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    STUDI MARIANI / MARIA e i PADRI della CHIESA:
   AMBROGIO DA MILANO:
     
IL FONDATORE DELLA MARIOLOGIA

“Ambrogio vescovo!”.
Si sa che, spesso, la voce dei bambini è la voce della verità. Proprio un bambino alzò, inaspettatamente, quel grido per manifestare la volontà di Dio, mentre i fedeli cattolici e gli eretici ariani disputavano animatamente, a Milano, nell’ottobre del 374, per individuare il successore del vescovo defunto.

A quei tempi, talvolta, erano proprio i fedeli e i sacerdoti a scegliersi il vescovo. Ambrogio, in quanto alto ufficiale dell’Impero romano, responsabile dell’ordine pubblico, si era recato in mezzo alla folla per placare gli animi e, proprio in questa circostanza, si levò quella proposta, “Ambrogio vescovo!”. Benché egli non fosse stato ancora battezzato, essa fu accolta da tutti con gioia, dal momento che il governatore Ambrogio era stimato per le sue virtù.

E così alla storia della Chiesa fu donato un santo vescovo che, con la sua parola e la sua azione, contribuì tanto allo sviluppo della dottrina mariana e in modo così profondo che, a distanza di sedici secoli, la Chiesa, riunita solennemente al Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965), ne ha ripreso l’insegnamento nel capitolo ottavo della costituzione dogmatica Lumen Gentium che descrive la funzione di Maria nella storia della salvezza.

Ciò equivale a dire che l’insegnamento di Sant’Ambrogio è esattamente il pensiero della Chiesa tutta. È stato definito anche il “fondatore della mariologia latina”. Ma che cosa ha detto di così importante sulla Madonna questo Padre della Chiesa?
Egli ha riassunto tutto ciò che era già stato proposto dai Padri della Chiesa d’Oriente che lo avevano preceduto e cioè la verginità di Maria, la sua divina maternità, l’indispensabilità del suo intervento nella storia della salvezza.

La nuova riflessione

Ambrogio fa capire che tra la Madonna e la Chiesa, presa nel suo insieme, esiste un rapporto di equivalenza-esemplarità. Sembrano parole difficili, ma, in realtà, significano una cosa semplice e consolante: la Madonna è uno specchio luminosissimo ed un modello impareggiabile.
Quando la Chiesa si riflette in questo specchio, cambia di aspetto, diventa bellissima, assume le sembianze dell’esemplare e scopre che le caratteristiche della Madonna sono pure le sue, anche se, nella Vergine Maria, esse sono perfette. Nel suo Commento al Vangelo di Luca, Ambrogio scrive: “Ben dice il Vangelo: sposata ma vergine, perché essa è il tipo della Chiesa, la quale pure è sposata ma rimane immacolata. La Chiesa vergine ci ha concepito e vergine ci partorisce senza lamento. E forse per questo Santa Maria, sposata a uno, Giuseppe, viene resa feconda da un altro, lo Spirito Santo, per dimostrare che anche le singole chiese sono fecondate dallo Spirito e dalla grazia, pur essendo unite alla persona di un sacerdote temporale”.

Maria e la Chiesa: questa intima relazione, che Ambrogio fu il primo a mettere in evidenza, è stata approfondita da illustri teologi. Uno di essi si chiamava Joseph Ratzinger, diventato, per disegno provvidenziale di Dio, Papa Benedetto XVI.

Ecco che cosa ha scritto su questo argomento: “La Chiesa non è un’organizzazione; non è neppure una semplice istituzione; neppure è una delle abituali realtà sociologiche. La Chiesa è una Persona. È una donna. È una Madre. È un essere vivente. Ed è solo nel nostro essere mariani, che noi diventiamo Chiesa. Anche alla sua origine, la Chiesa non è stata fatta, ma è nata. Nacque quando il fiat emerse dal cuore di Maria”.

Ambrogio accenna ad un altro fatto di grande rilevanza: il ruolo che la Madonna esercitò durante la Passione del Figlio.
A differenza degli Apostoli, Ella sola, com’è noto, ebbe la forza di accompagnare Gesù durante i momenti drammatici in cui si è compiuta la Redenzione del genere umano. Certo, Ella era spinta dal suo coraggio e dal suo affetto materno. Ambrogio fa capire che c’è qualcosa di ancora più importante: la Madonna ha contribuito, con l’offerta del suo dolore, all’opera redentiva di Gesù.

Nei secoli successivi, i teologi avrebbero, giustamente, parlato di “corredenzione”. Leggiamo: “Stava la madre presso la croce e, mentre gli uomini fuggivano, essa rimaneva intrepi-
da. Contemplava con uno sguardo pieno di pietà le piaghe del Figlio, per mezzo del quale essa sapeva che sarebbe venuta la redenzione del mondo. Il Figlio pendeva dalla croce; la madre si offriva ai persecutori. Così essa aspettava di poter aggiungere, con la sua morte, qualche contributo al bene comune”.

Ambrogio visse nel periodo in cui all’interno della vita della Chiesa nacque una realtà importantissima: la vita consacrata. Con un’espressione un poco impropria, potremmo dire che, nel IV secolo, comparvero le prime suore. Erano donne di ogni classe sociale, soprattutto nobili e ricche, che, pur molto avvenenti e nonostante le proposte di matrimonio, sceglievano di consacrarsi a Cristo con un voto di verginità. Anche la sorella maggiore di Ambrogio, Marcellina, aveva ricevuto il velo che indossavano le vergini, impostole dal Papa Liberio (felicissime eleganze della Provvidenza: a Papa Liberio la Madonna apparve in sogno per chiedere la costruzione di una chiesa, sulla quale poi sorgerà la grandiosa basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, sul monte Esquilino).

Ambrogio aveva molta ammirazione per le vergini, le considerava, se fedeli alla loro vocazione, dei veri e propri esempi di santità. Il motivo che porta è “mariologico”: le donne vergini riproducono nel loro modo di vivere la verginità della Madonna. In altre parole, egli propone l’imitazione della Madonna e di tutte le sue virtù, condensate nella sua verginità, come raggi di luce che attraversano un vaso di cristallo. Ambrogio enuncia così un principio basilare della spiritualità cristiana: imitando la Madonna, si percorre il cammino più sicuro, facile e piacevole per farsi santi.

Il santo dottore ambrosiano, commentando con profonda capacità di introspezione i passi evangelici che parlano della Vergine Maria, vi scopre la pratica di ogni virtù, elevata a grado eccelso. La citazione che segue, tratta dall’opera Le vergini, è un po’ lunga, ma vale la pena leggerla. “Umile di cuore, riflessiva, prudente, non loquace, amante dello studio divino, non riponeva la sua speranza nelle instabili ricchezze, ma nella preghiera dei poveri. Gabriele la trovò dove era solito visitarla ed essa si turbò alla vista dell’angelo in sembianze umane, ma uditone il nome, lo riconobbe come persona nota. Colei che si era sentita estranea alla presenza di un uomo, non si sentì tale di fronte all’angelo. Questo dimostra quanto pio fosse il suo udito e verecondo il suo sguardo. Infine, salutata, tacque; ma, interrogata, rispose. E se dapprima si era turbata, in seguito promise obbedienza. Quando si seppe prescelta da Dio, crebbe maggiormente nell’umiltà e ben presto si recò su per i monti, dalla sua parente Elisabetta. E rimase con lei tre mesi. In questo lungo tempo si esercitò nella carità”.

Un grande premio è riservato ai devoti della Madonna, che in vita l’hanno onorata e imitata: essere da Lei introdotti in Paradiso. E quanto ricorda Sant’Ambrogio a sua sorella Marcellina e alle sue compagne: “A quante vergini la Madonna verrà incontro! Quante ne abbraccerà e condurrà al Signore dicendo: «Questa ha custodito con immacolato pudore il talamo del Figlio mio!”.

Roberto SPATARO
E-mail: silvaestudiosus@libero.it
Studium Theologicum Salesianum / Gerusalemme


 IMMAGINI:
Sant’Ambrogio (Treviri, 339 - Milano, 397) è uno dei più grandi Padri della Chiesa d’Occidente. Viene considerato il fondatore della mariologia latina.
Maria è all’inizio della Chiesa e nella Chiesa Lei è il modello di ogni credente.

         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2008 - 3  
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