Piero della Francesca nacque
a Borgo Sansepolcro, paese al confine tra Toscana e Umbria, attorno
al 1416-1417. Suo padre si chiamava Benedetto de Franceschi;
poi, non si sa come, il figlio fu denominato della Francesca,
anche se in antico si preferiva chiamarlo Piero de Borgo.
Svolse gran parte della sua attività tra Arezzo e Urbino,
ma ebbe la formazione a Firenze.
Contrariamente ad altri pittori,
Piero rimase profondamente legato allambiente dove era
nato. Era innamorato della sua terra e molti dei suoi dipinti
presentano il dolce paesaggio della Valle Tiberina. Nonostante
lo stretto àmbito della sua attività, esercitò
una profonda e duratura influenza sui pittori a lui contemporanei,
anche se questi non lo avevano mai incontrato.
Grande maestro
della prospettiva
Il lavoro più significativo
di Piero è il grande ciclo ad affresco per la chiesa aretina
di San Francesco: la leggenda della vera croce. Il testo letterario
a cui si faceva riferimento era la Leggenda Aurea, composta verso
la metà del Duecento dal frate francescano Jacopo da Varagine,
lodierna Varazze.
Piero della Francesca fu uno dei primi a mettere in pratica le
regole della prospettiva nei suoi dipinti. In vecchiaia, scrisse
anche un trattato sullargomento intitolato appunto De prospectiva
pingendi. In genere, le figure da lui dipinte hanno una solidità
che ricorda quella delle statue. Morì a Borgo Sansepolcro
il 12 ottobre 1492.
Da Senigallia
ad Urbino
Attorno al 1474, Piero dipinse
la Madonna di Senigallia, così chiamata dal
luogo di provenienza. Infatti, dalla chiesa di Santa Maria delle
Grazie extra Moenia di Senigallia, lopera (che misura 61
x 53,5 cm) giunse nel secolo scorso ad Urbino, dovè
conservata nella Galleria Nazionale delle Marche.
Il dipinto colpisce immediatamente per il senso di equilibrio,
solido, espresso al punto da dare un senso di staticità.
Latmosfera che regna nel dipinto è di estasi commossa.
Il gruppo della Madonna con il Bambino in primo piano può
essere contenuto in una piramide. Anche se le figure degli angeli
e larchitettura del fondo accentuano una scansione in senso
verticale della composizione.
Lattribuzione
alla fine dell800
La soluzione spaziale non è
più attuata da rapporti dimensionali, ma dalla luce, che
varia a seconda delle superfici che investe. Lo studioso inglese
Clark afferma che allorigine di un simile trattamento ci
sarebbe unopera perduta del pittore fiammingo van Eyck,
allora presente nelle collezioni del duca di Urbino.
Soltanto alla fine dell800 la critica si è trovata
concorde nellassegnare lautografia della tavola a
Piero. Dopo essere stata attribuita alla sua scuola, un confronto
con lAnnunciazione del polittico di Perugia ha sciolto
il nodo; anche se limpianto grandioso della Madonna di
Senigallia è conseguito senza insistere sulla semplificazione
geometrica, tipica dellopera di Perugia.
Natale MAFFIOLI SDB