Il 9 giugno 1311 per le vie
di Siena si svolse una singolare processione: non una delle solite,
dove il popolo faceva da comparsa al seguito di un noto personaggio
o di un simulacro famoso per miracoli.
Al centro dellattenzione,
cera un dipinto appena uscito dalle mani dellartista.
Lasciava ancor dietro lodore di vernici e di collanti e
già le pubbliche autorità e il clero lo portavano
in processione verso la cattedrale.
Era la Madonna in Maestà
di Duccio: pittura preziosa e di una bellezza sconvolgente.
Duccio di Buoninsegna era nato a Siena verso la metà del
1200. Alcuni dei documenti che lo riguardano sono molti, per
cause legali diverse, alcune assai pesanti. Provvedimenti che
la dicono lunga sul carattere, se non ribelle, certo poco attento
alle convenzioni, del pittore.
Era stato a Firenze dove, nel
1285, aveva eseguito una delle sue opere migliori: la cosiddetta
Madonna Rucellai per la Compagnia dei Laudesi della
chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, che è ora esposta
nella Galleria degli Uffizi, in compagnia di altre due Madonne
in Maestà: la prima di Cimabue e la seconda di Giotto.
Dipinta
su entrambi i lati
La Maestà,
così da sempre è chiamata, fu commissionata a Duccio
il 9 ottobre 1308 e costò allOpera del duomo 3.000
fiorini doro, una somma altissima. Era dipinta su ambo
i lati. Sul davanti, la Madonna con Bambino: circondata da una
teoria di santi e angeli e seduta su un ampio e sfarzoso
trono, accenna ad una spazialità
tridimensionale secondo le novità già praticate
da Cimabue. È dipinta con una cromia morbida, che dà
naturalezza al dolce incarnato.
Anche il Bambino esprime una
profonda tenerezza, e il suo corpo non sembra generare peso sul
grembo della Madre. Sul retro, sono raffigurate 26 storie della
Passione. In origine il complesso era fornito di una predella
ed era coronato con pinnacoli figurati dove erano descritti alcuni
episodi desunti dal Nuovo Testamento e dai vangeli apocrifi.
Sono significative le scene
che sovrastano la Madonna in Maestà, dove sono raccontati
gli ultimi momenti della vita della Vergine; il testo di riferimento
è un apocrifo, il Transito della Beata Maria Vergine,
attribuito a Giuseppe dArimatea.
Loro
sostituisce il cielo
Duccio, in questa sua opera,
è attentissimo alla descrizione degli edifici, interno
ed esterno. Ad esempio, colloca gli episodi dellUltima
Cena e del Processo davanti a Pilato in ambienti simili, caratterizzati
da un soffitto a cassettoni sostenuto da robuste mensole aggettanti,
con unasta messa lì di traverso con un panno che
pare un testimonio di quanto sta avvenendo, e da un aereo porticato
che raggruppa e separa le figure quasi a formare unulteriore
cornice dentro la tavola.
Il pittore è un grande regista di emozioni.
Cambiano le ambientazioni,
e dalle esili architetture gotiche si passa alle rocce nude,
ma sempre ci conduce per mano nella storia e nei pensieri dei
discepoli e di Gesù: quella raccontata è una vicenda
preziosa, dove loro sostituisce il cielo, e quasi non ce
ne accorgiamo.
La grandiosa pala rimase sullaltare
maggiore della cattedrale senese fino al 1505. Con la costruzione
del nuovo altare fu trasferita in una cappella laterale. Poi,
il primo agosto 1771 la tavola fu smembrata, le assi che la componevano
furono smontate e sezionate in modo da separare le due superfici
dipinte.
Natale MAFFIOLI SDB