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        STUDI MARIANI: Maria nei secoli:
  
   
ELREDO DI RIEVAULX:
      AMARE LA MODONNA CON TUTTO IL CUORE


T
ra i nostri lettori più d’uno ricorderà d’aver studiato un trattato composto dal maggiore prosatore latino, Cicerone. Vi si trova una bella definizione dell’amicizia: “Volere le stesse cose, non volere le stesse cose”. Insomma, l’amicizia è una fusione delle volontà.

A questo testo della sapienza pagana si ricollegò un monaco cistercense del XII secolo per scrivere un trattato dal titolo “L’amicizia spirituale”.
Si tratta di Elredo di Rievaulx, dal nome dell’abbazia inglese, dove per molti anni fu superiore amatissimo dagli oltre 650 confratelli delle comunità per la finezza del carattere e la bontà che lo rendevano amico di tutti.

Ed egli interpretò la vita cristiana proprio come amicizia ispirata dalla divina carità al punto che scrive: “Deus amicitia est”. Una persona così colta, gentile, amabile non poteva non essere un grande devoto della Madonna. Quando ne parla o ne scrive, impiega certo le risorse della sua intelligenza e della sua vasta preparazione teologica, ma soprattutto lascia spazio alla ricca e sensibile affettività fatta di tenerezza e dolcezza di cui è dotato. Già questa è la prima lezione che apprendiamo da questo autore del “secolo mariano”: della Madonna e alla Madonna si parla sempre con il cuore in mano! In fondo, noi conosciamo meglio solo se amiamo.

Maria, esempio perfetto di verginità

Sua sorella era monaca di clausura e viveva – come accadeva nel Medioevo – per conto suo, dedicandosi alla preghiera incessante per sollevare il mondo verso l’Alto.
Elredo le dà dei consigli, una specie di regola di vita. Le suggerisce anzitutto di prendere come modello di vita proprio la Madre di Dio, la Vergine per eccellenza.

Naturalmente, questa raccomandazione è espressa con il linguaggio affettivo che lo caratterizza e, immaginando di parlare a Giovanni, il vergine che accolse la Vergine, esclama: “O Giovanni, beato te! Con la forza di un testamento ti viene affidata la bellezza del genere umano, la speranza del mondo, la gloria del cielo, il rifugio dei miseri, il conforto degli afflitti, la consolazione dei poveri, il coraggio dei disperati, la riconciliazione con i peccatori; infine, la Signora del mondo e Regina del Cielo”.

In questo invito rivolto a sua sorella, quello cioè di guardare a Maria come esempio perfetto di verginità, Elredo esprime un principio della teologia della vita consacrata: tutti coloro che si consacrano a Dio riproducono la forma di vita della Madonna. Per questo motivo la vita consacrata assume dignità e fascino.

Meditare sul Vangelo come se fossimo presenti

A sua sorella propone un esercizio di preghiera: meditare sui fatti del Vangelo immaginando con la fantasia e con il cuore di trovarsi nei luoghi e nel momento in cui essi si sono svolti. Elredo anticipa così un metodo di preghiera che sarà praticato da Santa Teresa d’Avila ed insegnato da Sant’Ignazio di Loyola nei suoi celebri Esercizi spirituali. Per trarre profitto da questo tipo di meditazioni spirituali, Elredo raccomanda soprattutto gli episodi del Vangelo in cui è presente la Madonna.

Come esempio, suggerisce di contemplare il mistero dell’Annunciazione in questo modo: “Entra nella camera della beata Maria e percorri i libri nei quali vengono profetizzati il parto della Vergine e la venuta di Cristo. Lì attendi l’arrivo dell’angelo per vederlo entrare e ascoltarne il saluto; poi anche tu, piena di estatico stupore, saluta, insieme all’Angelo, la tua dolcissima Signora, dicendo con giubilo: Ave, o piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta tra le donne. Ripetendo sovente queste parole, contempla la pienezza di grazia, dalla quale il mondo intero ha attinto la grazia”.

Questo metodo viene applicato anche nella stesura di un trattatello che Elredo dedica all’interpretazione di un episodio dell’infanzia di Gesù: lo smarrimento ed il ritrovamento nel Tempio di Gerusalemme. Con la sua perspicacia nel penetrare le pagine del Vangelo, Elredo si rivolge direttamente alla Madonna: “Te lo chiedo di nuovo, o mia Signora, perché ti angosciavi? Penso che non ti preoccupasse il fatto che il fanciullo avrebbe potuto avere fame, sete o bisogno di qualcos’altro, poiché tu sapevi che era Dio; ma tu penavi unicamente per il fatto di essere stata privata, sia pure per poco, delle delizie ineffabili della sua presenza”.

Lei, donna bellissima, “Tota pulchra”

C’è da dire che gli esegeti contemporanei qualche rara volta non sono da meno dei grandi dottori del Medioevo. Sviluppando proprio l’intuizione di Elredo, hanno ravvisato nella “perdita” di Gesù per tre giorni una discreta allusione alla sua Morte e nel “ritrovamento” la sua Risurrezione gloriosa e le apparizioni ai discepoli. In effetti, ci sono molte analogie, nascoste nelle parole di questo brano e di quelli che riportano il racconto di Pasqua. La Madonna del Sabato Santo, che attende piena di speranza la Risurrezione del Figlio, è ben presentata da Elredo nella Vergine che cerca il Figlio a Gerusalemme: ha tanta nostalgia di rivedere Gesù!

Lo stesso episodio del Vangelo si chiude con un’annotazione che non sfugge ad Elredo: “Maria serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Secondo il nostro autore, la Madonna è stata l’ispiratrice degli evangelisti. Gli studiosi contemporanei scrivono migliaia di libri per scoprire le fonti dei racconti evangelici, formulando ipotesi che si contraddicono l’una con l’altro.

Per Elredo è tutto più semplice e – aggiungiamo noi – ragionevole: “La Vergine saggia serbò dunque fedelmente tutte queste cose, sia custodendole con dignitoso silenzio, sia esternandole al momento opportuno, e finalmente le affidò ai discepoli perché ne facessero oggetto della loro predicazione”.

Da teologo mariano di valore, Elredo ha insistito su un altro aspetto: la Madonna era anche avvenente, deliziosa, incantevole! E non si sbagliava: tutti i veggenti non fanno che confermare questa constatazione che, da secoli, i fedeli esprimono nelle note di una celebre antifona mariana: “Tota pulchra es”, Maria, sei bellissima!

                                            Roberto SPATARO sdb
                                     
E-mail:
silvaestudiosus@libero.it
                                Studium Theologicum Salesianum | Gerusalemme



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     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2010 - 2  
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