregazioni, opere sociali, atti di sacrificio quotidiano,
eroismi nascosti agli occhi del mondo. E tutto ciò avviene
anche con il sostegno degli stessi pontefici (nel 1863, ad esempio,
Innocenzo XI introduce la festa liturgica del Nome di Maria).
In tale contesto il canto Andrò a vederla un dì
non solo si pone in sintonia con il quinto mistero glorioso del
santo Rosario (ove si contempla lincoronazione di Maria
Santissima Regina degli angeli e dei santi, e il Paradiso) e
con linvocazione finale della Salve Regina
(e mostraci dopo questo esilio Gesù), ma supera
il circoscritto contesto di esodo dal quale molti autori invocano
Maria per un aiuto nelloggi (si pensi a Mira il tuo
popolo o bella Signora, o a Vergin santa che accogli
benigna), per esprimere con un linguaggio comprensibile
a tutti una contemplazione del Cielo, cioè del
Paradiso, che è la casa di Dio.
Deriva da ciò una sottolineatura: lo scopo del p. Janin
non è quello di impostare una lezione di mariologia usando
della musica, ma è quello di esprimere un moto dellanimo
capace di spingere a offertori quotidiani rivolti a Dio, sostenuti
con laiuto di Maria.
È solo in questottica che si può comprendere
perché certi canti di una storia meno recente riescono
ancora a far breccia nellintimo di molte persone. Perché
non cè una dinamica segnata da un coro che sta da
una parte e da unassemblea muta che sta dallaltra.
Ma cè una voce che coinvolge altre voci (intonate
o meno) fino ad arrivare a ununica lode. Capace di segnare
i solchi delle conversioni. Delle vocazioni religiose e sacerdotali.
Dei fiat eroici. Che solo il cuore di Dio conosce.
Pier Luigi Guiducci
IMMAGINI:
LA Madonna di Lourdes
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2001-8
VISITA Nr. 