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     STUDI MARIANI | MARIA e i PADRI della CHIESA:
    IL CONCILIO DI EFESO: LA TEOLOGIA MARIANA NEL IV SEC.

Sovente abbiamo partecipato ad una processione mariana serale accompagnando l’immagine della Beata Vergine Maria con i flambeaux, in una suggestiva atmosfera di preghiera. Ebbene, spulciando gli antichi documenti, scopriamo che ad Efeso, un tempo grande metropoli cristiana, il 22 giugno del 431, la città intera si riversò dinanzi alla chiesa intitolata Madre di Dio per dare avvio ad una bellissima e festosa processione.

Ecco un brano della lettera che il presidente del III Concilio Ecumenico, tenutosi proprio in quella chiesa, il santo patriarca Cirillo, indirizzò ai sacerdoti e ai fedeli della sua città, Alessandria d’Egitto, per informarli degli avvenimenti: “Più di duecento vescovi erano riuniti.

Tutta la popolazione della città di Efeso ha atteso, sin dal mattino fino al tramonto, in attesa della conclusione delle nostre discussioni conciliari.

Non appena si è venuto a sapere che l’infelice eretico [Nestorio] è stato deposto dalla sua carica, tutti quanti, ad una sola voce, si misero a complimentarsi con i vescovi e a rendere gloria a Dio.

Alla nostra uscita dalla chiesa, ci accompagnarono con le candele alle nostre abitazioni: era sera, la gioia era universale, tutta la città avvolta di luci. Alcune donne camminavano dinanzi a noi bruciando incenso profumato”.

Perché ci fu un Concilio?

Ma qual era il motivo di tanta letizia nel popolo cristiano? Perché tanti vescovi si erano radunati in un Concilio Ecumenico, che rappresentava cioè tutta la Chiesa?
Dobbiamo sapere che in quel tempo, era sorta una questione teologica di grande portata: era lecito definire la Madonna Madre di Dio, o, come si diceva allora in lingua greca, Theotókos? La decisione presa dai santi padri riuniti in Concilio era stata chiara: non solo era lecito e corretto ma era anche doveroso. Di qui la spontanea e filiale esplosione di gioia dei fedeli di Efeso, raccontataci da Cirillo.

Il titolo mariano Theotókos era stato oggetto di obiezioni da parte di Anastasio, un sacerdote che predicava a Costantinopoli. Il popolo aveva reagito con grande disappunto, aumentato e trasformato in vera e propria agitazione allorquando la massima autorità ecclesiastica della grande capitale Costantinopoli, il patriarca Nestorio, anziché stigmatizzare l’incauta posizione assunta da Anastasio, ne aveva preso le difese e aveva giustificato il rifiuto del titolo Theotókos chiedendo provocatoriamente: “Può mai Dio avere una madre? Solo Dio Padre genera il Figlio divino. Al più – egli aggiungeva – la Madonna può essere chiamata Christotókos, cioè Madre di Cristo”.

Il sentimento del popolo

Il sentimento di filiale amore per la Vergine diffuso tra il popolo di Dio era stato ferito. Non che Nestorio fosse privo di pietà, ma, come a volte accade ai grandi teologi, pensava che con la sola ragione si possano spiegare tutti i misteri della fede e non si debba ascoltare anche la voce del cuore, quella che guida i semplici fedeli, anche se illetterati e privi di studi, a una profonda comprensione delle realtà divine.

E proprio il popolo di Dio, già molto tempo prima che divampasse la disputa suscitata dalla predicazione di Anastasio a Costantinopoli, invocava la Beata Vergine con il titolo Theotókos, cioè Madre di Dio o, per essere ancora più precisi nella traduzione, Genitrice di Dio.

Quasi cento anni prima di Nestorio e del Concilio di Efeso, un imperatore romano, Giuliano (361-363), da cristiano che era, aveva rinnegato la fede e si era intestardito a rinnovare la vecchia religione pagana, dappertutto in declino. Per schernire i cristiani aveva dichiarato: “I cristiani non la smettono mai di chiamare Maria «Madre di Dio”.

Una testimonianza che si aggiunge a quella di altri grandi scrittori cristiani del secolo precedente a quello di Nestorio e che pure affermano che questo bellissimo titolo era un fatto pacifico all’interno del popolo di Dio.

Il più grande teologo dell’epoca patristica, vissuto anche lui prima di Nestorio, Gregorio di Nazianzo, aveva già sentenziato: “Se uno non crede che santa Maria sia Theotókos, è escluso dalla divinità”.

Sviluppo di una devozione diffusa

Persino un amico di Nestorio, il vescovo Giovanni di Antiochia di Siria, aveva cercato di convincere il patriarca di Costantinopoli che la sua battaglia teologica contro il titolo “Madre di Dio” era inutile. A parte il titolo mariano, al quale i fedeli e moltissimi vescovi erano oramai attaccatissimi, la devozione mariana, all’epoca del Concilio di Efeso, era una realtà consolidata e in consolante sviluppo. Con sempre maggiore frequenza i vescovi dedicavano le loro omelie ad illustrare la grandezza della Madonna.

Basilio, un grande padre della Chiesa vissuto nel IV secolo in Cappadocia, regione oggi appartenente alla Turchia, aveva ottenuto un grande successo con una sua predica in cui leggiamo: “Piacesti al Creatore, piacesti a colui che si diletta della bellezza delle anime. Hai trovato lo sposo che non si corrompe, ma ti custodisce la verginità: hai trovato come sposo colui che per il troppo amore per gli uomini vuole farsi tuo figlio”.

Il fratello minore di Basilio fu pure lui un grande teologo e un eccellente mistico. Il suo nome è Gregorio di Nissa. Egli ci dà notizia della prima apparizione mariana di tutta la storia.

Egli ci fa sapere, riportando un fatto accaduto a San Gregorio Taumaturgo (che significa operatore di guarigioni), che San Giovanni evangelista e la Madonna sono apparsi a questo santo e che gli hanno risolto alcuni dubbi di fede che lo angustiavano.

Bellissimo un particolare del racconto di questa apparizione: con tenerezza materna, la Madonna esorta San Giovanni evangelista a spiegare al giovane Gregorio Taumaturgo quei punti che alla sua intelligenza risultavano oscuri e l’apostolo “si dichiarò del tutto disposto – scrive Gregorio di Nissa – a compiacere anche in questo la madre del Signore e che questa era la cosa che gli stava più a cuore”.

L’opera dei Padri

Presi dall’entusiasmo, a volte, i fedeli esageravano nelle loro manifestazioni di pietà mariana. Ma l’opera dei Padri della Chiesa fu determinante per orientare correttamente il culto alla Madre di Dio.

Epifanio, vescovo nell’isola di Cipro, ci informa che alcuni fedeli, soprattutto donne, offrivano delle focacce alla Madre di Dio. Fin qui niente di improprio.

Successivamente, però, consumavano quelle torte, simulando una specie di comunione sacramentale. Di qui il richiamo di Epifanio: “Sì, si onori Maria, ma si adori il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nessuno adori Maria”. Ancora oggi, alcuni protestanti, male informati, accusano i cattolici di “adorare” la Madonna. Purtroppo, non sanno che i cattolici hanno sempre distinto tra adorazione a Dio solo, e onore speciale per la Madonna, come dimostra l’insegnamento di Epifanio, vissuto nel IV secolo. La Vergine Maria i fedeli l’hanno sempre filialmente invocata, soprattutto nelle loro difficoltà, come fece la vergine Giustina, di cui ci parla Gregorio di Nazianzo, al quale abbiamo accennato poco fa.

Poiché questa ragazza veniva insidiata da un uomo focoso, Cipriano, ella, per sfuggire alle sue minacce e conservare la sua promessa di verginità, si rivolse alla Madonna “affinché le recasse aiuto”, ci fa sapere Gregorio di Nazianzo. Dunque, la devozione mariana dei fedeli non poteva accettare quanto propugnava Nestorio, e cioè l’abolizione del titolo Theotókos.

Occorreva però una mente teologica elevata per confutare gli argomenti di Nestorio. La Provvidenza suscitò Cirillo di Alessandria. E il suo pensiero lo illustreremo nel prossimo articolo della nostra serie: I Padri della Chiesa e Maria.

                                     Roberto SPATARO SDB
                                  E-mail:
silvaestudiosus@libero.it
                              Studium Theologicum Salesianum | Gerusalemme



 IMMAGINI:
Per combattere gli errori di Nestorio la Provvidenza suscitò la mente acuta e penetrante di Cirillo di Alessandria che difese il titolo di Maria Madre di Dio.
2 Gregorio di Nazianzo aveva affermato che chi non crede che Maria è Madre di Dio è escluso dalla Salvezza.
3-4
La casa di Maria ad Efeso. Qui Benedetto XVI ha incontrato la comunità cristiana della Turchia.
5  Il titolo di Madre di Dio era pacificamente usato dal Popolo di Dio già prima del Concilio di Efeso (431).  


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2008 - 8  
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