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VALDOCCO
STUDI MARIANI / MARIA e i PADRI della
CHIESA:
UN ANTICHISSIMO TESTIMONE:
IGNAZIO DI ANTIOCHIA
Erano trascorsi
solo pochi anni dalla scomparsa degli ultimi Apostoli. Essi avevano
avuto il privilegio di vivere accanto al Signore Gesù,
avevano goduto della dolcissima presenza di sua Madre, specialmente
nei giorni precedenti linvio dello Spirito Santo, come
ci raccontano gli Atti degli Apostoli.
E subito, troviamo
già uno dei discepoli degli Apostoli. È il vescovo
Ignazio di Antiochia. Antiochia, in quei tempi era una grande
metropoli, capitale della Siria, dove Paolo e Pietro avevano
svolto il loro ministero e dove Pietro era stato anche il primo
vescovo di quella Chiesa.
Sulle orme
di Pietro
A seguito di
una delle episodiche persecuzioni che divampano nelle lontane
province dellImpero romano, Ignazio viene arrestato e condotto
a Roma, dove lo attende la sentenza capitale: essere dato in
pasto alle belve.
Egli accoglie
questa prova come un immenso dono del Padre che gli consentirà
di dimostrare il suo
sconfinato
amore per il Signore. Lasciate che imiti la passione del
mio Dio! Unacqua viva mormora dentro di me e mi dice: Vieni
al Padre!. È impaziente di celebrare la sua nascita
al Cielo e di essere per sempre e completamente unito a Gesù.
A Roma regna
il grande imperatore Traiano, un valido militare di origine spagnola
che estenderà i confini dellImpero come mai era
avvenuto. Corre lanno 107. In alcune zone dellImpero,
i cristiani vengono denunciati ed arrestati.
Alcuni di loro
resistono eroicamente. Altri, per timore e per tiepidezza, ritornano
agli antichi culti pagani. A Gerusalemme, un altro santo vescovo,
un cugino di Gesù, di nome Simeone, subisce pure lui il
martirio. I cristiani di Roma avevano dei protettori potenti.
Contando su questi appoggi, essi si stavano organizzando per
ottenere una speciale raccomandazione alla corte dellImperatore
e così salvare la vita a questo vescovo, di cui avevano
ricevuto notizie tali da suscitare la loro grande ammirazione.
Ma Ignazio
scrive ad essi: Lasciate che io sia macinato dai denti
delle belve, affinché possa diventare pane immacolato
di Cristo. E poi aggiunge, quasi a lasciare un supremo
testamento spirituale, Bello è per me morire per
Cristo. Dieci guardie, inflessibili e severe, lo scortano
durante il lungo viaggio, che si svolge in parte lungo le sicure
strade costruite dai soldati romani nel corso dei secoli, in
parte per mare, sulle solide imbarcazioni che trasportavano merci
e passeggeri e fungevano da aerei dellantichità.
Sette lettere
di fede
Nonostante
le rigorose misure repressive alle quali è sottoposto,
gli viene concesso di incontrare alcuni amici, durante le pause
del viaggio. Sono i vescovi delle giovani chiese dei territori
dellattuale Turchia. Ha anche tempo e forza per scrivere
alcune bellissime lettere, sette in tutto, indirizzate a sei
comunità cristiane e al suo amico, il vescovo Policarpo,
un discepolo di San Giovanni.
In esse mostra
la sua preoccupazione: desidera che i cristiani conservino la
fede trasmessa dagli Apostoli, senza alcuna deviazione, e che
si mantengano uniti tra loro, attorno ai loro pastori. In queste
lettere vuole ricordare qual è il contenuto centrale della
fede in Cristo, per testimoniare la quale egli, come anche altri,
sono pronti a versare il loro sangue. E parla anche della Madonna.
Non poteva essere altrimenti: chi parla di Cristo Gesù
non può fare a meno di menzionare anche sua Madre. Ignazio
ci mostra in questo modo la regola doro che
da sempre accompagna la professione di fede cristiana: Cristo
e Maria sono sempre associati.
Maria è
sempre con Gesù
Non è
possibile comprendere appieno il Mistero di Cristo senza accogliere
anche sua Madre. Simul stabunt simul cadent. Ed Ignazio stesso
ci spiega il motivo: Cristo è stato veramente uomo e la
Madonna gli ha fornito un vero corpo umano, quel corpo con il
quale ha sofferto la Passione e ci ha guadagnato la salvezza.
Non cè che un solo medico scrive il
vescovo Ignazio ai cristiani di Efeso carnale e spirituale,
generato ed ingenerato, Dio venuto nella carne, vera vita nella
morte; nato da Maria e da Dio, dapprima passibile, ora impassibile,
Gesù Cristo nostro Signore!.
Ignazio riporta
nelle sue lettere, infiammate di ardore mistico e di passione
evangelica, frammenti di antichissime professioni di fede, che
i primi cristiani accoglievano ed annunciavano con grande emozione
nella notte in cui ricevevano il Battesimo. In una di esse, ci
riporta un dato essenziale della teologia mariana, di cui i fedeli,
di tutti i tempi e di tutti i luoghi, sono molto gelosi: la verginità
di Maria. Il Signore nostro è veramente della razza
di Davide secondo la carne, Figlio di Dio secondo la volontà
e la potenza di Dio; egli è nato veramente da una Vergine.
La nascita di Cristo da una Vergine appartiene al disegno di
salvezza che il Padre ha fatto sgorgare dal suo cuore misericordioso.
La nuova
economia
Ignazio definisce
questo piano meraviglioso di bontà e di perdono economia,
una parola greca che, prima di assumere il significato che tutti
conosciamo nelle lingue moderne, significava per lappunto
organizzazione
sapiente ed ordinata ad un solo fine. In questo progetto
di amore per gli uomini, realizzato in Gesù Cristo, Maria
ha avuto un suo ruolo, essenziale e dolcissimo, allo stesso tempo:
è stata Madre, fecondata dalla presenza e dallazione
dello Spirito Santo. Scrive, infatti, Ignazio in una delle sue
famose lettere: Il nostro Dio, Gesù Cristo è
stato portato nel seno di Maria, secondo leconomia di Dio,
nato dal seme di Davide e opera dello Spirito Santo.
Ci accorgiamo,
dunque, che un grande Vescovo e martire della Chiesa antica,
appartenente addirittura alla prima generazione successiva a
quella degli Apostoli, non ha alcuna esitazione nel presentare
il contenuto dei primi due dogmi mariani, che la Chiesa definirà
in modo solenne nei secoli successivi: la maternità divina
e la verginità di Maria. Dinanzi a questi eccezionali
eventi, si richiede un atteggiamento di lode, di rispetto, di
pietà, di contemplazione e di stupore. Ignazio riassume
questa spiritualità in una sola parola: silenzio.
In un passo, che a distanza di 1900 anni non ha perso il suo
fascino, egli scrive: E rimase occulta al principe di questo
mondo la verginità di Maria e il suo parto, come pure
la morte del Signore: tre clamorosi misteri che si compirono
nel silenzio di Dio.
Già,
a questo silenzio di Dio sono chiamati ad associarsi
i fedeli che, dinanzi alle grandi cose compiute in
e per mezzo di Maria, non possono che far parlare il cuore che,
nel suo silenzio, è pieno di esultanza e di gratitudine.
Nessuna cronaca ci ha riferito i particolari della morte gloriosa
di Ignazio. Non ci è difficile immaginare che questo eccezionale
santo sia spirato con il nome di Gesù sulle labbra. Quel
nome di Gesù è da lui costantemente ripetuto ed
implorato nelle sue lettere infuocate di amore, confessato ed
invocato come il Figlio di Maria: Non siate dunque sordi,
se qualcuno vi parla daltro e non di Gesù Cristo,
della razza di Davide, Figlio di Maria. Noi crediamo in Lui,
allinfuori del quale non avremo la vera vita.
Roberto
SPATARO
Studium Theologicum Salesianum/Gerusalemme
E-mail: silvaestudiosus@libero.it
IMMAGINI:
1 S. Ignazio scrisse
diverse lettere alle comunità cristiane incontrate lungo
il suo viaggio verso il martirio. È uno dei primi Padri
della Chiesa, untestimone generoso e limpido della fede cristiana.
2 Ignazio presenta Maria
come colei che ha permesso a Dio di diventare veramente uomo,
in tutto simile a noi, donandole la sua carne immacolata.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2007 - 9
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