È
un santo,
ma non tutte le sue azioni sono quelle
di un santo.
Questo il giudizio di un erudito,
Tillemont, a proposito di Cirillo di Alessandria dEgitto,
dotato di una personalità autoritaria ed intransigente,
autore, a volte, di azioni persino vendicative. Ciò nonostante,
egli ha un merito importantissimo: è il grande Padre della
Chiesa che con la sua predicazione, la sua penna e la sua azione
difese il titolo Madre di Dio e mostrò la necessità
teologica di conservarlo contro le obiezioni che il suo avversario,
il patriarca di Costantinopoli, Nestorio, aveva avanzato.
Il magistero di Cirillo fu
approvato dal Concilio ecumenico di Efeso (431), tra la gioia
del popolo cristiano, come ricordano i nostri fedeli lettori.
Molti secoli dopo, nel 1882, il Papa del tempo, Leone XIII (un
altro grande devoto della Madonna: scrisse ben tredici encicliche
sul valore del Rosario!), dichiarò Cirillo di Alessandria
Dottore della Chiesa universale, vale a dire che
nella dottrina di questo antico Padre della Chiesa è espressa
in modo eccellente la fede della Chiesa.
In Cristo
vi è una profonda unità
Cirillo era rimasto molto turbato
delle notizie che i suoi
ambasciatori
a Costantinopoli gli avevano fatto pervenire: i fedeli erano
in subbuglio a causa dellincauto insegnamento di Nestorio
che negava la possibilità di attribuire alla Madonna il
titolo di Theotókos, cioè Madre di Dio. Il motivo
che Nestorio adduceva non era scarsa pietà mariana, ma
unerrata comprensione del Mistero dellIncarnazione.
Lo stesso Nestorio lo avrebbe spiegato a Cirillo in una lettera
che appartiene alla corrispondenza tra i due, iniziata proprio
da Cirillo che aveva chiesto al suo antagonista di giustificarsi.
Scrive dunque Nestorio:
Le sacre
Scritture, quando parlano delleconomia del Signore [economia
significa qui Incarnazione], sempre attribuiscono la natività
e la sofferenza non alla divinità ma allumanità
del Cristo; di modo che, per parlare in termini esatti, la santa
Vergine, bisogna chiamarla «madre di Cristo» non
«madre di Dio».
Nestorio, insomma, aveva portato
una ragione molto seria: Dio non può nascere,
essere generato, non può avere una Madre.
Solo lintelligenza teologica di Cirillo poteva superare
questo scoglio e rovesciare le posizioni. I fedeli, che non avrebbero
mai voluto rinunciare ad invocare la Madonna Madre di Dio, attendevano
con trepidazione e con impazienza una spiegazione chiara per
confermare la loro pietà. Cirillo fece capire che il ragionamento
di Nestorio conteneva in sé una conseguenza pericolosa:
umanità e divinità in Cristo agivano separatamente,
rimanevano divise al punto che si poteva parlare di due soggetti
distinti, due persone, una specie di mostro.
In Cristo
la persona è una sola
Il Mistero dellIncarnazione,
annunciato da Giovanni allinizio del suo Vangelo, e che
i bravi fedeli contemplano ogni volta che recitano la bella preghiera
dellAngelus, con le parole E il Verbo si è fatto
carne, veniva scardinato. Seguiamo la spiegazione di Cirillo
di Alessandria, anche se formulata in termini piuttosto tecnici
e di non immediata comprensione.
I
santi padri non dubitarono di chiamare Theotókos la santa
Vergine, non in quanto la natura del Verbo o la sua divinità
abbia avuto inizio dalla santa Vergine, ma in quanto fu da lei
generato quel santo corpo, animato da anima razionale, al quale
era unito il Verbo secondo lipostasi.
Proviamo a dire in altre parole
il pensiero, veramente profondo, di Cirillo di Alessandria: la
divinità e lumanità, complete e perfette,
per effetto del Mistero dellIncarnazione, sono in Cristo
profondamente unite e cè un unico soggetto divino-umano,
che, allo stesso tempo, agisce, nasce, muore per salvarci e risorge.
Per far capire questo grande
Mistero, lo stesso Cirillo amava adoperare un paragone e diceva
che, come in un uomo ci sono anima e corpo che però non
sono dissociabili, così in Cristo cè la divinità
del Verbo, che è indissolubilmente unita alla natura umana.
Cristo la divinità ce lha dalleternità,
lumanità
la riceve, con lIncarnazione, dalla Vergine Maria.
Dal momento che questa unione
è del tutto inscindibile e cè un unico soggetto,
il Figlio di Dio che si fa carne, allora è giusto chiamare
la Madonna Madre di Dio. Anzi, il titolo Theotókos
non è semplicemente un bel complimento da fare alla Madonna,
in un empito di tenerezza filiale, ma è una formula brevissima,
una sola parola, che riassume perfettamente tutto il Mistero
dellIncarnazione.
Essere cristiani
vuol dire essere mariani
Comprendiamo, a questo punto,
una legge generale della teologia cristiana. La mariologia, cioè
la dottrina teologica sulla Madonna, se corretta, difende la
completa ortodossia della fede cristiana, se, invece, opinioni
erronee sulla Madonna vengono introdotte, allora lintera
impalcatura del Cristianesimo cade in rovina. E la storia, tristemente,
lo dimostra.
Quando qualcuno ha cominciato
a negare i grandi privilegi che la Madonna ha ricevuto da Dio,
allora ha iniziato a dubitare della realtà della Risurrezione
del Signore o persino della divinità del Salvatore. Noi
preferiamo rimanere legati al vecchio catechismo
che contiene le grandi verità teologiche, che gli illustri
Padri e Dottori della Chiesa, come Cirillo, hanno spiegato con
impareggiabile acutezza e profondità di ragionamento.
I membri della Famiglia Salesiana sono soliti adoperare unantifona
mariana, molto cara a Don Bosco, che inizia con le parole O Maria
Vergine potente e che, a un certo punto, recita così:
Tu
da sola hai distrutto tutte le eresie del mondo intero.
Che cosa significa? Che la
Madonna fa morire gli eretici? Certamente no! Ella è Madre
affettuosissima anche degli eretici. Significa che le verità
teologiche sulla Madonna, sulla sua identità e la sua
missione, se rettamente professate, impediscono di cadere negli
errori e di conservare con fedeltà gli articoli della
nostra fede cristiana. La forza, la tenacia e, soprattutto, lintelligenza
con cui Cirillo di Alessandria volle difendere il titolo Theotókos,
ottenendone lufficiale e perpetuo riconoscimento dal Concilio
di Efeso, ci mostrano proprio questa associazione tra mariologia
e Cristianesimo tout court.
Il Papa Paolo VI, visitando il santuario mariano di Bonaria, in
Sardegna, nel 1970, disse in modo conciso e pregnante: non si può
essere cristiani senza essere mariani.
Se Cirillo di Alessandria mise
al servizio della Madre di Dio la sua mente, vivamente intelligente,
non risparmiò certo le effusioni del cuore per magnificare
questa creatura, in onore della quale, dinanzi a tutti gli altri
vescovi riuniti nel Concilio di Efeso, e alla presenza del rappresentante
dellImperatore, pronunziò una bellissima omelia,
che assomiglia ad un inno in cui si elencano tutti gli interventi
salvifici operati da Dio per mezzo della Madonna:
Gioisci
anche da parte nostra, o Maria, Madre di Dio.
Per te è
santificata la Trinità,
per te è
onorata e adorata la croce su tutta la terra,
per
te il cielo esulta,
per te gli angeli e gli arcangeli
si allietano,
per te sono scacciati i demoni,
per te il diavolo tentatore cadde dal cielo,
per te luomo decaduto è innalzato
ai cieli,
per te cè il santo battesimo,
per te lolio dellesultanza,
per
te sono fondate le chiese sulla terra,
per te
le genti vengono a conversione,
per te i profeti
predissero,
per te gli apostoli annunziano la
salvezza ai popoli,
per te i morti risorgono.
Roberto SPATARO sdb
E-mail: silvaestudiosus@libero.it
Studium
Theologicum Salesianum | Gerusalemme