Coppo di Marcovaldo nacque
verso il 1225-30, a Firenze, nel popolo di San Lorenzo.
Ben poco si conosce della sua formazione artistica: si presume
che sia stato allievo di qualche pittore bizantino,
come allora venivano chiamati i primitivi.
Partecipò alla battaglia
di Montaperti, combattuta dai guelfi fiorentini contro i ghibellini
senesi nel 1261; la stessa alla quale partecipò Farinata
degli Uberti, ghibellino di Firenze e che fece lArbia
colorata in rosso. Fatto prigioniero, come risulta da un
elenco di soldati catturati, fu condotto a Siena. Lì,
Coppo pagò il riscatto dipingendo la Madonna del Bordone,
per la chiesa di Santa Maria dei Servi, dove tuttora è
conservata. Lopera era firmata e datata, come risulta da
unantica descrizione della città di Siena. La scritta
MCCLXI Coppus de Florentia me pinxit scomparve quando
la tavola fu sottoposta ad un ridimensionamento. La composizione
fu in seguito aggiornata nei volti dei
personaggi
da un pittore senese vicino a Duccio di Buoninsegna.
Due dipinti
mariani per gli stessi religiosi
Il corpus di Coppo
è assai esiguo: pochi anni prima di Montaperti, verso
il 1264, aveva dipinto una Croce per la collegiata di San Gimignano.
Dei suoi familiari si conosce soltanto il nome del figlio, Salerno,
e si può supporre, con ragione, che lavorasse in bottega
con il padre; tantè che il Crocifisso della cattedrale
di Pistoia, dipinto nel 1274, un tempo attribuito a Coppo, ora
è assegnato anche a Salerno.
A Coppo è inoltre attribuita
una parte, interessante, dei mosaici del battistero fiorentino
di San Giovanni. Dopo il 1265 il pittore dipinse per la Chiesa
di Santa Maria dei Servi di Orvieto una Madonna con Bambino.
È interessante osservare che ambedue le tavole
questa e quella di Siena furono commissionate dalla stessa
famiglia religiosa. La data di esecuzione della tavola è
dai critici riferita agli anni successivi al 1265: poco dopo
la Madonna di Siena e il Crocifisso di San Gimignano.
La tenerezza
della Madre e del Figlio
Una ieratica e imponente Madonna,
con il piccolo Gesù in grembo, siede su un prezioso trono
affiancato da due angeli, che fungono da solerti custodi. Il
Bambino guarda teneramente la Madre, un gesto questo che umanizza
la divinità, ma che simboleggia anche la trepidazione
con la quale il Figlio di Dio guarda alla Chiesa. Anche il viso
della Vergine circondato da unaureola ottenuta a
pastiglia dorata, benché ancora debitore degli schematismi
bizantini è improntato a tenerezza e guarda in
modo benevolo il fedele che si rivolge a Lei con una preghiera.
Le figure sono riprese frontalmente e la loro volumetria è
tutta espressa dagli abiti dove le pieghe sono ottenute con intense
lumeggiature doro.
La materia preziosa dai tessuti
si estende al fondo e al drappo che riveste lo schienale del
trono. La composizione è ricca di particolari interessanti:
il candido velo che incornicia il volto di Maria, bordato da
un semplice filetto doro, poi il fantasioso copricapo,
sino al piccolo Gesù che già imparte la sua benedizione
e stringe nella mano sinistra un rotolo che nelliconografia
più antica rappresenta la legge della nuova alleanza consegnata
dal Salvatore agli apostoli. La tavola è ancora conservata
nella Chiesa di Santa Maria dei Servi a Orvieto.
Natale MAFFIOLI SDB