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        STUDI MARIANI: MARIA e i PADRI della CHIESA:
  
     CIRILLO DI ALESSANDRIA (+ 444):
       
IL PALADINO DELLA THEOTOKOS

“È un santo,
ma non tutte le sue azioni sono quelle di un santo”.

Questo il giudizio di un erudito, Tillemont, a proposito di Cirillo di Alessandria d’Egitto, dotato di una personalità autoritaria ed intransigente, autore, a volte, di azioni persino vendicative. Ciò nonostante, egli ha un merito importantissimo: è il grande Padre della Chiesa che con la sua predicazione, la sua penna e la sua azione difese il titolo Madre di Dio e mostrò la necessità teologica di conservarlo contro le obiezioni che il suo avversario, il patriarca di Costantinopoli, Nestorio, aveva avanzato.

Il magistero di Cirillo fu approvato dal Concilio ecumenico di Efeso (431), tra la gioia del popolo cristiano, come ricordano i nostri fedeli lettori. Molti secoli dopo, nel 1882, il Papa del tempo, Leone XIII (un altro grande devoto della Madonna: scrisse ben tredici encicliche sul valore del Rosario!), dichiarò Cirillo di Alessandria “Dottore della Chiesa universale”, vale a dire che nella dottrina di questo antico Padre della Chiesa è espressa in modo eccellente la fede della Chiesa.

In Cristo vi è una profonda unità

Cirillo era rimasto molto turbato delle notizie che i suoi ambasciatori a Costantinopoli gli avevano fatto pervenire: i fedeli erano in subbuglio a causa dell’incauto insegnamento di Nestorio che negava la possibilità di attribuire alla Madonna il titolo di Theotókos, cioè Madre di Dio. Il motivo che Nestorio adduceva non era scarsa pietà mariana, ma un’errata comprensione del Mistero dell’Incarnazione. Lo stesso Nestorio lo avrebbe spiegato a Cirillo in una lettera che appartiene alla corrispondenza tra i due, iniziata proprio da Cirillo che aveva chiesto al suo antagonista di giustificarsi.

Scrive dunque Nestorio:

“Le sacre Scritture, quando parlano dell’economia del Signore [economia significa qui Incarnazione], sempre attribuiscono la natività e la sofferenza non alla divinità ma all’umanità del Cristo; di modo che, per parlare in termini esatti, la santa Vergine, bisogna chiamarla «madre di Cristo» non «madre di Dio»”.

Nestorio, insomma, aveva portato una ragione molto seria: Dio non può “nascere”, “essere generato”, non può avere una Madre. Solo l’intelligenza teologica di Cirillo poteva superare questo scoglio e rovesciare le posizioni. I fedeli, che non avrebbero mai voluto rinunciare ad invocare la Madonna Madre di Dio, attendevano con trepidazione e con impazienza una spiegazione chiara per confermare la loro pietà. Cirillo fece capire che il ragionamento di Nestorio conteneva in sé una conseguenza pericolosa: umanità e divinità in Cristo agivano separatamente, rimanevano divise al punto che si poteva parlare di due soggetti distinti, due persone, una specie di “mostro”.

In Cristo la persona è una sola

Il Mistero dell’Incarnazione, annunciato da Giovanni all’inizio del suo Vangelo, e che i bravi fedeli contemplano ogni volta che recitano la bella preghiera dell’Angelus, con le parole E il Verbo si è fatto carne, veniva scardinato. Seguiamo la spiegazione di Cirillo di Alessandria, anche se formulata in termini piuttosto tecnici e di non immediata comprensione.

“I santi padri non dubitarono di chiamare Theotókos la santa Vergine, non in quanto la natura del Verbo o la sua divinità abbia avuto inizio dalla santa Vergine, ma in quanto fu da lei generato quel santo corpo, animato da anima razionale, al quale era unito il Verbo secondo l’ipostasi”.

Proviamo a dire in altre parole il pensiero, veramente profondo, di Cirillo di Alessandria: la divinità e l’umanità, complete e perfette, per effetto del Mistero dell’Incarnazione, sono in Cristo profondamente unite e c’è un unico soggetto divino-umano, che, allo stesso tempo, agisce, nasce, muore per salvarci e risorge.

Per far capire questo grande Mistero, lo stesso Cirillo amava adoperare un paragone e diceva che, come in un uomo ci sono anima e corpo che però non sono dissociabili, così in Cristo c’è la divinità del Verbo, che è indissolubilmente unita alla natura umana. Cristo la divinità ce l’ha dall’eternità, l’umanità la riceve, con l’Incarnazione, dalla Vergine Maria.

Dal momento che questa unione è del tutto inscindibile e c’è un unico soggetto, il Figlio di Dio che si fa carne, allora è giusto chiamare la Madonna “Madre di Dio”. Anzi, il titolo Theotókos non è semplicemente un bel complimento da fare alla Madonna, in un empito di tenerezza filiale, ma è una formula brevissima, una sola parola, che riassume perfettamente tutto il Mistero dell’Incarnazione.

Essere cristiani vuol dire essere mariani

Comprendiamo, a questo punto, una legge generale della teologia cristiana. La mariologia, cioè la dottrina teologica sulla Madonna, se corretta, difende la completa ortodossia della fede cristiana, se, invece, opinioni erronee sulla Madonna vengono introdotte, allora l’intera impalcatura del Cristianesimo cade in rovina. E la storia, tristemente, lo dimostra.

Quando qualcuno ha cominciato a negare i grandi privilegi che la Madonna ha ricevuto da Dio, allora ha iniziato a dubitare della realtà della Risurrezione del Signore o persino della divinità del Salvatore. Noi preferiamo rimanere legati al “vecchio catechismo” che contiene le grandi verità teologiche, che gli illustri Padri e Dottori della Chiesa, come Cirillo, hanno spiegato con impareggiabile acutezza e profondità di ragionamento.
I membri della
Famiglia Salesiana sono soliti adoperare un’antifona mariana, molto cara a Don Bosco, che inizia con le parole O Maria Vergine potente e che, a un certo punto, recita così:

“Tu da sola hai distrutto tutte le eresie del mondo intero”.

Che cosa significa? Che la Madonna fa morire gli eretici? Certamente no! Ella è Madre affettuosissima anche degli eretici. Significa che le verità teologiche sulla Madonna, sulla sua identità e la sua missione, se rettamente professate, impediscono di cadere negli errori e di conservare con fedeltà gli articoli della nostra fede cristiana. La forza, la tenacia e, soprattutto, l’intelligenza con cui Cirillo di Alessandria volle difendere il titolo Theotókos, ottenendone l’ufficiale e perpetuo riconoscimento dal Concilio di Efeso, ci mostrano proprio questa associazione tra “mariologia” e Cristianesimo tout court.

Il Papa Paolo VI, visitando il santuario mariano di Bonaria, in Sardegna, nel 1970, disse in modo conciso e pregnante: “non si può essere cristiani senza essere mariani”.

Se Cirillo di Alessandria mise al servizio della Madre di Dio la sua mente, vivamente intelligente, non risparmiò certo le effusioni del cuore per magnificare questa creatura, in onore della quale, dinanzi a tutti gli altri vescovi riuniti nel Concilio di Efeso, e alla presenza del rappresentante dell’Imperatore, pronunziò una bellissima omelia, che assomiglia ad un inno in cui si elencano tutti gli interventi salvifici operati da Dio per mezzo della Madonna:

“Gioisci anche da parte nostra, o Maria, Madre di Dio.

Per te è santificata la Trinità,
per te è onorata e adorata la croce su tutta la terra,
per te il cielo esulta,
per te gli angeli e gli arcangeli si allietano,
per te sono scacciati i demoni,
per te il diavolo tentatore cadde dal cielo,
per te l’uomo decaduto è innalzato ai cieli,
per te c’è il santo battesimo,
per te l’olio dell’esultanza,
per te sono fondate le chiese sulla terra,
per te le genti vengono a conversione,
per te i profeti predissero,
per te gli apostoli annunziano la salvezza ai popoli,
per te i morti risorgono”.

                                            Roberto SPATARO sdb
                                     
E-mail:
silvaestudiosus@libero.it
                                Studium Theologicum Salesianum | Gerusalemme



IMMAGINI:
Il credere che Maria Madre di Dio era un dato di fatto già ampiamente professato dai fedeli del IV e V secolo.
2 Cirillo è stato lo strenuo difensore della maternità divina di Maria. Per il coraggio con cui si è opposto a Nestorio ha pagato duramente la sua fedeltà alla vera fede.


       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2008 - 9  
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