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VALDOCCO
STUDI MARIANI:
NAPOLEONE
E
LA MADONNA DI LORETO
Napoleone
nelle Marche
Dopo loccupazione
di Modena, Bologna, Forlì e delle altre città delle
legazioni pontificie da parte delle truppe francesi, comandate
dal Generale in capo Napoleone Bonaparte (1769-1821), il 23 giugno
1796 venne stipulato a Bologna un armistizio tra Pio VI (1775-1799)
e la Repubblica francese. Contemporaneamente, prosegue una spoliazione
sistematica e organizzata degli oggetti più preziosi del
patrimonio culturale italiano ed europeo.
In questopera
di requisizione Napoleone utilizzerà i «Commissari
alle Arti» che incaricati di individuare
sul
campo le opere più note e qualitativamente raffinate,
avranno a disposizione anche le descrizioni degli eruditi e le
guide per il Grand Tour. Il 7 gennaio del 1797 viene proclamata
a Reggio Emilia la Repubblica Cispadana che adotta per la prima
volta il tricolore bianco, rosso e verde; successivamente, dopo
appena sette mesi dalla tregua raggiunta, riprendono le ostilità
tra lesercito napoleonico e i reparti pontifici guidati
dal generale Michelangelo Alessandro Colli (1738-1808).
Il 2 febbraio
le truppe del Papa sono sconfitte a Faenza, presso il fiume Senio.
Di questo scontro il padre del poeta Giacomo Leopardi (Monaldo,
1776-1847) ha lasciato un resoconto nella propria Autobiografia
(pubblicata nel 1883). In tale contesto il territorio delle Marche
non ha più difesa. Ciò consente al Bonaparte di
essere il 7 febbraio a Pesaro, e di puntare successivamente in
direzione di Ancona per costringere il Papa a un negoziato sulla
cessione di determinati territori dello Stato Pontificio.
Loccupazione
di Loreto
I primi reparti
napoleonici arrivano a Loreto il 9 febbraio del 1797. Appena
entrati cominciano a requisire ogni oggetto di un qualche valore.
Lesproprio durerà giorni. Vengono scalpellati per
spregio anche gli ornamenti pontifici; le chiavi incrociate,
simbolo papale, sono mutilate e assumono così il profilo
di fusti di cannone. Le truppe prelevano ori, argenti e quadri.
Pure un carro
funebre è utilizzato per il trasporto del bottino di guerra.
Sono confiscate nel Palazzo
Apostolico
biancherie, posate, porcellane, senza dimenticare neanche i galloni
e le trine delle sedie, e i cristalli che chiudevano le scansie
del tesoro. Nel frattempo, il 10 febbraio, Napoleone giunge ad
Ancona accolto con acclamazioni da chi lo riteneva un liberatore.
Viene a sapere
che unimmagine della Vergine, venerata nella cattedrale
di San Ciriaco, ha prodigiosamente mosso gli occhi. Ordina di
vederla a palazzo Trionfi (davanti a San Domenico) ove alloggia.
La esamina. Trova il dipinto bello. Ma non vede occhi che si
muovono. Conclude così che certi racconti sono solo espressione
di fanatismo, e di superstizione. Fa ricollocare il simulacro
al suo posto. Dispone però di conservarlo coperto. L11
febbraio circa duemila soldati francesi si attendano a Recanati.
Napoleone
a Loreto
Il 12 febbraio
il Generale francese si sposta in località Villa Crocette
di Castel Fidardo per dettare i termini della sua entrata a Loreto
(priva di difesa). Vi resta qualche ora. Riceve rapidamente i
delegati della Municipalità di Loreto e della Santa Casa,
e impartisce direttive. Il 13 febbraio 1797, verso sera, Bonaparte
entra nella cittadina accompagnato dai generali Victor e Marmont.
Allarrivo
è oggetto di un attentato che andrà a vuoto perché
il cane del fucile delloppositore si inceppa. Si scatena
una caccia alluomo. Diversi i feriti e i danni materiali.
Napoleone comunque va avanti. Entra subito nel santuario mariano.
Vuole vedere il tesoro della Santa Casa. Ma parte di questo era
stata in precedenza nascosta a Roma (ed anche a Terracina, sotto
la protezione della flotta inglese). Visibilmente contrariato,
fa comunque asportare quanto resta, inclusa la statua della Vergine
venerata da secoli nel sacello della Santa Casa, e méta
di tanti pellegrinaggi. I soldati afferrano la Madonna nera e
la mettono con altri oggetti sopra un carro con destinazione
Parigi. Qui dovrà essere conservata quale emblema di ignoranza
e superstizione. Il generale Marmont incamera poi tutto il denaro
che riesce a trovare.
Le chiavi
della Santa Casa e nuove vicende
I Francesi
entrano a Macerata il 12 febbraio 1797. Napoleone alloggia a
palazzo Torri. Intanto, le chiavi della Santa Casa di Loreto
sono prese in custodia da don Giuseppe Taroni, un canonico filonapoleonico
che
le conserverà nella propria casa a Castello. Saranno poi
ritrovate in questo luogo il 3 aprile. Il 27 maggio il generale
francese Victor lascia Loreto. Nel frattempo Pio VI invia a Napoleone
una delegazione plenipotenziaria nella speranza di «concertare»
e «sottoscrivere» delle condizioni «giuste
e ragionevoli». La sera del 16 febbraio giungono a Tolentino
la delegazione pontificia e Napoleone (con il suo stato maggiore).
Il mattino
seguente iniziano le trattative. La discussione è serrata.
Bonaparte dichiara di non poter tenere a bada a lungo le sue
truppe. Il confronto è segnato da difficoltà. Il
progetto di trattato, elaborato dai delegati pontifici, non viene
accettato dalla controparte. Il 18 febbraio il Generale in capo
affida al rappresentante francese François Cacault la
stesura degli articoli definitivi. Gli ordina di farli sottoscrivere
entro la notte successiva.
Nel pomeriggio
di domenica 19 febbraio il trattato o la «pace» (termine
preferito da Napoleone) è sottoscritto a malincuore dai
plenipotenziari papali (Card. Alessandro Mattei, Mons. Lorenzo
Calappi, Duca Luigi Braschi Onesti, Marchese Camillo Massimi)
ad evitare il pericolo delloccupazione militare di Roma.
Per la Repubblica francese firmano Napoleone Bonaparte, comandante
dellarmata dItalia e lincaricato daffari
della Francia in Italia il cittadino François Cacault.
Per la Santa Sede è un tracollo sotto ogni aspetto. Nel
1798 verrà instaurato a Loreto un governo repubblicano,
ma questo cadrà il 14 agosto del 1799 a causa di una rivolta
dei contadini locali, sostenuti dalle autorità pontificie.
La Madonna
nera a Parigi
Arrivato a
Parigi, il simulacro della Vergine, risalente al XIV secolo (in
precedenza era posizionata in Santa Casa una pittura mariana),
sarà classificato «statua di legno orientale di
scuola egizio-giudaica». Dal 1797 al
1802
la Madonna di Loreto resterà depositata in un locale del
Louvre. In seguito Napoleone restituirà a Pio VII (1800-1823)
la statua. Questa, nellitinerario di ritorno, sarà
accolta e accompagnata da diversi fedeli. Il 9 dicembre 1802,
nellultimo tratto (Montereale-Santa Casa) verrà
collocata in «unartistica macchina in legno dorato».
Il simulacro mariano, riposizionato nella sede originaria, aiuterà
in qualche modo a ravvivare nella cittadina marchigiana una rinascita
della vita religiosa.
Unulteriore
spinta si avrà poi verso la fine dell800 con listituzione
della Congregazione universale della Santa Casa. La cronaca riporta
poi un doloroso episodio. Un incendio scoppiato in Santa Casa
nella notte tra il 22 e 23 febbraio 1921, rovina irrimediabilmente
la statua della Vergine. Interverrà allora Pio XI. Questi
farà scolpire nel 1922, su legno di un cedro del Libano
dei Giardini Vaticani, una nuova effigie (modellata da Enrico
Quattrini, eseguita e dipinta da Leopoldo Celani). Incoronata
in Vaticano, trasportata solennemente a Loreto, la Madonna nera
è a tuttoggi rivestita di un manto, detto dalmatica.
Valori eterni
Sul significato
del trattato di Tolentino nella storia del potere temporale della
Chiesa i pareri degli storici non sono unanimi. Tuttavia il fatto
stesso che Bonaparte non abbia imposto al Papa alcuna clausola
riguardante il suo ruolo di capo spirituale della cristianità
rappresenta una concezione nuova nel rapporto Chiesa-Stato.
Con quanto
stipulato la Santa Sede accettava, certamente a malincuore, «il
primo grave distacco dal potere temporale», ma «riprendeva
anche coscienza di disporre, secondo una promessa antica di valori
eterni. Erano questi i segni di unera nuova» (cit.
Filippone Giustino, Le relazioni fra lo Stato Pontificio e
la
Francia rivoluzionaria. Storia diplomatica del Trattato di Tolentino,
vol. II, pag. 651).
Per quanto
riguarda, invece, la storia del trafugamento della Madonna di
Loreto sono due le possibili sottolineature. A livello di storia
degli uomini, lepisodio del trafugamento di un simulacro
mariano caro ai fedeli si colloca nel più vasto contesto
legato alle gravi spoliazioni napoleoniche. Queste non possono
trovare giustificazione alcuna. Specie quando si arriverà
alla distruzione o alla dispersione di materiale avente un alto
valore storico religioso.
Sul piano della
Storia di Dio, per la comunità cristiana emerge e si ripropone
una indicazione sempre attuale: quella di rafforzare una fede
nuda, di testimoniare una Chiesa non trionfalistica, e di tornare
ad annunciare ciò che è essenziale, ossia vivere
in Cristo, nellesodo terreno, e nella prospettiva di una
chiamata universale alla santità. Se da una parte, infatti,
i simulacri mariani costituiscono il segno di una realtà
superiore e il «riferimento» in direzione del quale
si manifesta nelle più diverse forme una
sincera devozione, dallaltra essi non sostituiscono comunque
la Presenza di Cristo nellEucaristia.
Pur condizionate
da gravissime sottrazioni di oggetti anche religiosi (si pensi
a quanto successo in Piemonte o nella stessa basilica di SantAntonio
a Padova), le Chiese locali non perderanno la loro identità.
Ogni giorno
ci saranno sempre dei sacerdoti che consacreranno, nei più
diversi ambienti, le specie eucaristiche. In tal modo, la Chiesa
in Italia potrà anche risultare fortemente indebolita
per le violenze subìte, e arriverà pure ad essere
stravolta nel suo stesso assetto istituzionale, ma nessuno riuscirà
a soffocarla. Perché rimarrà vivo il suo annuncio
di fede. La sua testimonianza. E il suo ritrovarsi unita intorno
allaltare.1
Pier Luigi Guiducci
1 Tra le varie
indicazioni bibliografiche cf anche: AA.VV., Ideologie e patrimonio
storico-culturale nelletà rivoluzionaria e napoleonica.
A proposito del trattato di Tolentino, Atti del Convegno (Tolentino,
18-21 settembre 1297), Ministero dei Beni e delle Attività
Culturali, Ufficio Centrale dei Beni Archivistici, Roma 2000,
pp. XII, 648 (Saggi, 55). Cecilia Prete, Aggiunte al capitolo
delle spoliazioni napoleoniche nelle Marche, Atti del Convegno
«Lo Stato della Chiesa in epoca napoleonica» (Fonte
Avellana 24-26 agosto 1995), Urbania, Stibu, 1996, pp. 405-413.
IMMAGINI:
1 © Napoleone attraversa
le Alpi, Paul Delaroche (1850). Questo quadro è in aperto
contrasto col più celebre disegnato da Jacques-Louis David
nel 1801 in cui si ritraeva Napoleone su un improbabile cavallo
in atto di attraversare il passo del San Bernardo. In effetti,
Napoleone passò le Alpi su un mulo poiché più
atto a mantenere lequilibrio sui sentieri montagnosi.
2 La Basilica Pontificia
di Loreto venne pesantemente spogliata dei suoi molti tesori
darte dalle truppe napoleoniche.
3 Il Papa Pio VII, tenuto
prigioniero da Napoleone a Fontainebleau, ritornò a Roma
il 24 maggio del 1814. / © Pio VII, Louis David (1805),
Museo del Louvre, Parigi.
4 Cacciata lamministrazione pontificia,
nella città di Loreto venne instaurato un governo repubblicano
(1798) che avrà breve durata.
5 Il quadro conosciuto
come la Madonna del Velo o anche come Madonna di Loreto, attribuito
a Raffaello (1509), attualmente presso il Museo Condé
di Chantilly.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2007 - 9
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