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STUDI MARIANI | MARIA e i PADRI della
CHIESA:
IL MATRIMONIO TRA MARIA
E GIUSEPPE
Entrando nella Basilica di Maria Ausiliatrice
a Torino-Valdocco,
i fedeli, invasi da sentimenti di grande pietà per la
maestà e la bellezza di questo edificio, possono ammirare
uno degli altari laterali, dedicato a San Giuseppe di cui Don
Bosco era devotissimo: laltare è rimasto, unico
tra quelli dellattuale Basilica, identico a quello fatto
costruire dal santo.
Rappresenta Giuseppe come il
padre che tiene tra le braccia il Bambino Gesù, e, accanto
a lui, lo sposo, vi è raffigurata la Vergine. Don Bosco
aveva compreso benissimo che chi ama Maria Santissima spontaneamente
onora anche Giuseppe.
La devozione a questo santo
era molto diffusa nella vita della Chiesa, ma, da qualche anno
a questa parte, purtroppo, sembra essere scemata, nonostante
che Pio IX, ai tempi di Don Bosco, nel 1870, lo avesse proclamato
Patrono universale della Chiesa. Qualche cenno di risveglio si
nota, anche perché Giovanni Paolo II, nel 1989, ha pubblicato
la lettera Il Custode del Redentore per ricordare a tutti i cristiani
la grandezza di questo santo.
La sostanza
del matrimonio
Anche i Padri della Chiesa,
a mano a mano che approfondivano la loro riflessione teologica
sulla Madre di Dio, non mancarono di parlare di Giuseppe e di
metterne in evidenza la dignità e il valore del suo ruolo
nella storia della salvezza. Tra essi, SantAgostino è
senzaltro quello che ha scritto le pagine più interessanti
sullo sposo di Maria. Anzitutto, questo titolo sposo di
Maria non ha nulla di fittizio, anche se Giuseppe e Maria
furono vergini e castamente vissero la loro unione.
Agostino prende proprio il
caso dei genitori del Signore, per spiegare che cosa è
il Matrimonio. Secondo
il
diritto romano, egli considera il Matrimonio come un contratto,
un accordo frutto del consenso degli sposi. Tale patto fu allorigine
dellunione tra Maria e Giuseppe. Illuminato dal Vangelo,
Agostino ravvede nella comunione dei cuori, nella carità
coniugale la sostanza del Matrimonio.
Questo elemento costitutivo
del Matrimonio non mancò per nulla nellunione tra
Maria e Giuseppe che, al contrario, vissero in grado elevatissimo
la loro unione spirituale proprio perché corroborata dalla
pratica di una castità perfetta. Ecco perché dichiara:
Nei genitori di Cristo, quindi, sono stati realizzati tutti
i beni propri del matrimonio: prole, fedeltà e sacramento.
È molto bello che la liturgia del Matrimonio, recentemente
rinnovata, preveda linvocazione dei santi che percorsero
un cammino di perfezione nella vita coniugale. Giustamente i
primi della lista contenuta in questa litania sono
loro, questi sposi eccezionali, Maria e Giuseppe.
Come furono i rapporti di coppia
tra Maria e Giuseppe? Il Vangelo ci dà solo degli spunti,
molto sobri per entrare nella casa di Nazareth ed ammirare la
purezza e lintensità del loro amore coniugale. I
Padri della Chiesa sono capaci di sviluppare quegli spunti e
di offrirci delle riflessioni pertinenti. La Madonna, dice SantAgostino,
si scelse Giuseppe come fidanzato e sposo perché ne aveva
colto lattitudine a rispettare e proteggere la sua verginità,
che il Vangelo definisce come giustizia. Ella
si era fidanzata perché la verginità non era ancora
entrata nelle usanze degli Ebrei; ma sera scelta un uomo
giusto, che non sarebbe ricorso alla violenza per toglierle quanto
aveva votato a Dio, che anzi lavrebbe protetta contro ogni
violenza.
Laffetto
di Giuseppe
Giuseppe provava un affetto
misto ad ammirazione per la sua Sposa in cui contemplava la realizzazione
delle promesse di salvezza da parte di Dio: Il motivo per
cui la Vergine era ancora più santamente e meravigliosamente
cara a suo marito consiste nel fatto che anche senza lintervento
del marito essa divenne feconda, superiore a lui per il Figlio,
pari nella fedeltà. Agostino, del resto, è
convinto che San Giuseppe sia stato sempre vergine, proprio come
Maria, e questo spiega la loro affinità spirituale. In
questo senso, Agostino respinge lidea che i fratelli
e le sorelle di Gesù, menzionati dai Vangeli, siano
stati figli di un primo matrimonio di Giuseppe, poi rimasto vedovo.
Questa opinione, che trova
il suo fondamento nei Vangeli apocrifi, viene giustamente rigettata.
Fratelli e sorelle di Gesù sono i membri della
sua famiglia in senso lato, i suoi cugini, diremmo noi, proprio
come ora si soleva dire nel mondo giudaico, sia ai tempi di Gesù
sia prima ancora, come la Bibbia attesta più volte. Proprio
a motivo della sua verginità e della sua purezza, qualità
che il Vangelo riassume nella parola giustizia, Giuseppe
rimase turbato di fronte allevento inatteso della gravidanza
della sua fidanzata, oramai promessa sposa ed era pronto a ripudiare
la sua promessa sposa, anche se in segreto per evitarne una condanna
pubblica, come si faceva a quei tempi.
Lintervento dellAngelo
gli rivelò lorigine soprannaturale del concepimento
del Figlio di Maria. Questa è
linterpretazione
che Agostino dà del racconto del Vangelo di Matteo. Essa
è ragionevole.
Una gara
di bontà
Altri Padri della Chiesa, però,
come Gerolamo, propongono unaltra spiegazione, molto suggestiva
e, probabilmente, più aderente alla giustizia
di Giuseppe: egli seppe sin dallinizio che il frutto del
grembo di Maria era opera dello Spirito Santo, si sentì
perciò indegno, nella sua umiltà, di fronte a questo
Mistero, e volle ritirarsi, quasi soverchiato da un timore riverenziale.
Solo le parole dellAngelo
lo incoraggiarono ed egli assunse con gratitudine ed impegno
il compito affidatogli di sposo di Maria e padre di Gesù.
Proprio per questo motivo, Giuseppe non parla mai nel Vangelo:
custodisce nel silenzio il Mistero di cui è reso partecipe.
Accanto ad uno sposo così santo ed amabile, la Vergine
Maria corrispose con altrettanto amore e devozione.
Unammirevole gara di
rispettosa bontà e di squisita delicatezza si instaurò
tra Giuseppe e Maria. Il primo, come si accennava, si era ritenuto
immeritevole di essere chiamato sposo di Maria e padre
di Gesù, la Vergine, come spiega Agostino, si mostrò
sempre pronta a privilegiare il marito: Aveva meritato
di dare alla luce il Figlio dellAltissimo, eppure era umilissima;
nemmeno parlando di se stessa prende il primo posto anteponendosi
al marito, col dire «Io e tuo padre» ma: «Tuo
padre dice e io». Non tiene conto della propria
dignità di Madre.
Entrambi, poi, condividono
la cura educativa di Gesù. La paternità, infatti,
secondo Agostino, non consiste nella genitorialità fisica
ma nella responsabilità educativa. Colui dunque
che dice: «Giuseppe non doveva essere chiamato padre, perché
non aveva generato il figlio», nel procreare i figli cerca
la libidine, non laffetto ispirato dalla carità.
Giuseppe con lanimo compiva meglio ciò che altri
desidera compiere con la carne. Giuseppe non solo doveva essere
padre ma doveva esserlo in sommo grado. Se Maria genera
il Redentore, accanto a Lei, Giuseppe lo serve con docilità
e riverenza.
Per questa sua dedizione, Giuseppe
diventa modello per tutta la Chiesa, secondo un bel complimento
che gli rivolge nientemeno che un autore protestante, Karl Barth:
La chiesa è incapace di partorire il Redentore,
però può e deve servirlo con umiltà e modestia.
E questo fu precisamente il compito di Giuseppe, che si mantiene
sempre in secondo piano, lasciando tutta la gloria a Gesù.
Tale devessere il ruolo della Chiesa, se vogliamo che il
mondo riscopra lo splendore della parola di Dio.
Roberto
SPATARO SDB
E-mail: silvaestudiosus@libero.it
Studium Theologicum Salesianum | Gerusalemme

IMMAGINI:
1 SantAgostino,
meditando sul ruolo di Maria, ha anche scritto pagine interessantissime
sulla figura di Giuseppe.
2 Fidanzamento della Vergine, Rosso Fiorentino
(1523), San Lorenzo, Firenze. | Giuseppe accoglie il mistero di Maria
con rispetto e riverenza. Ma sullinterpretazione del suo
atteggiamento religioso, alcuni Padri offrono spiegazioni diverse.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2008 - 5
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