L'AVE MARIA NELL'OTELLO
Nelluniverso musicale,
le cui misure sono in pratica sconfinate, Giuseppe Verdi rappresenta
un fenomeno unico. Affermando che non vi sono stati musicisti
come lui non si vuole certo dire che non vi siano stati altri
creatori di melodie di bellezza superiore alle sue. Si vuole
sottolineare il fatto che probabilmente nessun musicista ha saputo
con altrettanta intuizione e sicurezza seguire costantemente
levoluzione della cultura e della realtà sociale,
inserendosi nella storia del proprio tempo con la stessa intelligenza
e duttilità. Daltra parte nellimmaginario
popolare Verdi si è talmente inserito che ancora oggi
si propende più facilmente a pensare al Verdi maestro
di banda che non allartista creatore di melodie sublimi
e perenni, allinterprete della storia, al traduttore in
musica della mobilità della cultura e della società.
Prova ne è il fatto di una carriera che, in quanto a durata,
ha superato qualsiasi altra, e ha prodotto lavori che, ad un
primo ascolto, sembrano provenire da due autori diversi e lontani
nel tempo.
Un arco di 44 anni separa le due più belle Ave Maria della
musica lirica, e il loro confronto denuncerebbe senza dubbio
due menti diverse e lontane. Ma lascoltatore che si sia
dotato di una certa sensibilità, riconosce linconfondibile
timbro verdiano, volto certo al conseguimento delleffetto,
ma ben più alla traduzione sonora dello stato danimo,
obiettivo questo che assicura quello, e garantisce quindi il
successo. Formula specifica del Maestro emiliano, che non si
lascia ipotecare come Rossini dalla Restaurazione, fondare come
Bellini dal gusto neo-classico, plasmare come Donizetti dal Romanticismo
e trasformare nella società sentimentale-borghese di fine
Ottocento e inizio Novecento come Puccini. In definitiva, nelle
sue radici Verdi è sempre se stesso: e se la preghiera
di Giselda (I Lombardi) dista anni luce da quella di Desdemona
(Otello), resta la presenza di un potente desiderio di fede,
che il Maestro esprime nella magia del suono e pare comunicarne
la profonda e purtroppo inesaudita nostalgia.
LAve
Maria della Fede
Sono tre le creazioni verdiane
ispirate a Shakespeare: Macbeth (1847), Otello (1887) e Falstaff
(1893). Desiderio del Maestro, presente in tutta la sua carriera,
sarebbe stato quello di trasporre in musica il Re Lear, la suprema
tragedia dellamore paterno; ma lestrema complessità
della vicenda non ne permise la traduzione in melodramma. È
stato comunque lunico musicista, Verdi, ad affrontare Shakespeare
e ad uscirne vincitore. Vi sono infatti, nella storia della musica,
vari tentativi di approccio soprattutto ad Amleto, ma il risultato
è molto esiguo o pressocché nullo. La tragedia
dellinfelice amore di Giulietta e Romeo venne condensata
in melodia purissima e superlativa da Bellini (1830), ormai lanciato
sul sentiero del Romanticismo; altri, di altre nazioni e culture,
si cimentarono con quella fonte troppo elevata e insicura, e
naufragarono inappellabilmente. Lunico che effettivamente
seppe mediare una matrice tanto potente con una equilibrata traduzione
a misura di pubblico fu soltanto Verdi. Il successo immediato
e incondizionato di Otello ne è linconfutabile prova.
La vicenda della tragedia è ben nota. Otello, generale
africano al servizio della Repubblica veneta, conduce alla vittoria
le flotte navali. La sua capacità militare, il suo fascino
di uomo proveniente da regioni selvagge, la sua stessa età
non più giovane (ha quarantanni), conquistano la
ventenne Desdemona, figlia di un nobile veneziano. I due si sposano,
allinsaputa del padre della ragazza, il quale poi muore
di dolore. Lidillio funziona benissimo, se non che linvidioso
Jago, alfiere ventottenne di Otello, ordisce una trama per far
apparire infedele la sposa agli occhi gelosi di Otello. Approfittando
dellottusità di questi e del candore della sposa,
Jago riesce a dimostrare falsamente che Desdemona è follemente
innamorata dellufficiale Cassio, e ha già tradito
il marito. Otello, acceso di rabbia, uccide la moglie; quando
finalmente comprende la perfida trama, si toglie la vita, invocando
il perdono dalla fedele donna. Linsieme è in Shakespeare
molto complesso, e costituisce uno dei capolavori massimi dellumanità;
al gran cimento della riduzione in libretto dopera si misurò
Arrigo Boito (Padova 1842-Milano 1918), uno dei maggiori letterati
del momento. La gran quantità di personaggi fu ridotta
ai tre essenziali, più alcuni di complemento. Verdi, con
la sua gioielleria musicale, espresse la generosità e
lottusità di Otello, la crudeltà pura di
Jago e il candore e la fede di Desdemona.
Una straordinaria
semplicità
Lopera andò in
scena alla Scala il 5 febbraio 1887. La musica possiede ed esalta
tutta la forza, la nobiltà e la pietà di Shakespeare.
Spartito essenzialmente moderno, resta il passaporto dellimmortalità
del suo autore e la carta che gli permette di far parte dei grandi
geni dellumanità.
Nel quarto atto la tragedia esplode in tutta la sua violenza.
Desdemona tuttavia continua a nutrire fiducia: il suo uomo lha
maltrattata e vilipesa perché oppresso dalle difficoltose
strategie militari. Neppure la sfiora il pensiero che il disastro
sia stato causato dalla malvagità.
Con squisito tatto, Verdi e Boito evitano che questa creatura
celeste dialoghi con Jago. Desdemona non è soltanto lespressione
della purezza personale, ma è soprattutto la personificazione
dellamore, che non può e non sa vedere il male.
Di questo si ha prova nella stupenda Ave Maria, dove leterea
fiducia palesa profondi sentimenti religiosi. Per questo, lAve
Maria di Desdemona è preghiera di fede. Una preghiera
che dissipa le spaventose nubi dellatto precedente, grevi
di violenza e rabbia; una preghiera accompagnata da autentica
armonia divina, che, senza rispettare schemi convenzionali, trasporta
lorante in unatmosfera di completa libertà
e amore. Lamplissimo repertorio lessicale del Boito qui
si frena e presenta una preghiera di straordinaria semplicità
e delicatezza (va perdonato al suo funambolismo verbale il termine
adorando rivolto a Maria):
Ave Maria,
piena di grazia, eletta
fra le spose e le vergini sei tu;
sia benedetto il frutto,
o benedetta,
di tue materne viscere, Gesù.
Prega per chi
adorando a te si prostra,
prega pel peccator,
per linnocente,
e pel debole oppresso
e pel possente,
misero anchesso,
tua pietà dimostra.
Prega per chi sotto loltraggio
piega la fronte,
e sotto la malvagia sorte;
per noi tu prega sempre
e nellora della nostra morte.
Come tutte le grandissime tragedie,
rese ancor più vicine a noi dallimmediatezza musicale
e dalla semplificazione teatrale, Otello abbatte ed insieme esalta.
Ciò che alla fine resta, nonostante il terrificante corso
degli avvenimenti, è un senso di elevatezza danimo,
di grande dignità delluomo che soffre. LAve
Maria del IV atto costituisce linvocazione alla Madre che
ha raccolto in sé tutta la sofferenza umana, e la presenta
al trono dellAltissimo. Il prega per noi, ripetuto quattro
volte con intensità crescente, indica la gratuità
dellamore che entra di necessità nella nostra vita,
come il vino evangelico alle nozze di Cana.
Lodio esiste, non viene meno, e nella tragedia, come nellopera,
Jago non perisce; periscono Otello e Desdemona, ma per entrambi
splende la luce dellamore come garanzia della capacità
della coscienza di risorgere e avviarsi verso il cammino della
pace.
Franco Careglio
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-5
VISITA Nr. 